Bruciatura delle stoppie, dalle Guardie per l’Ambiente un ricorso contro il Parco dell’Alta Murgia

La Redazione
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Nel Parco dell’Alta Murgia la bruciatura delle stoppie è disciplinata da norme precise. Dal 1° ottobre 2010, infatti, gli agricoltori sono tenuti ad osservare le norme delle "Disposizioni tecniche per la bruciatura delle stoppie emesse dall’Ente Parco".

Inoltre l’accensione delle stoppie deve essere comunicata all’Ente Parco con un preavviso di almeno 7 giorni, indicando la data di accensione, l’orario di accensione e di spegnimento, la località, il foglio di mappa e la particella catastale. Le operazioni devono essere eseguite in presenza del conduttore del fondo dotato di mezzi idonei al controllo ed allo spegnimento delle fiamme ed assistite fino al totale spegnimento della combustione.

Queste e altre norme sono state rese note sull’albo dell’Ente e nel suo sito internet e sono state trasmesse alle Associazioni di categoria Coldiretti, C.I.A., Confagricoltura e A.L.P.A., ai Sindaci dei Comuni di Altamura, Andria, Bitonto, Cassano delle Murge, Corato, Gravina, Grumo Appula, Minervino Murge, Poggiorsini, Ruvo di Puglia, Santeramo in Colle, Spinazzola, Toritto per la loro divulgazione con appositi manifesti ed affissione ai rispettivi Albi Pretori, ai Presidenti delle Comunità Montane della Murgia Nord Occidentale e della Murgia Sud Orientale, al Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Bari ed al Presidente della Regione Puglia.

Una delibera, questa dell’Ente Parco, che ha suscitato diverse polemiche.

L’Associazione Nazionale Guardie per l’Ambiente ha infatti impugnato il provvedimento con un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Vi riportiamo qui un estratto delle argomentazioni alle quali si appella Pasquale Laterza, Presidente delle Guardie per l’Ambiente.

«Tradizionalmente, nel comprensorio del parco nazionale dell’Alta Murgia, e, più in generale in tutta la Puglia, l’eliminazione delle stoppie dai campi avviene attraverso la loro combustione in loco. Questo avvenimento viene vissuto come una normale operazione colturale. Tale pratica ha un forte impatto sull’ambiente e sulla fauna.

Tanto è più forte quanto più queste cose avvengono in campi ricavati all’interno di boschi (in passato il disboscamento fraudolento a pelle di leopardo ha creato isole di coltivazione all’interno delle zone boscate, degradando in modo estremo l’ambiente e costituendo aree di eccezionale pericolosità d’ incendio quando si procede cervelloticamente alla combustione delle stoppie) e quando in questi boschi esiste una popolazione di fauna selvatica che potrebbe scomparire dalla circolazione in poco, proprio a causa di un incendio seppur controllato e autorizzato in una area naturale protetta il cui principale scopo dell’area è la conservazione della fauna e della flora.

Infatti, si è notato, che lo stesso odore di fumo della bruciatura, sia pur controllata, porta notevole agitazione alle popolazioni animali del circondario, mettendo in allarme l’istinto di conservazione e portando diversi individui alle soglie di un livello pericoloso di stress.

Va anche considerato l’enorme quantità di inquinanti che vengono immessi nell’aria con la combustione dei residui vegetali così bruciati a terra. Gli effetti del fuoco sulla fauna sono devastanti e tanto più a ragione se vengono autorizzati, seppur di volta in volta, in una area naturale protetta il cui scopo principale dovrebbe essere la protezione e conservazione dell’ecosistema. Gli effetti degli incendi sulla fauna selvatica sono notevoli e complessi: il fuoco modifica infatti il microclima dell’area attraverso l’azione del fumo, l’alterazione della quantità di radiazione solare che raggiunge il suolo conseguente alla distruzione della copertura vegetale, l’innalzamento dell’escursione termica per periodi anche prolungati, l’aumento del vento, la modificazione del tasso medio di umidità.

D’altro canto tale azione limita fortemente la disponibilità di risorse trofiche per tutti gli animali che si alimentano della vegetazione in generale, privando la fauna selvatica,oltre che di risorse trofiche, anche di un elemento fondamentale di rifugio. In molti casi la successiva nidificazione di molte specie può risultare compromessa per molti anni».

Secondo Laterza il provvedimento dell’Ente Parco è «illogico e contravviene alla Legge quadro sulle aree protette (Legge 6 dicembre 1991, n.394) che vieta le attività e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati con particolare riguardo alla flora e alla fauna protette e ai rispettivi habitat».

L’Ente Parco ha 60 giorni per presentare deduzioni e documenti, dopodiché sarà il Consiglio di Stato ad esprimersi.

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Commenti

  • nux73 (utente non verificato)

    Pur condividendo quanto oggetto dell’articolo, mi chiedo, ma i propietari dei terreni facenti parti del suddetto parco cosa devono fare per poter continuare a lavorare i campi??Ho assistito personalmente alla bruciatura delle stoppie e devo dire che i mezzi presenti ci hanno saputo fare ben limitando la zona interessata alle fiamme!!!

  • Grapho (utente non verificato)

    Hoooooooo e basta con queste storieeeeeeeee, stanno facendo di tutto per renderle notizie illegibili… la bruciatura delle stoppie è storia… non ci si può appellare ad ogni cosa è un eccesso.

  • Microbit (utente non verificato)

    vanessa, ho, vanesso, sei capace di dire almeno qualcosa che abbia un senso? No, tanto per capire …

  • EVERGREEN (utente non verificato)

    Al Nord i parchi funzionano, la flora e la fauna sono ben protetti e perciò producono ricchezza per il paese (cioè il turismo), noi al sud non lo vogliamo capire; inoltre contadini stanno ricevendo contributi per l’agricoltura proprio dall’ente parco questo lo sapete o no!!! Parlate, parlate e parlate ma i fatti?? LI CONOSCETE!!!!!!!

  • EVERGREEN (utente non verificato)

    Caro Microbit, la brucitura delle stoppie era fatta, è fatta è sarà fatta cmq. Non stiamo parlando di norme che autorizzano i piromani ad appiccare incendi devastanti ( x flora e fauna), poi non voglio polemizzare ma al Sud come nel resto d’Italia nessuno fa niente per niente. A buon intenditor poche PAROLE.!!!

  • mongo (utente non verificato)

    per NUX73 : non bruciare le stoppie. fai un giro sui siti delle altre regioni (Piemonte, Sicilia, Toscana) e vedi quali sono i provvedimenti previsti sul tema, le tecniche di gestione del suolo proposte e ti fai un’idea tua.

  • MONOVOMERE (utente non verificato)

    ma questi signori che si autodefiniscono guardie dell’ambiente una zappa in mano l’hanno mai presa o un gregge l’hanno mai portato al pascolo?

  • vanessa (utente non verificato)

    lasciate fare a laterza poi…vai a caccia dei bracconieri cacciatore di taglie…anzi mettetevi di guardia la notte nel parco…mettete le tende! Avete il prosciutto agli occhi il parco è pieno di sporcizie ed amianto ovunque. Per le stoppie ,poi, date voi il rimedio o siete bravi solo a parlare…!!!dalle pasqual ca si sul tu!!!

  • Adone (utente non verificato)

    Quell’Ente è completamente inutile. Le stesse funzioni potrebbero essere svolte dalla Regione risparmiando denaro, cattive figure … e poltrone …

  • sorridi (utente non verificato)

    la nascita del parco dell’alta murgia doveva essere l’occasione per cambiare il destino di quelle terre e ci sono riusciti…il loro destino prossimo con tutte queste norme e queste associazioni è l’ABBANDONO!

  • Microbit (utente non verificato)

    EVERGREEN è evidente che sei abituato alle associazioni che “chiamano papà chi gli da da mangiare”. Qui non si tratta di visibilità ma di salvare, in area Parco, flora e fauna. Se poi il vestito che indossi è stretto, ripettiamo il “SECONDO ME!” Ma dovresti avere maggior rispetto per chi difende, gratuitamente, anche i tuoi interessi di cittadino che dovrebbe avere a cuore la natura. Che qui tutti bravi siamo, ma alla fine chi si muove è solo una Associazione.

  • EVERGREEN (utente non verificato)

    Non so se l’associazione ci è o ci fa, secondo me la seconda!! Forse perchè vuole darsi importanza… mah, sarà! In questo caso non condivido l’associazione, sta sagliando! Il parco con la nuova norma non obbliga a bruciare ma disciplina il metodo qualora ce ne fosse il bisogno!!! Occhio, perchè secondo me state prendendo un granchio, SECONDO ME!.

  • nux73 (utente non verificato)

    Scusa MONGO e cosa nn vorrebbero fare?

  • mongo (utente non verificato)

    le guardie per l’ambiente hanno ragione. la disciplina è illogica perchè contravviene ai criteri di condizionalità della PAC. gli agricoltori conoscono i criteri per la corretta gestione dei suoli. è che non lo vogliono fare. la condizionalità è collegata agli aiuti. senza condizionalità niente aiuti.

  • nux73 (utente non verificato)

    X Mongo: attenzione che stiamo parlando di terreni di privati destinati alla coltivazione, anche se facenti parte del parco.