Basket, Granoro: che campionato (folle)
Un fulmine a ciel sereno ha folgorato tutti: parliamo chiaramente dell’esclusione della Prativerdi Siracusa da questo campionato folle, diciamolo pure
Una settimana strana, stranissima. Allo stesso tempo emozionante, per alcuni versi sicuramente inaspettata. Che fosse importante lo si sapeva da tempo, col passare dei giorni è diventata ancora più importante, un’occasione irripetibile da sfruttare, da non sbagliare.
Un fulmine a ciel sereno ha folgorato tutti : parliamo chiaramente dell’esclusione della Prativerdi Siracusa da questo campionato folle, diciamolo pure. Ennesimo colpo di scena con la “cenerentola” siciliana (matricola e terza in classifica) a pagare, da quanto si vocifera (poiché nel comunicato diramato dalla Lega Pallacanestro non ci sono spiegazioni in merito) manco a dirlo, un presunto stato di morosità.
Non ci sono notizie ufficiali dagli aretusei che sembrano spariti, così come è sparita la formazione bianco verde dalla classifica : un vuoto incolmabile, almeno nella regular season, separa Massafra e Bisceglie dalle altre pretendenti. Un “dramma sportivo” che lasciava sbalorditi ma gasava tuttavia la Granoro, un trampolino fantasma la catapultava al terzo posto in compagnia di un’altra siciliana, Patti.
Improvvisamente nuovi, impensabili e incredibili scenari si aprivano l’imperativo però era uno e uno soltanto : vincere a Foggia. La banchina nero verde vedeva transitare un altro treno, perdere un’altra coincidenza simile avrebbe portato dritti in quella stazione che da inizio anno definiamo come “la stagione dei rimpianti”. Ma le facce, gli occhi, difficilmente tradiscono.
In settimana quel comunicato aveva iniettato un’ulteriore dose di adrenalina e lo si leggeva nelle pupille di tutti, dal capitano ai ragazzi del settore giovanile aggregati alla prima squadra, penetrando nella maschera di dolore del Cigno Mariani, seduto impotente in panchina.
Il numero quattordici avrebbe voluto alzarsi dalla spinosa panca soprattutto in terra foggiana ma rischiarlo sarebbe stato un atto masochista visto l’alta probabilità di pesanti ricadute. Stringendo forte i denti, la ciurma nero verde ha saputo fare fronte, scansare e sconfiggere quell’iceberg che ha affondato imbarcazioni illustri. Per molti, quello del PalaRusso, era un verdetto già scritto. Sarà stata una gradita sorpresa , un presente per tutta la città, in particolare per coach Meneguzzo.
Di certo non poteva chiedere miglior regalo il tecnico milanese dopo aver soffiato Venerdì le cinquantadue candeline. La squadra che a lui piace, coriacea, capace di soffrire, reagire, giocare di squadra e imporre il proprio ritmo senza perdere la testa nel momento più difficile. Perché di fronte non c’era una squadra appagata come qualcuno della carta stampata ha invece scritto. Appagati loro? Nonostante la matematica permanenza, i foggiani hanno gettato l’anima sul parquet per dare un segno ai propri tifosi che contestavano la società ma incitavano i propri beniamini, mai domi, come sempre. E’ giusto conferire i giusti meriti ai bucanieri coratini, umili ma affamati, schegge impazzite, con le molle sotto le scarpe (38 rimbalzi, 19 offensivi) a far valere la legge della carta d’identità contro la legge del terzo quarto.
Nella penultima frazione, foriera quasi sempre di “nefasti” eventi, è risultata decisiva (9-22), almeno quanto l’ultima. E lo si è visto : quando oltre che con le gambe si gioca con la testa, le partite prendono tutt’altra piega. Il segreto (di Pulcinella) , quello di ribaltare e far circolare a dovere il pallone, ha risolto metà della pratica Libertas. Il resto l’hanno fatto una difesa abnorme, 66 punti concessi ad una squadra che nelle precedenti undici partite casalinghe aveva messo a referto qualcosa come oltre 89 punti a partita, la prima a far scendere i dauni sotto il muro dei 70 punti segnati.
Un grande collettivo poteva far questo ma non si può non evidenziare anche la prova dei singoli, su tutti Grimaldi, Stella e Lorenzetti. Sorprese? No. Grimaldi sta sudando e meritando ogni minuto disputato, i trenta di ieri erano da calli alle mani. Intelligenza tattica, esplosività, tiri mortiferi e palma di migliore in campo contesa a Mauro Stella. Funambolico, carismatico, letale, il play made in Mesagne (e Corato) si sta confermando a livelli stratosferici, non facendo (minimamente) rimpiangere l’ex Desiato.
Lacrime agli occhi (e non succede facilmente) per uno scontro di gioco, bomboletta magica e di nuovo sul parquet, una discesa color arancio sotto i suoi piedi. Nota di rilievo anche per Lorenzetti, croce e delizia dei palati coratini. Ventiquattro punti, spesso frutto di tiri ignoranti e/o impossibili, un Lorenzetti che è indispensabile nell’alchimia di questa squadra, con le sue magie e i suoi “colpi di testa”. Ma tutti, pure l’undicesimo, hanno spinto a loro modo i compagni di squadra.
Emblematico l’ultimo canestro: Trionfo completamente solo che lascia la palla tra le mani di capitan Graziani. Fotografia importante. Che non deve essere l’ultima anzi, c’è ancora un intero album da riempire. Da oggi, in palestra, si riprende a scattare.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Tre mezzi in fiamme nella notte in via Bovio, incendiati anche due cassonetti