Le trentatrè storie di Luisa Ruggio

Flavia Ferrante
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Dire che Luisa Ruggio, ospite domenica scorsa presso il Cicres di Corato, abbia esclusivamente presentato il suo ultimo libro "Senza Storie", una raccolta di trentatrè racconti, sarebbe limitativo.

La scrittrice e giornalista leccese infatti, a Corato per la terza volta, ha dialogato come si fa con amici, ha affrontato gli elementi più vari, dall’informazione all’editoria alle poche possibilità dei giovani scrittori, fino a parlare dei suoi libri guida, quelli che in un’isola deserta la salverebbero da fame paura e solitudine, e del suo blog:

"Dentro Luisa è una sorta di cucinino, dove riesco a provare le combinazioni di ingredienti senza sottostare al giudizio del pubblico, senza la paura di sbagliare, è una cucina dove quotidianamente faccio i miei esercizi di stile, dove riesco a scrivere per il piacere di scrivere e non assecondando il parere altrui, Dentro Luisa è un luogo di incontri, di scambi, ho conosciuto grazie ai blog le migliori penne del nostro Paese, quelle che le case editrici non pubblicano, quelle che scrivono per scrivere e non per vendere".

Intervistata da Giada Filannino della libreria Ambarabaciccicoccò, definita dall’autrice «una delle poche libraie che hanno il coraggio di arrampicarsi ai pali, pur di fuggire alla commerciabilità», Luisa Ruggio ha raccontato la nascita di questo libro di racconti, alcuni già pubblicati sul suo blog, altri tenuti per sè fino alla finale pubblicazione.

«La genesi di "Senza storie" non è avvenuta in un anno. Certo, solo un anno fa ho pubblicato "La nuca", ma alcuni di questi racconti risalgono a cinque anni fa, li ho scelti tra i miei esercizi di stile e sono trentatrè perchè sono quelli in cui riconosco la mia scrittura attuale.

Nascono tutti dal racconto-scontro con persone reali, ce n’è uno che mi ricorda mia nonna "Melina Orlandini, vedova Patronelli", e per poco non ne ho inserito uno sulla mia prima visita qui a Corato dal titolo "Ambarabaciccicoccò". Sono racconti che hanno in sè caratteristiche diverse, leggendoli separatamente non sembrerebbe, ma è come se fossero tutti anelli della stessa collana.

Nei miei due romanzi ho tralasciato una mia caratteristica, il mio lato satirico e sarcastico invece in questi racconti c’è, sono racconti pieni di gergo, quasi intraducibili (in Francia "Senza Storie" è stato usato per insegnare l’italiano in una scuola serale e mi chiedo come faranno)».


La presentazione si è conclusa con un reading di un racconto, "Gaugin", che Luisa Ruggio ha compiuto con Dario Congedo, diplomato in percussioni presso il conservatorio di musica “Tito Schipa” di Lecce nel 2005, un associazionismo di generi, di musica e scrittura, su un racconto, «forse il più arrogante della raccolta, un racconto sbagliato che io e Dario abbiamo scelto per la sua frammentarietà che permette la correlazione con la musica, un racconto fuori da ogni altra dimensione che entra alla grande nella dimensione musicale».

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