Cittadinanza attiva, istruzioni per l’uso

Domenico Piccione
2 commenta

“Istruzioni per l’uso, maneggiare con attenzione”.

Nessun pacco con la consueta scritta “fragile”, semplicemente dei consigli, delle istruzioni appunto per una partecipazione finalmente attiva, con buona pace dei colori politici per non perdere così una buona occasione per misurarsi e confrontarsi.

Con il patrocinio morale del Forum dei giovani, nell’auditorium della Sacra Famiglia, si è svolto il primo appuntamento del Forum della cittadinanza attiva, organizzato dai Giovani Democratici in collaborazione con partiti politici e associazioni culturali che hanno raccolto un buon numero di adesioni : nessuna campagna elettorale, assicurato.

Ospiti e relatori dell’evento sono stati il dott. Leonardo Palmisano, sociologo dell’Università degli Studi di Bari che ha sostituito, per motivi di salute, il collega sociologo dott. Vincenzo Persichella e il sostituto procuratore della Repubblica, il coratini Giuseppe Scelsi, conosciuto ai più per essere il titolare di una delle inchieste su Giampaolo Tarantini e la sua lobby di affari, escort e politica.

Dibattito intenso dal tema “Costituzione e partecipazione attiva” ma prima di iniziare i lavori il moderatore, Francesco Marcone (il segretario dei Giovani Democratici), ha voluto ricordare, insieme all’assemblea tutta, la figura di Sandro Pertini, pochi giorni dopo la commemorazione della sua morte avvenuta esattamente venti anni fa.

Si passava dunque al tema della serata, appunto Costituzione e partecipazione senza mezze parole, senza l’ombra di “burocratese” e “politichese” .

«Ci siamo posti l’arduo compito – ha così spiegato Marcone – di stabilire come la Costituzione garantisce la partecipazione da parte del cittadino e l’abbiamo fatto seguendo il canovaccio stilato con gli interventi da parte dei gruppi politici e delle associazioni che hanno aderito a questa iniziativa».

La prima domanda è per il dott. Scelsi. L’articolo 75 della Costituzione consente a cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali di proporre all’intero corpo elettorale l’istituto del referendum. Attualmente il quorum per la validità del referendum è fissato per il 50% più 1 degli aventi diritto al voto. Non crede che queste limitazioni così severe siano un ostacolo di fatto rispetto allo strumento referendario stesso?

«E’ chiaro –ha prontamente risposto il magistrato – che sono delle limitazioni che cercano di contenere quello che è stato considerato un abuso del ricorso al meccanismo del referendum. Da questo punto di vista possiamo registrare come fatto storico la circostanza che c’è stata una stagione dei referendum che ha portato a dibattiti veri e molto forti nella nostra società e poi una fase successiva in cui gli schieramenti politici non hanno offerto ai cittadini una reale lettura, una reale comprensione di quelli che erano i temi in discussione.

E questo spiega anche perché si sia cercato in qualche modo di porre rimedio a questo ricorso eccessivo ai referendum. Io credo che il referendum è un grande sistema di democrazia ma per essere tale deve essere comprensibile da parte dei cittadini, deve essere sulle grandi questioni e quindi, perché ci sia tutto questo, è necessario che vengano posti dei meccanismi di contenimento contro il rischio di abusi del referendum. Non credo sia questo il problema della democrazia d’Italia abbassare i limiti del ricorso al referendum come meccanismo di contenimento del potere del Parlamento. Credo che siano altri i problemi, ma di questo magari ne parleremo in un altro momento».

L’esordio del sociologo Palmisano è provocato dalla seconda domanda: come possono consentire i nuovi partiti, quelli del duemila, che sia davvero la base a definire la linea guida del partito?

Sincera e senza remore la testimonianza del dott. Palmisano. «Abbiamo assistito ad uno sgretolamento del tessuto culturale dei paradigmi di orientamento, anche di valore all’interno dei partiti. Questo spiega anche una serie di degenerazioni, che ha fatto sì che i partiti si alleggerissero nella cultura, segreterie molto snelle, segreterie poco politiche in realtà chiamate a decidere, ed è quello a cui stiamo assistendo in questi giorni, solo quando ci sono da scegliere i candidati, per dire con quale criterio partecipare alla competizione elettorale.

Perché questo? Perché manca un corpo intermedio, qualche partito ha perso la capacità di leggere, intravedere prospettive e offrire anche una prospettiva , una visione del mondo anche etica. Si sente comunemente l’esigenza di luoghi per la discussione politica, cioè tornare ai luoghi della partecipazione, che ciascuno possa dire la propria con le competenze che possiede capendo l’importanza dei quadri intermedi».

Rotto definitivamente il ghiaccio, si passava agli interventi programmati di Vito De Leo e Concetta Bucci, quest’ultima a porre curiosi interrogativi sull’articolo 118 e interrogare gli esperti «sugli aspetti pratici, positivi e negativi di questo principio di sussidiarietà orizzontale e la vera novità di questa riforma».

Da sottolineare i numerosi i giovani presenti a questo primo appuntamento, lo dimostra l’intervento sulle manifestazioni studentesche da parte della liceale Nadia Santarelli o del vice presidente del Forum dei giovani, Domenico Paganelli, colui che ha indotto il giurista Scelsi a parlare di “telecrazia”.

Tanti e altrettanto interessanti i temi toccati con il prof. Riccardo Mazzilli e Antonio Patruno, si è spaziato dalla società civile protagonista del cambiamento al ruolo dei partiti nell’attuale momento politico, alla filosofia di Weber, arrivando persino alle recenti polemiche sul festival di Sanremo.

Ottima interazione anche dal pubblico, con diversi interventi e tra le altre è spiccata la riflessione di Ruggiero Fiore sulla crisi politica. A chiudere, l’interrogativo di una studentessa in una serata di dubbi e certezze, tra giovani e adulti, tra “rossi” e “neri”, uniti dall’essere cittadini e dalla voglia di aggiungere l’aggettivo “attivi”.

Una serata anche di promesse, come quella di Marcone : «ci rivedremo a Maggio per il secondo appuntamento, è una promessa».

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!