«La scuola non rispetta il principio di laicità»
Il principio di laicità, inteso come rivendicazione da parte di un individuo o di una collettività di autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui, è salvaguardato dalla Costituzione Italiana.
La scuola pubblica, oggi sempre più multiculturale, è una scuola laica, eppure l’insegnamento della religione cattolica è un’istituzione presente in tutte le scuole pubbliche italiane. Allora è data effettivamente agli alunni e ai genitori non cattolici la possibilità di scegliere se avvalersi o meno di questo insegnamento?
Questo il problema su cui indaga il libro “Quale laicità nella scuola pubblica italiana?,” presentato venerdì sera presso la Libreria Ambarabàcicicocò da Leonardo Palmisano, curatore del libro e sociologo dell’Università degli Studi di Bari, in un evento organizzato da Sinistra Ecologia e Libertà Corato.
L’opera racconta e riflette intorno a un’indagine qualitativa (basata su interviste), promossa dalla Cgil e cofinanziata dalla Tavola Valdese, effettuata nei riguardi di genitori non cattolici che affidano i propri figli alle scuole italiane (soprattutto dell’infanzia e scuola elementare) del Nord e del Sud, e finalizzata a verificare quanto sia salvaguardata la laicità nei loro riguardi.
La presentazione dell’autore è stata effettuata dal Prof. Teodoro Ricciardella secondo il quale: «la scuola dovrebbe essere un luogo di accoglienza per tutti i bambini, un luogo di formazione generica, non di tipo politico o religioso specifico, e un luogo di integrazione.
L’ora di religione, in cui si insegna solo la religione cattolica, non aiuta in tal senso. Questo comporta o che i bambini non cattolici non partecipino a tale ora (nonostante tutti abbiano diritto a fare le 30 ore curriculari) oppure che molti genitori preferiscono comunque che i figli vi siano presenti temendo la discriminazione o l’esclusione sociale. Quindi questo dimostra che non esiste una libera scelta”.
Leonardo Palmisano ha posto in evidenza infatti che uno dei problemi principali della scuola pubblica è che non esiste una reale alternativa per chi non voglia usufruire dell’ora di religione.
«L’indagine – ha detto lo scrittore – ha dimostrato innanzitutto che esiste una carenza di comunicazione da parte della scuola (segreterie, dirigenti) nei confronti dei genitori riguardo all’ora di religione, sia su come si svolga che su quali possano essere le attività alternative (previste per legge per chi non frequenta quella di religione).
Anche perché in realtà spesso queste attività non esistono proprio, in principal modo per mancanza di fondi. Quindi ne deriva che i genitori stessi vedono l’ora di religione come un’ora acquisita e semplicemente facoltativa: l’unica alternativa è farla o non farla».
Quando poi il bambino non cattolico partecipa alla lezione, che tipo di attività si trova a svolgere?
«Per quanto riguarda il modo in cui si svolge quest’ora – ha continuato Palmisano – attraverso le risposte che hanno dato i genitori, l’indagine ha rivelato che in alcuni casi essa si riduce solo ad un momento ludico. In altri l’insegnamento impartito dal docente è di tipo confessionale, e quindi “altra” rispetto alla cultura religiosa del bambino non cattolico.
Viene quindi contraddetto il principio secondo cui la scuola dovrebbe impartire un insegnamento pubblico democratico e laico. In definitiva di può affermare che l’indagine effettuata ha portato a concludere che la scuola pubblica italiana non rispetta la laicità, in quanto non salvaguarda il diritto e la libertà di tutti gli alunni. E dato cha la società di oggi è sempre più multietnica e multiculturale, evidentemente la scuola si rivela debole nell’affrontare le mutazioni della nostra società e i problemi che queste comportano».
Anche Corrado De Benedittis, responsabile Caritas, è intervenuto sul tema della laicità: «l’indagine portata avanti ha rivelato che esiste oggi un grave deficit di laicità non solo sulla questione dell’insegnamento della religione. Oggi si è tornati a un’idea ottocentesca di società, intesa cioè come insieme di diverse ideologie e visioni de mondo. In quest’ottica la laicità è concepita come competizione tra queste ideologie e la scuola come luogo in cui questa competizione diviene evidente. Invece andrebbe recuperato il concetto di laicità intesa come luogo condiviso di confronto e dialogo tra culture e ideologie, e luogo in cui le persone si riconoscono e ridefiniscono insieme fini comuni e condivisi».
Lo stesso De Benedittis ha affermato che in tale ottica anche l’ora di religione andrebbe ripensata come insegnamento volto a sviluppare la coscienza critica dei bambini/ragazzi , magari attraverso un confronto interconfessionale o attraverso lo studio critico del testo biblico.
I dati ricavati danno quindi la visione di una scuola, specchio della stessa società italiana, non rispettosa del principio di laicità e quindi incapace di affrontare adeguatamente il problema del pluralismo religioso e della libertà di coscienza.
Leonardo Palmisano ha infatti concluso: «le istituzioni devono rispettare il principio della laicità e su questo dovrebbe svilupparsi un dibattito politico, perché è grave che manchino i fondi per le attività alternative o comunque che si finanzino tanti progetti inutili. Questo vuol dire che c’è una sottovalutazione della scuola pubblica che parte del Ministero stesso. In queste condizioni a molti cittadini è tolta la libertà di scegliere, libertà alla base del concetto di laicità».
Commenti
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All’iscrizione viene chiesto se avvalersi o meno… ma mai è stato concesso quanto viene scelto come materia sostitutiva. La cosa che più fa male è che nonostante l’aumento delle persone che hanno delle diversità rispetto alla religione di stato, la scuola e non solo, guardano la questione come un fastidio e un peso da gestire. Mi chiedo se ci sia differenza tra questo atteggiamento e quello avvenuto anni fa rispetto ad alcune minoranze… e tutto in barba all’ecumenismo!!
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Nell’articolo si è omesso che l’iniziativa è stata organizzata dal circolo di Corato di Sinistra Ecologia e Libertà
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ipercoop non parlare di “religione di stato” siamo l’Italia e non l’Iran!!! Non c’è una religione di Stato. L’Italia non è uno stato confessionale, cioè uno stato con una religione imposta a tutti i cittadini. Formalmente siamo uno stato laico ed aconfessionale … nei fatti poi le cose sono molto diverse (vedi polemica sul crocefisso in aula)







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