Arco Abbazia tra tradizione e innovazione
Inaugurato il Cantiere Didattico per il recupero dell’Arco e dell’edificio sovrastante.
È tutto pronto per la partenza, il viaggio può cominciare.
Con la giornata inaugurale di ieri infatti è ufficialmente iniziato quel “viaggio nel delicato mondo del recupero tra tradizione ed innovazione” che dovrà ridare vita all’Arco Abbazia e alla palazzina sovrastante, grazie ad un progetto originale e sperimentale promosso dall’Architetto Antonella Varesano e commissionato dal parroco Don Gino Tarantini.
L’inaugurazione del progetto è avvenuta ieri presso la Biblioteca Comunale con interventi dello stesso architetto, dell’ Assessore Regionale all’Assetto del Territorio Angela Barbanente, del Sindaco di Corato Luigi Perrone e del Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari Vincenzo Sinisi.
Originale e sperimentale sono aggettivi che davvero si addicono a questa iniziativa, e che più volte sono stati sottolineati durante l’incontro. Il primo aspetto innovativo riguarda il modo stesso in cui sarà portato avanti il programma di recupero e restauro, attraverso cioè quello che la promotrice ha voluto definire un “cantiere didattico” perché luogo e occasione da cui tutti possiamo imparare.
«Il cantiere didattico vuole essere un esperimento collettivo – ha specificato l’architetto Varesano – un insieme di momenti di riflessione e di crescita comuni. Durante i lavori verranno proposti degli incontri tematici, completi anche di proiezioni dettagliate, riguardanti ciascuno degli aspetti del progetto, dai materiali utilizzati alle tecniche adoperate.
Saranno appuntamenti di approfondimento aperti a tutti, intesi non come semplici e unilaterali conferenze, ma come incontri volti a riflettere insieme, a informare ma anche a formare a vicenda, perché tutti quanti possiamo imparare e crescere: da qui il valore didattico del cantiere».
Molto entusiasta e convinta sostenitrice dell’iniziativa e del suo carattere esemplare si è mostrata anche l’assessore Barbanente, definendolo «un progetto davvero importante e da seguire in tutto il suo corso perché c’è tutto da imparare!».
L’Assessore ha voluto sottolineare il perché questo cantiere didattico abbia un elevato valore: «Nonostante in questi ultimi anni il nostro Assessorato si sia interessato con costanza al recupero del territorio, alla sua vivibilità, sostenibilità e riqualificazione, attraverso progetti finanziari e strumenti premiali, mai si era pensato ad una iniziativa di questo tipo.
Si tratta di una sperimentazione davvero originale, che si spera possa assurgere da esempio di buona pratica per altre aree di applicazione e che possa stimolare un sano processo imitativo in tutta la Regione».
Anche il presidente dell’Ordine degli A.P.P.C. Vincenzo Sinisi nel suo intervento ha lodato con soddisfazione questo progetto, auspicando che possa essere da stimolo per gli altri comuni pugliesi.
«A tal fine pensiamo di organizzare delle videoconferenze con gli altri comuni per presentare e documentare dal vivo il procedere dei lavori. In questo modo speriamo che si possano spronare ad avviare iniziative simili perseguendo sempre percorsi di qualità e vivibilità per il territorio, perché con progetti del genere tutti noi stringiamo un patto con la nostra vita».
Altri aspetti determinano l’importanza del progetto, ad esempio il suo non essere a fini di lucro, in quanto a nessuno dei tanti partner istituzionali, scientifici, associativi ed imprenditoriali che hanno appoggiato il Cantiere è stato chiesto del denaro, ma solo contributi in termini di competenze, di materiali o anche solo di tempo.
«Anche se nella nostra società siamo sempre abituati a pensare in termini di denaro -ha continuato Angela Barbanente- è bello constatare che ci sono anche tante risorse generose capaci di aderire a questi lavori senza cercare un guadagno personale ma solo per il bene collettivo.
Ed è anche straordinario vedere il grande coinvolgimento trasversale di scuole, enti, istituzioni, imprese in questa attività di recupero di quello che in fin dei conti è solo un piccolo spazio cittadino come l’Arco Abbazia.
Questo dimostra il crescente interesse per dei temi, quali la conservazione e il recupero del patrimonio urbano e rurale, sui quali manca in genere comunicazione e divulgazione. La grande partecipazione cittadina e collettiva a questo progetto insegnano invece che bisogna proprio partire dal basso per far crescere la consapevolezza su queste grandi questioni».
Il Cantiere didattico promosso dall’Architetto Varesano, specializzato in bioecologia, è un progetto sperimentale e innovativo anche per l’utilizzo di tecniche eco-compatibili, per l’impiego di energie rinnovabili (sfruttando sole, acque di falda, ecc.) e per l’uso di materiali naturali e compatibili con quelli della preesistenti (come la calce prodotta con tecniche tradizionali, fornita da un’azienda di Fasano).
Pratiche conciliabili sia con le prescrizioni del Piano di Recupero del Centro Antico approvato nel 2007 sia con le leggi della Sostenibilità dell’abitare, che cercano di coniugare sostenibilità ambientale e qualità dell’abitare stesso. A tal riguardo l’Assessore all’Assetto del territorio ha concluso il suo intervento affermando.
«Attraverso queste tecniche e materiali ecocompatibili si vogliono recuperare qualità e potenzialità del centro storico, non come semplice ritorno al passato, ma come sperimentazione e innovazione per una maggiore sostenibilità e qualità della struttura. L’obiettivo ambizioso è recuperare materiali preesistenti con tecniche nuove, vedere come si faceva e come si fa, coniugare tradizione e innovazione».
Anche il Sindaco Luigi Perrone è intervenuto a inaugurare i lavori, elogiando la nuova cultura della conservazione e del recupero del centro storico che da qualche anno si sta diffondendo nella nostra città. Inoltre il Sindaco si è complimentato, dimostrando grande stima, con l’architetto Varesano sottolineando la grande passione che ella riversa nel suo lavoro, ma allargando anche il suo apprezzamento al ruolo determinante che gli architetti in generalesvolgono in queste iniziative di recupero.
«Negli ultimi anni l’Amministrazione ha voluto investire molto negli interventi di rivalorizzazione del centro antico, credendo nella loro importanza per la crescita della città. Una crescita non solo in termini di immagine, ma anche e soprattutto di qualità. Infatti il problema non è quantitativo, non conta cioè il numero di progetti realizzati ma il come essi siano portati avanti e concretizzati.
Per questo credo e ho investito molto nell’architettura, anche se le mie scelte non sempre sono state approvate dai miei stessi collaboratori, anche perché esse non seguono una scelta politica ma appunto qualitativa. Ritengo che la cultura e la competenza di chi progetta, quindi di un professionista come l’architetto, possano dare un tocco in più alla realizzazione di ogni lavoro di recupero, proprio in termini di qualità, sostenibilità e vivibilità.
Questo progetto spero rappresenti il primo passo per voltare pagina verso una mentalità nuova, giovane che operi per rendere Corato una città vivibile e rispettosa dell’ambiente».
L’incontro si è concluso con l’intervento di Don Gino Tarantini, che ha voluto ringraziare in primis l’architetto Varesano e poi tutti quelli che renderanno possibile il realizzarsi del progetto, dimostrandosi piacevolmente sorpreso dalla grande partecipazione e interesse che questa iniziativa ha suscitato.
Inoltre ha voluto spiegare il perché 20 anni fa circa ha voluto acquistare la struttura prossima al restauro: «Il mio interesse è sempre stato indirizzato a cercare ambienti cittadini da recuperare e riportare in vita, perché ritengo che essere sacerdote significhi anche amare la propria città e fare in modo che essa sia uno spazio in cui ogni uomo possa vivere nella pienezza del suo essere.
Ho acquistato l’edificio con l’arco Abbazia proprio perché ritengo sia un simbolo della città di Corato, e pertanto ho voluto preservarlo da ogni ulteriore processo di degrado e abbandono».
Conclusi i lavori, rivestito di nuovo nel rispetto del vecchio, infatti l’edificio potrà tornare a vivere e ad ospitare gratuitamente, secondo la volontà dello stesso sacerdote, enti ed associazioni che vorranno svolgervi attività culturali.
Adesso quindi il cantiere e ufficialmente aperto, il viaggio è cominciato, e durante il percorso ci saranno delle tappe informative per fare il punto della situazione, per far vedere cosa e come si è fatto, ma anche per ascoltare nuove proposte, suggerimenti.
Perché se chiaro è il punto d’approdo, l’itinerario è soggetto a variazioni e cambiamenti: proprio in questo consiste il carattere sperimentale e anche didattico, perché tutti quanti sono chiamati a collaborare, a osservare, imparare e insegnare.
Per questo il nostro portale, sostenitore anch’esso del progetto, vi terrà puntualmente informati di ogni nuovo incontro e ogni nuova iniziativa legata al Cantiere.
Commenti
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se è lecito,si può sapere come 20 anni fa il sig.DON GINO TARANTINI HA (ACQUISTATO) il suddetto stabile?ED ora con quale denaro dovra effettuare i lavori? VOGLIAMO RISPOSTE IN MERITO…….
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Sta bene a Luigi “PREDICHI BENE MA RAZZOLI MALE”…….elogiando la nuova cultura della conservazione e del recupero del centro storico che da qualche anno si sta diffondendo nella nostra città. Quale cooerenza!!!!!!!!!!!!
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Caro diabolik, sono le risposte che aspetto anch’io.
Tu credi che ci giungerenno?
Ho i miei seri dubbi.







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