Vuoto esistenziale, che fare?
Di Vito De Leo, già docente di lettere ed operatore psicopedagogico.
Il 24 settembre scorso, su iniziativa della Consulta della Cultura, presieduta da Stefania Stefanachi, con il patrocinio degli assessorati alla P.I e alla Cultura, rappresentati rispettivamente da Franco Caputo e da Giuseppe D’Introno, ha avuto luogo presso la sala ricevimenti “Donna Beatrice” un convegno pedagogico sul tema “La comunicazione educativa: dialogo interpersonale nella scuola e interistituzionale nel rapporto con il territorio”.
L’argomento, molto attuale, è stato trattato abilmente dalla dott.ssa Angela Ribatti, che ha riscosso dal numeroso pubblico, rappresentato da quasi tutti i docenti e dirigenti delle scuole cittadine, evidenti apprezzamenti espressi negli interventi susseguitisi nel dibattito, al quale ho avuto il piacere di partecipare nella mia veste di ex docente e psicopedagogista.
I numerosi argomenti trattati, le contraddizioni evidenziate e le indicazioni emerse per affrontare adeguatamente i numerosi problemi di comunicazione evidenziati dalla brillante relatrice, hanno indotto il sottoscritto a richiamare, ancora una volta, l’attenzione dei docenti e degli amministratori comunali presenti sulla necessità di rendersi promotori di significative iniziative per favorire la crescita armoniosa, serena e responsabile dei nostri ragazzi in famiglia, a scuola e nella società.
Tra queste, l’istituzione della figura professionale dell’operatore psicopedagogico, il cui progetto è stato presentato dal Centro Studi Politici “A.Moro” nell’ambito del Piano dell’Offerta Formativa Territoriale, che l’assessore Caputo si sta accingendo a redigere, che ben si colloca nelle proposte emerse nel convegno pedagogico.
Il “vuoto esistenziale”, è questo il messaggio che si deve leggere negli atteggiamenti spesso eccessivi e purtroppo a volte autodistruttivi che gli adolescenti mettono in atto nella relazione interpersonale con genitori e docenti che, facendo parte del mondo adulto, vengono vissuti come la “controparte”; quella “controparte” che dovrebbe essere preparata a recepire il grido d’aiuto, mascherato da un’ostentata sicurezza, accompagnato spesso da aggressività e, quindi, essere in grado di rispondere con il necessario supporto.
Troppo spesso le richieste di aiuto rimangono disattese e la reazione estrema diventa sempre più frequente: bullismo, devianza, violenza, droga, “anoressia mentale”.
Di fronte a questa realtà, l’iniziativa dell’Amministrazione comunale si accinge, in vista del nuovo anno scolastico, ad intraprendere un percorso concertato di prevenzione per rispondere in modo concreto alle richieste degli adolescenti, delle famiglie, degli insegnanti.
Rispondervi in maniera corretta, però, non è facile. La semplice redazione e presentazione di un progetto, così come abbiamo fatto noi nei mesi scorsi con il “Piano per il ben…essere dello studente”, e l’”Istituzione della figura professionale dell’operatore psicopedagogico” purtroppo, non risolve completamente i problemi evidenziati ed il disagio esistenziale dei ragazzi.
Occorre coinvolgere una serie di forze sociali e istituzionali che concorrano al medesimo obiettivo, sfruttando le competenze adeguate nel rispetto dei ruoli. Di qui, la necessità di fare ricorso anche a figure specializzate in campo psicopedagogico.
Una figura di educatore come lo psicopedagogista appare di fondamentale importanza per l’azione preventiva che si è deciso di porre in essere a Corato nell’ambito del Piano dell’Offerta Formativa Territoriale che l‘Assessore alla P.I. Franco Caputo si accinge a redigere e che subito dopo sarà esaminato dalla 3° Commissione consiliare presieduta da Antonio Longo.
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