«Dal referendum un segnale chiaro alla casta»

La Redazione

Le valutazione dei risultati referendari di Antonio Patruno.

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Le valutazione dei risultati referendari di Antonio Patruno.

«Anche Corato si e’ decisamente opposta all’ipotesi di dare nelle mani di un unico partito la maggioranza dei seggi al Parlamento. Il 14% dell’affluenza alle urne e’ emblematico: solo poco piu’ di 5000 elettori hanno deciso di andare a votare. Mentre tutti gli altri, in parte consapevoli, hanno sostanzialmente snobbato il referendum.

Venerdi’ scorso, con agli amici di Sinistra e Liberta’ e della DC di Corato, abbiamo tenuto un pubblico comizio per manifestare il nostro dissenso e invitare gli elettori coratini a non recarsi alle urne. Le motivazioni all’astensione, puntualmente illustrate, evidentemente sono state tenute in considerazione da quella parte di cittadini che, abituata al piccolo cabotaggio della politica nostrana, ha scelto di alzare lo sguardo sulla Politica.

A questo buon segnale, fa da contraltare l’assoluto silenzio di altre forze politiche locali, che pure a livello nazionale erano schierate per l’astensione: prima fra tutte l’UDC. Loro, nonostante il nostro invito, hanno preferito non esporsi pubblicamente, peraltro senza una motivazione chiara, rinunciando ad una buona occasione per dare un chiaro segnale politico alla citta’, di fatto rimanendo nel ghetto del porta a porta e delle assemblee al chiuso.

Pur rivendicando orgogliosamente la nostra scelta, sarebbe sciocco dire che la scarsissima affluenza alle urne (molto inferiore anche a quella nazionale) sia dipesa esclusivamente da un’astensione consapevole. Di certo, anche a Corato una parte degli elettori ha fiutato (come accaduto in altre occasioni) il pericolo che la democrazia avrebbe corso. In realta’, al di la’ delle parole di facciata dei promotori dei referendum, l’assetto partitico che ne sarebbe scaturito, avrebbe, di fatto, fortemente limitato gli spazi di democrazia e di rappresentativita’.

Infatti, se fosse passato il referendum, il partito di maggiore minoranza, avrebbe avuto il 55% dei seggi. E, con l’alleanza di comodo con un partito dal 12%, avrebbe avuto anche i numeri per la nomina blindata del prossimo Presidente della Repubblica e, cosa ben piu’ preoccupante, per cambiare a proprio piacimento la Costituzione, senza referendum confermativo. Con conseguenze che e’ facile immaginare.

Il possibile ridimensionamento (tutto da dimostrare) dei partiti “estremi”, a mio parere, sarebbe stato un effetto collaterale ma, a conti fatti, relativamente poco conveniente rispetto al rischio di dare nelle mani di un partito con il 25-30% dei voti, la maggioranza assoluta dei seggi. Di piu’, con la pessima legge elettorale che ci troviamo e con lo scellerato disegno di ridurre il numero di parlamentari, si sarebbe definitivamente istituzionalizzata la figura del signore del potere.

Che avrebbe avuto la possibilita’ di nominare sui fiduciari in Parlamento (pochi signorotti e quindi piu’ controllabili) e fare e disfare a proprio piacimento, con il rischio concreto di modificare l’assetto istituzionale del paese in senso sudamericano. Io ho quindi coscientemente votato si solo al terzo quesito, astenendomi ai primi due, anche per dare un preciso segnale politico.

E come me, quasi l’1% dei pochi italiani che hanno partecipato al referendum: questo e’ un segnale incoraggiante. Ci sono diverse centinaia di migliaia di italiani, tra i pochissimi che hanno votato, che hanno scelto di sabotare i primi due referendum e dare un preciso segnale alla casta.

Da qui bisogna ripartire per cercare di rimettere in sesto questo paese, altrimenti destinato a un futuro non certo roseo. Con il contributo di tutte le persone di buona volonta’ e indipendentemente dai colori politici, bisogna cominciare a costruire un’alternativa credibile. Perche’, a mio parere, il grosso limite della politica odierna e’ che, come dimostrano i fatti degli ultimi giorni e come gridano i dati sull’astensionismo alle urne, il malcostume e’ diffuso, mentre un modello vincente alternativo al berlusconismo oggi, purtroppo, ancora non c’e’».

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Commenti

  • licos (utente non verificato)

    Invece di astenersi nn era meglio andare a votare per il no!?Il referendum è uno strumento importante nelle mani dei cittadini.Cosi lo si perde……

  • liedetector (utente non verificato)

    ciao licos, anche io ho sempre esercitato il mio diritto\dovere al voto, ma in questa occasione l’astensione era la scelta migliore poichè andando a votare per il no era come dare un segnale (o sicuramente così lo avrebbero interpretato) che l’attuale legge elettorale, senza modifiche del referendum, fosse una buona legge…invece schifo fa l’attuale legge elettorale e ancor peggio sarebbe stata se avesse vinto il si. questo è quanto