Elezioni provinciali: «passata la festa, gabbato il santo?»

La Redazione

Dopo quello sulle europee, ecco il commento di Gaetano Bucci sulle elezioni provinciali.

3 7 commenti

Dopo quello sulle europee, ecco il commento di Gaetano Bucci sulle elezioni provinciali.

«Finalmente è finita. Finita la campagna elettorale, finita la consultazione europea, finita quella amministrativa. Finite anche la festa “a iosa” per i vincenti e qualche lacrima “ascosa” per i perdenti.

In quest’ultima consultazione, preceduta da un tam tam propagandistico tutto fumo e niente arrosto, grande novità e clamorosa affermazione del centro-destra. La presidenza della provincia di Bari va all’oncologo Francesco Schittulli. Non inedita, ma pur sempre importante, è l’affermazione del centro-destra a Corato, che ha portato Franco Caputo – a cui facciamo gli augurii – nella compagine di maggioranza del consiglio della provincia di Bari.
Vincenzo Divella torna a casa dignitosamente.

Ha perso con onore dopo aver lottato. Non così per il candidato dell’UdC, tal Giuseppe Rana da Modugno, che, da avventuriero della politica e navigato trasformista, ha giocato la carta dell’“ago della bilancia”. Gli è andata male. Con il sistema delle coalizioni, sotto il dieci per cento difficilmente si riesce ad essere “ago di bilancia”. Nella debacle si è portato dietro il “prode Attilio De Palma”. I coratini non hanno mangiato la foglia e hanno detto no al papocchio “mediatico-affaristico”. Questa volta non c’è trippa per i “telegattoni locali”!… salvo che non cada qualche avanzo e ci si abbassi a raccoglierlo.

La provincia di Bari, con la nascita della BAT, è molto più piccola che nel passato, ma Corato, che già aveva due consiglieri, Maria Bovino di maggioranza e Pasquale Tarantini di opposizione, oggi ne conta solo uno. In pratica, checché se ne dica, un arretramento della rappresentanza territoriale, compensato parzialmente con l’entrata di Sergio Tedeschi nel consiglio regionale che scadrà l’anno prossimo.

Scrissi qualche anno fa, sollecitato da Pinuccio Vangi che nessuno oggi si perita di ringraziare, che Corato deve mettere a frutto la sua scelta di non aderire alla BAT attraverso un maggiore peso nella provincia di Bari. Adesso è il momento. Ci aspettiamo che Franco Caputo e il centro-destra locale si facciano valere. Al rappresentante coratino “di diritto” spetta un assessorato, come già ebbi a dirgli personalmente in campagna elettorale. Se così sarà, tanto per cominciare, bisognerà sollecitare l’apertura del cantiere per il polivalente delle scuole superiori. Ciò anche per dare finalmente al Liceo Classico “A. Oriani” una sede adeguata alla sua tradizione, alle aspettative delle famiglie e, soprattutto, ai rinnovati bisogni formativi dei giovani.

Sul piano politico rileviamo prima di tutto che, diversamente dai dati nazionali, a Corato la somma dei due partiti maggiori, PdL e Pd non è del 60% ma del 46%. Nelle due coalizioni era presente un numero enorme di partiti, partitini, gruppi di pressione e piccole lobby. E’ il segno che il voto amministrativo si lega alla capacità di spendersi sul territorio, ma è anche la prova del fatto che esso è “tarlato” di personalismi e clientelismi varii.

Altra considerazione politica: l’interesse elettorale per la provincia è stato inversamente proporzionale a quello per le europee. La regola dell’ “ubi maior, minor cessat” si è capovolta. Il piccolo ha appassionato più del grande.

Non è un buon segno. Ci confermiamo prima di tutto “provincialisti”, piuttosto che “europeisti”. Per Corato è il segno evidente della politica vissuta nell’ambito angusto lasciato ai sudditi dai poteri centrali, dall’antica Roma a Gioacchino Murat, dai Savoia al regime fascista, dalla prima repubblica democristiana fino alla seconda “berlusconiana”. Una “cicatrice secolare” che forse non scomparirà mai. Una “minorità” che tiene la città di Corato lontano dai grandi giochi della storia. Seppure, come dice un vecchio adagio nostrano, “è meglio accontentarsi del brodo quando la carne và cara”.

A Corato le forze politiche della maggioranza politica si sono mosse a tutto campo, però più che i programmi, gli argomenti e la piazza hanno fatto valere l’immagine, le conoscenze, la comunicazione multimediale e gli incontri, anche conviviali, al chiuso. I candidati si sono propagandati più con le loro facce che per le loro teste. E’ questo un ulteriore segno del deficit di dialettica e di forza strategica della politica nostrana. In questo contesto i notabili hanno mobilitato tutto il variegato mondo associativo, con i relativi “grandi elettori”. A dirigere l’orchestra anche questa volta è stato, dicono molti, il “grande Gino Perrone”, il “reuccio di Corato”. Per questo Caputo si ricordi di tenere sempre pronto l’obolo in tasca.

Anche le sacrestie si sono mosse. L’hanno fatto soprattutto indirettamente e per interposta persona. Il “nulla obstat” finale è arrivato nientemeno che attraverso il documento della Presidenza dell’Azione Cattolica Diocesana, che,
in verità, dopo il richiamo al “valore della vita” e ad altri valori tanto generali quanto aleatori, si concludeva con il seguente improbabile “indirizzo”: «Speriamo che le calure asfissianti di certe campagne elettorali, accompagnate da non sempre belle testimonianze di chi fa politica più per arte che per servizio, non producano quell’afa tendente a stagnare, più che a rinnovare, la vita democratica del paese». Come dire che “le pecore sono state raccomandate al lupo”. La dimostrazione? Sta, tanto per fare un piccolissimo esempio, nella benedizione portata al “prode Attilio”, ex socialista convertito, nella sede dell’UDC di Corato da don Gino De Palma.

Da queste consultazioni provinciali sul territorio nazionale la Lega è uscita vittoriosa. Sul piano politico questa vittoria amministrativa conta, e conta molto. Il vasto “popolo della libertà” nostrano è consapevole che il proprio sostegno si rivolge proprio contro il Sud, visto il forte condizionamento che la Lega, senza neanche più il freno di Alleanza Nazionale esercita sul governo?

Ancora più stupefacente della vittoria del centro-destra è la sonora sconfitta del centro-sinistra. Ormai non basta più il solo “pensiero anti-Berlusconi” per vincere. Ci vogliono alleanze “senza se e senza ma”, impegno e penetrazione sul territorio, capacità di mettersi in gioco, rinunce ai piccoli interessi. E ci vogliono “capi” intelligenti e riconosciuti. Capi che sappiano indirizzare e tenere il comando. Il modello del farraginoso “Partito-Principe” non funziona. Ci vuole rapidità e flessibilità, presenza costante e disponibilità comunicativa. Il “vetero pensiero” blocca la sinistra. Le neo utopie da noi non attaccano. Ci vuole “concretezza” e “disinvoltura”. La gente ha bisogno di essere anche rassicurata. Impaurire senza incoraggiare porta alla depressione sociale. E questo non agevola il centro-sinistra.

In conclusione, la vittoria del centro-destra porterà certo aria nuova nel palazzo della provincia a Bari, ma a Corato l’atmosfera rimarrà stagnante. L’occhio che ride s’è solo scambiato con quello che piange. La “facies” cittadina
rimane con lo sguardo “sospeso”, guarda lontano e, parafrasando Samuel Beckett, “ancora aspetta Godot”».

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Commenti

  • critica (utente non verificato)

    Caro signor Bucci, mi associo agli auguri a Franco Caputo perchè ritengo che l’amicizia non è da mischiare con la politica ma, vorrei rettificare una cosa, di “convertiti” ce ne sono a iosa e che lo fanno ad ogni consultazione elettorale…il “prode” Attilio, come lo chiama lei, si è convertito dopo 20, avrà avuto un pò di tempo per decidere, che ne pensa? E poi, se l’avanzo cadrà, sarà anche meritato, visto che il risultato dell’UDC di Corato è unico in tutta la provincia!

  • Attila2 (utente non verificato)

    Aggiungendo qualche parola all’esauriente quanto obiettiva disamina della realtà locale e nazionale, contenuta nell’articolo di cui sopra, bisogna dire agli ex DC fuori dal PDL e ai partiti e partitini ex e post comunisti, che se vogliono contare qualcosa debbono unirsi attorno a progetti e persone credibili, serie e coerenti, abbandonando l’atavico provincialismo e i personalismi. Campa cavallo che l’erba cresce! Attila2.

  • skybrowser (utente non verificato)

    Intervento puntuale, sagace e profondo. Una mente di tale calibro puo’ essere un degno rappresentate delle persone perbene di Corato. Prof. Bucci, Lei e altre eminenze grige locali, dovreste cominciare a sentire il dovere morale di scendere il politica. Per far dimenticare il clientelismo imperante e annientare la cultura servile dei consigliericchi e degli assessoricchi che consegnano certificati. E che danni enormi stanno facendo alla societa’, all’economia e alla moralita’ di questa citta’.

  • ducavalentino (utente non verificato)

    “nulla obstat” = “nihil obstat”… se proprio dobbiamo usare il latino, usiamolo bene. In secondo luogo, se io fossi il prof. Bucci e il “prode Attilio” non desse alcun seguito alle diffamanti informazioni contenute nel testo dell’articolo… mi sentirei una nullità.

  • gianni71 (utente non verificato)

    Sig. Bucci complimenti per l’ottimo sarcasmo, sempre puntuale.
    Ma Attilio De Palma non è stato uno dei sostenitori del SUO libro “Alla San Cathal” nel 2005? Il papocchio “mediatico-affaristico” ha giocato anche a suo favore. Le consiglio di far parte attivamente della vita politica locale, viste le sue GRANDI doti politiche e di coerenza.

  • max_kaufman (utente non verificato)

    Bucci: chiam papa ciocch me dè ammangià, questo il tuo unico credo politico e l’insana voglia di apparire sempre dappertutto senza essere nulla. Il vuoto nel nulla.

  • combendi (utente non verificato)

    caro signor bucci, viste tutte le “lodi” ai tuoi interventi “logorroici, falsi e lecchini”, che ne diresti se per un pò ci allietassi con il tuo silenzio? un’amica