Secop Spring, appuntamento con il cinema. Oggi “Mio figlio è l’albero”

La Redazione

Il cortometraggio di Francesco Martinelli e Michele Pinto è al centro di un incontro con gli studenti dell’Istituto d’Arte di Corato

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Continuano gli appuntamenti con SECOP Spring – Una stagione da lèggere leggère emozioni, tre mesi di eventi culturali dedicati alla letteratura. Questa mattina alle 11,00 , sarà proiettato presso l’Istituto d’Arte, il cortometraggio "Mio figlio è l’albero".

Il sogno di un futuro possibile in cui, anziché essere fonte di inquinamento e disastri ambientali, l’uomo possa cominciare a piantare alberi, da accudire come figli: è l‘auspicio di un patto di fratellanza da stringere fra l’uomo e il creato l’argomento del cortometraggio ideato, scritto e recitato da Francesco Martinelli.

Dopo essere stato presentato a Roma presso il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, tra settembre e ottobre 2008, con le opere di pittura, scultura, ricerca grafica e fotografia raccolte nella mostra di arte contemporanea “Fratello Ambiente Sorella Arte”, curata da SECOP Edizioni, il cortometraggio è ora al centro di un incontro con gli studenti dell’Istituto d’Arte di Corato. L’incontro di mercoledì 1 aprile vede la partecipazione di Francesco Martinelli e del regista Michele Pinto, che presentano il loro lavoro e discutono di cinema con gli studenti.

Il cortometraggio “Mio figlio è l’albero”, prodotto da SECOP Edizioni di Peppino Piacente e girato tra Puglia, Molise, Lazio e Lombardia, nasce da un’idea dell’artista pugliese Francesco Martinelli, che è l’autore della sceneggiatura e il protagonista della pellicola. Le musiche sono di Rolando Macrini, che ha firmato anche la colonna sonora della mostra “Fratello Ambiente Sorella Arte”, le riprese sono di Lorenzo Zitoli e la fotografia è di Sarah Vernice e la regia di Michele Pinto.

Martinelli usa i toni di un lirismo visionario per raccontare una favola di speranza, quella dello sviluppo sostenibile e in accordo con il rispetto dell’ambiente.
Alla constatazione dell’inospitalità delle metropoli contemporanee, in cui cemento e asfalto prendono il sopravvento sul verde, si oppone la visione di una spiaggia ospitale in cui la speranza di un futuro migliore può mettere radici, tra giochi di bambini e voli di gabbiani.

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