«Per San Cataldo meno esteriorità e più solidarietà»
Santo Patrono, alcune precisazioni su pietà e religiosità popolare da parte del vicario zonale Don Cataldo Bevilacqua.
Prendendo spunto dalla prima delle tre festa per San Cataldo – quella del 10 Marzo -, il vicario zonale Don Cataldo Bevilacqua coglie l’occasione per fare alcune precisazioni circa la pietà e la religiosità popolare ed apre alla possibilità di destinare una parte delle offerte ai più poveri.
«La Pietà popolare – spiega Don Cataldo – designa le diverse manifestazioni di carattere privato o comunitario che, nell’ambito della Fede Cristiana, si esprimono prevalentemente non con i moduli della liturgia, ma nelle forme peculiari derivanti dal genio di un popolo.
La Pietà popolare è un vero tesoro del popolo di Dio e "manifesta una fede di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere, rende capaci di generosità (Paolo VI)".
Altra cosa è la religiosità popolare che esprime il sentimento, l’esperienza religiosa di un popolo derivante sempre dalla rivelazione cristiana.
Il Santo come amico – che indica l’amicizia con Gesù, l’Amico per eccellenza – mi esorta ad essere amico di Gesù, a mettere in pratica il suo insegnamento per rispondere sul suo esempio alla vocazione universale alla santità insita in noi dal Sacramento del Battesimo.
L’Amico infatti è colui che esorta a percorrere la via che porta alla pienezza della vita e per il Santo la pienezza della vita è Gesù Cristo che dà senso alla vita dell’uomo.
Da non dimenticare che la Pietà popolare è nata come annunzio del messaggio cristiano ai poveri, agli illetterati, a coloro che non conoscevano la Sacra Scrittura, quando attraverso le immagini si intendeva parlare di Dio a tutti.
Perciò, attraverso le processioni e le feste popolari religiose, non dobbiamo dimenticare che deve trasparire chiaramente il messaggio cristiano, l’annuncio della salvezza e cioè il mistero Pasquale di Cristo, Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione.
E’ in questo mistero che troviamo il senso ultimo della nostra esistenza. Perciò, attraverso la Pietà popolare, deve portarsi a tutti l’annuncio che salva.
L’Amico, poi, si fa attento alle nostre esigenze soprattutto quando viviamo momenti di difficoltà.
Il Santo Patrono San Cataldo, amico del popolo, si è fatto attento al nostro popolo in un momento di sofferenza e ci esorta, perciò, a farci attenti al prossimo in difficoltà.
Quindi, nell’organizzazione della festa in onore del Santo Patrono, se vogliamo testimoniare l’amicizia del Santo al popolo, occorre che ci facciamo attenti alle singole persone ed alle famiglie che soprattutto oggi vivono momenti di grande difficoltà economica.
Questo non vuole essere un andare contro la nostra tradizione, ma occorre testimoniare la solidarietà e l’amicizia, anche ridimensionando l’esteriorità e dedicando una fetta dell’introito delle offerte ai poveri che oggi sono davvero tanti.
Infine è da sottolineare il primato della liturgia rispetto ad ogni altra forma possibilie e legittima di preghiera cristiana che deve essere accompagnata dai fedeli. Se le azioni sacramentali sono necessarie per vivere in Cristo, le forme di pietà popolare appartengono all’ambito facoltativo».
Commenti
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Come sempre Don Cataldo è diretto e preciso; infatti dice: nell’ORGANIZZAZIONE della festa in onore del Santo Patrono………, occorre che ci facciamo attenti alle singole persone ed alle famiglie che soprattutto oggi vivono momenti di grande diffcoltà economica.
Che ci facciamo attenti e che SI FACCIANO attenti…….aggiungo io! -
una volta tanto sono quasi comletamente d’accordo con don Cataldo. Spero che don Catanldo e tutto il clero coratino si adoperi per dare anche alle imminenti liturgie e alle tradizioni pasquali un contenuto più genuinamente religioso e spirituale; che siano cioè davvero tutte vere manifestazioni di preghiera collettiva e comunitaria.
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bella la poltrona di pelle della foto, secondo voi, se la vendessero, quanti soldi guadagnerebbero x le famiglie bisognose?







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