Operazione “Work Market”: il riesame concede i domiciliari all’ispettore coratino

La Redazione

Dal 2 Febbraio scorso il Tribunale di Bari ha concesso a Giovanni Maldera gli arresti domiciliari, annullando due dei capi di accusa contentuti nell’ordinanza di custodia cautelare.

2 2 commenti

E’ stata parzialmente accolta l’istanza di riesame del coratino Giovanni Maldera, l’ispettore del lavoro arrestato dal 15 Gennaio scorso nell’ambito dell’operazione “Work Market”, una complessa attività di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani per il contrasto di numerosi reati contro la Pubblica Amministrazione che portò a 16 ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla Guardia di Finanza di Barletta.rn

Dal 2 Febbraio scorso il Tribunale di Bari ha concesso all’ispettore 50enne gli arresti domiciliari, annullando anche due dei capi di accusa contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare, ovvero la tentata concussione e la corruzione, perchè – secondo quanto dichiarato dal legale di Maldera, l’avvocato Michele Quinto – «sono venuti meno gravi indizi di colpevolezza, oltre alle esigenze di custodia».

Ai domiciliari anche gli altri cinque ispettori finiti in carcere poco meno di tre settimane fa: Antonio Angelo Volponi di 52 anni e un uomo di 47 anni, entrambi di Bari, il bitontino Giuseppe Gesualdo di 48 anni ed il biscegliese Aldo Tangorra di 55 anni.

L’operazione, finalizzata a recidere – secondo le accuse degli inquirenti – comportamenti illeciti concussivi e corruttivi messi in piedi da alcuni funzionari della Direzione Provinciale del Lavoro di Bari nel capoluogo e nel nordbarese, con la complicità e l’ausilio di liberi professionisti (consulenti del lavoro), imprenditori ed alcuni appartenenti alle Forze dell’Ordine, aveva visto anche una perquisizione effettuata presso il CC.AA.FF. di Corato ed il coinvoglimento di un’altra coratina, la 39enne Enza Petrizzelli.

La Petrizzelli, ancora agli arresti domiciliari – seppur mitigati da alcuni provvedimenti – attende a breve di conoscere la risposta del Tribunale di Bari in ordine all’istanza di riesame esperita dall’avvocato Michelangelo De Benedittis.

L’attività della Guardia di Finanza di Barletta interessò, a vario titolo, soggetti residenti nei Comuni di Bari, Barletta, Trani, Bitonto, Corato, Bisceglie e Ruvo di Puglia, per gravi fatti di concussione e corruzione, nonché rivelazione dei segreti d’ufficio ed altri reati minori contro la Pubblica Amministrazione, aventi come specifica finalità quella di “ammorbidire” e “azzerare” gli effetti di controlli ed ispezioni sul “lavoro nero” condotti dalla D.P.L. di Bari.

Tra i metodi di indagine utilizzati anche l’apposizione di una telecamera nascosta presso l’Ufficio provinciale del lavoro di Bari, con cui è stato ripreso un imprenditore che consegnava una mazzette ad un funzionario.

Tutto era nato da un’ispezione eseguita da alcuni ispettori della Direzione Provinciale del Lavoro di Bari, durante l’agosto scorso a Canosa di Puglia, nei confronti di un titolare di un’impresa che a fronte delle sanzioni applicabili in violazione alla vigente normativa sul lavoro, patì la richiesta concussiva da parte dei citati funzionari della DPL di Bari e che con estremo coraggio e senso civico denunciò i fatti.rn

avatar

Commenti

  • ciauladore (utente non verificato)

    Tra non molto decorati? Ho voglia di vomitare.Il lavoro di inquirente diventa difficile , ma bisogna continuare.

  • jacket (utente non verificato)

    Si parla tanto di sicurezza nel lavoro, però quando si ha la possibilità di intervenire per spezzare gli ingranaggi del sistema del malaffare non si fa mai niente.
    Ma sciatavinne !!!!!!!!!!!!!!!!