L’estate del ‘74 – Terza puntata

Dino Patruno

Il mattino dopo erano già in auto alla volta di Corato. Il viaggio si preannunciava lungo e noioso. Paolo si era premunito. Aveva…

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Il mattino dopo erano già in auto alla volta di Corato. Il viaggio si preannunciava lungo e noioso.

Paolo si era premunito. Aveva portato con sé i suoi libri preferiti . Ma già dopo pochi chilometri aveva smesso di leggere. Non riusciva a concentrarsi.

Ripensava insistentemente agli ultimi avvenimenti. E cercava di immaginare la piega che questi avrebbero preso nelle ore successive. Il padre, dopo l’allegra serata precedente, si era chiuso in un immusonito mutismo, dal quale usciva solo per borbottare alla volta di qualche automobilista scorretto. Così da lui non era riuscito a sapere nulla di più.

Una volta giunti a Corato sarebbero rimasti insieme dai nonni? O, dopo una breve sosta, sarebbero magari andati al mare come ogni estate? Oppure sarebbero ritornati subito a Milano per cercare una rapida riconciliazione con la mamma?

Paolo, scoraggiato dal silenzio del padre, preferì tenere per sé tutti quegli interrogativi. Si limitò, per passare il tempo, ad osservare il paesaggio dal finestrino dell’auto. Solo le rare fermate alle stazioni di servizio per fare rifornimento di benzina rappresentarono un diversivo per quel viaggio così monotono.

E fu proprio durante una di quelle soste che accadde un episodio destinato a mutare quella strana atmosfera che si era creata fin dalla partenza. Erano ormai prossimi in Puglia. Il sole stava quasi per tramontare, quando il padre fece una fermata per un ultimo pieno di carburante. Paolo ne approfittò per scendere dalla vettura per sgranchirsi un po’ le gambe.

Anche il padre, nel frattempo, era sceso dall’auto e aveva attaccato bottone con il benzinaio.

“Non ci si crede a che prezzo è arrivata la benzina. Guarda qua: siamo già a cinquemila lire. Se ci mettiamo l’assicurazione quasi sessantamila lire e la tassa di circolazione undicimila… Avere un’auto oggi è diventato un lusso. Un lusso”.

Il benzinaio, un uomo di mezza età , pacioso e con mezza sigaretta in bocca si limitò ad emettere alcuni grugniti di approvazione. Chissà quanti di quei commenti era costretto ad ascoltare. Specialmente in quei giorni in cui la crisi economica si era particolarmente acuita e il prezzo della benzina era arrivato alle stelle, pensò Paolo.

Il padre, dopo aver pagato , disse al figlio di attendere qualche minuto in auto perché lui doveva fare una certa telefonata. Ma dopo mezz’ora il padre ancora non si era fatto vivo. Paolo cominciò a preoccuparsi. Ad un certo punto,dato il ritardo, pensò seriamente che gli fosse successo qualcosa di spiacevole.

Pertanto scese dall’auto, chiuse tutti gli sportelli e si incamminò verso il bar dove lo aveva visto entrare. Il bar era pieno di gente . Guardò bene in giro. Si recò anche nei pressi delle cabine telefoniche . Ma del padre nessuna traccia.

Doveva essersi recato alla toilette pensò Paolo. E così uscì dal bar e si incamminò verso i servizi, che si trovavano esattamente dall’altra parte dell’edificio. E fu allora che udì la voce del padre. Proveniva proprio dall’interno dei bagni e sembrava piuttosto allegra. Insieme alla sua voce udì quella di una donna. E anche questa era gioviale.

Alla fine le due voci finirono per confondersi per poi sfociare insieme in una risata smodata e irrefrenabile. Paolo allora si arrestò. Stava per tornare in auto, quando il padre sbucò fuori dai servizi all’improvviso, con ancora un largo sorriso stampato in viso. Sorriso che subito scomparve alla vista del figlio.

Era comparsa intanto, anche una donna vistosa , di una bellezza sfiorita ma ancora evidente e che un trucco eccessivo, come quasi tutto in lei, non riusciva a scalfire.

Si era appena accesa una sigaretta e alla vista di Paolo esclamò giuliva: “Ma tu guarda . Proprio un bel giovanotto”. Paolo arrossì di colpo. “E’ mio figlio” tagliò corto il padre visibilmente contrariato. E aggiunse: “Ti avevo detto di aspettarmi in macchina porco giuda ”.

Lo prese forte per un braccio e fece una mossa come per dargli uno schiaffone. Ma la donna dietro lo fermò dicendo : “Ma lascialo stare . Non capisci che ti era venuto a cercare povero figlio”. E aspirò avidamente il fumo della sua sigaretta. Il padre, ancora pieno di rabbia strattonò via Paolo.

“E’ che quando gli chiedo una cosa vorrei che obbedisse una volta tanto”.

Paolo si affrettò a raggiungere la macchina senza guardare più indietro. Il padre arrivò dopo un paio di minuti. Salì in auto e subito accese il motore e riprese il viaggio a tutta velocità. Dopo pochi minuti ruppe un silenzio che si era fatto pesantissimo.

“Guarda Paolo che ora non ci fermiamo più. Sennò arriviamo troppo tardi dai nonni. Loro vanno presto a letto. Non come noi”. E poi aggiunse:“ Saranno contenti di vederti vedrai”.

“E adesso cos’è quel muso lungo? Dai che papà non è arrabbiato. Avevi ragione. Non mi hai visto e sei venuto a cercarmi. E’ solo … E’solo che … Non mi aspettavo di vederti lì … … sai . Ma non fa niente, è tutto passato ora.” E gli passò una mano tra i capelli. Ma Paolo non ebbe alcuna reazione.

Solo dopo qualche minuto chiese al padre: “E quella? Chi era quella?”

“Quella chi?… Dici quella signora della stazione di servizio. E quella è una vecchia amica che non vedevo da tanti anni e così mi sono messo a fare due chiacchiere con lei sui bei tempi andati.

Sai anche lei è di Corato e sta tornando giù per le vacanze. Proprio come noi. Pensa che andavamo a scuola insieme. E stavamo ridendo tanto perché ci siamo ricordati di quella volta che a Corato è passato il Giro d’Italia. La corsa ciclistica.

Siamo andati tutti quella mattina a veder passare il Giro . Nessuno di noi è andato a scuola quel mattino. Non te lo dovrei dire ,ma è stato uno dei giorni più belli della mia gioventù. Pensa che ad un certo punto , eravamo in piazza all’imbocco di via Trani nei pressi di una fontana, quando abbiamo visto passare in un lampo tutti i corridori con le loro coloratissime casacche

Ma la cosa bella è stata che alcuni di loro si sono fermati proprio lì. Si. Perché c’era un chiosco in piazza ed il proprietario aveva iniziato a distribuire bevande e gelati ai corridori e al loro seguito. Così abbiamo visto da vicino i nostri eroi che allora conoscevamo solo per averli visti su qualche rivista ingiallita. Mica c’era la televisione allora.

Ma la cosa divertente fu che i corridori dopo essersi dissetati risalirono subito in sella e ripartirono a razzo, mentre quello pretendeva non si sa da chi il pagamento di quelle consumazioni. Anche io e la mia amica nella confusione riuscimmo a bere qualche bibita e poi filammo via correndo dietro i ciclisti e seguendoli fino in fondo al paese

E poi sfiniti ci buttammo sotto un ulivo e lì successe quel che successe … mi capisci vero … ormai sei grande. Possiamo parlare tra uomini finalmente … Perché questo è importante. Parlare tra noi uomini.

Con la mamma sempre tra i piedi mica potevamo dire certe cose … Ed è il tempo che noi due ci parliamo da uomo ad uomo. Ci diciamo le cose che si dicono tra loro gli uomini. Cose da grandi. Sai quante altre storie ti posso raccontare ora .Tantissime.

Per esempio di quella volta … ehi ma mi stai a sentire … Paolo … Ma guarda un po’ questo qui … si è addormentato … Proprio ora che mi stavo scaldando. Che mi stavo rilassando dopo tutte queste ore in questa maledetta macchina.

Certo . Ho un po’ di timore nel rivedere i vecchi dopo tutti questi anni … Non sarà facile. Spiegare. Parlare. Di quello che è successo con la mamma, intendo. I nonni sono un po’ all’antica. Ma poi mica è stata colpa mia no? E’ lei che se n’e’ andata. Ma quelli mica vogliono sentire le giustificazioni.

Così quella mattina dopo quel “cumininne” , fatto per andare a vedere quei benedetti corridori. Hai voglia tu a spiegare tutto al nonno. Il Giro, i ciclisti, la ragazza. Quando arrivammo davanti al preside che ci aveva obbligati ad andare a scuola accompagnati da un genitore , altro che giustifica.

Mio padre, appena sentito il fatto, iniziò a creparmi di mazzate. Mi ricordo ancora i dolori. Fu solo grazie all’intervento del preside che mi salvai , altrimenti mio padre mi avrebbe ammazzato di botte”.

Guardò verso il figlio che si era appisolato cullato dalle sue parole.

“Speriamo bene stavolta”. Concluse. E spinse il pedale fino in fondo all’acceleratore.

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Fine terza puntata

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