George White, «non c’è vita senza giustizia»
Da Napoli a Bari passando per l’istituto d’arte di Corato, la battaglia continua.
«Sono felice di darvi una buona notizia: La pena di morte nel mondo si sta indebolendo!».
Così Maria Bozza, responsabile della Comunità di Sant’Egidio di Laterza, saluta tutti gli studenti dell’Istituto Statale d’Arte e dell’Istituto Tecnico Tannoia di Corato intervenuti all’incontro con George White, ex condannato all’ergastolo, poi dichiarato innocente.
«Dopo aver conosciuto tramite corrispondenza epistolare Domenique, adolescente cresciuto nel braccio della morte, – precisa la Bozza – abbiamo capito quanto sia ingiusta la pena di morte, ancor più quando uccide dopo aver rieducato.
Per questo ogni 30 novembre si è celebra la Giornata Internazionale contro la Pena di Morte, in memoria l’anniversario della prima abolizione della pena dall’ordinamento di uno stato europeo, da parte del Granducato di Toscana nel 1786».
Annualmente la comunità di Sant’ Egidio si impegna e accompagna testimoni che sappiano raccontare la propria esperienza e spingere a riflettere su un tema così attuale e delicato.
«Prima che accadesse ciò che ora vi racconterò, la pena di morte non era un argomento di cui mi interessavo. Ora tutto è cambiato. Non posso far finta di nulla», esordisce così George White.
«Una sera tornato da lavoro, stavo per andare al cinema con mia moglie quando una telefonata arrivò a casa mia. Era un cliente che aveva urgente bisogno di un prodotto del mio magazzino. Così con mia moglie, tornai ad aprire il negozio.
Quando fummo lì, dalla porta entrò un uomo armato che da me voleva solo soldi. Aprì la cassaforte e gli feci prendere tutto ciò che voleva. Mia moglie inciampò, e l’uomo iniziò a sparare. Un colpo, e poi ancora, ancora, ancora. Non so quali urla uscirono dalla mia bocca. Mi ritrovai con mia moglie morente tra le mie braccia e con tre proiettili nel mio corpo. Fu solo l’inizio del mio incubo».
Dopo questa tragedia, White si ritrova ad essere accusato di questo delitto.
«I miei due figli hanno dovuto subire non solo la perdita della loro madre. Sono stati per sette anni bombardati di notizie secondo cui il loro papà aveva ucciso la loro mamma. Nonostante tutto non hanno mai smesso di amarmi».
Dal 1985, anno di morte della moglie, al 1992, nessuno cerca e trova le schiaccianti prove che attestano l’assoluta innocenza di White.
É lui stesso, insieme al suo avvocato a reperirle presso delle agenzie investigative e a portarle dal procuratore generale, raccolte in quattro scatoloni.
Interessatissimi i ragazzi, si chiedono l’esito della storia.
«Noi riapriremo l’inchiesta, cercheremo l’uomo colpevole. Non ci sono altri commenti”: sono state queste le ultime parole ufficiali che lo Stato dell’Alabama ha pronunciato.
«Il colpevole – conclude White – non è mai stato trovato. Del suo viso incappucciato io ho visto solo i suoi occhi».
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