Alta Murgia, città ideale

Flavia Ferrante

«Abbiamo a disposizione un territorio ideale a pochi metri dalla nostra città “poco ideale”: l’alta murgia».

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Partendo dalla città ideale rinascimentale, una città fatta di belle forme e equilibrio tra bellezza e intelletto, l’architetto Grazia Maria Roberto, ha dato, nell’ultima delle tre serate di Coraton 2008 dal tema “la città ideale”, la sua visione di ciò che, al giorno d’oggi potrebbe mostrarsi tale.

«Abbiamo a disposizione un territorio ideale a pochi metri dalla nostra città “poco ideale”, parlo di un territorio che in passato ha dato avvio alla ricerca delle belle forme e al connubio tra intelletto e bellezza: l’alta murgia.

La mia relazione si intitola “r’ casidd un rifugio ideale”, proprio perchè tratta del recupero delle Casidd, i trulli, dell’alta murgia, un territorio localizzato a pochi metri da noi, diventato parco naturale per la presenza di paesaggio, flora e fauna molto particolari.

I trulli, che sono considerati architetture inferiori, sono invece molto importanti perchè realizzati in pietra, a secco e dalle origini antichissime, protostoriche, pare.
Certo è che il conte di Conversano, Giovanni Acquaviva D’Aragona, avesse fatto in modo che i contadini di Fasano, nello spostarsi in campagna dalle città, si stabilissero in quella zona per sottrarla al regno di Napoli, e costruissero le loro case, senza l’uso di malta in modo da demolirle immediatamente nel caso di ispezioni».


L’architetto è passato poi a descrivere la perfetta architettura di queste strutture, la differenza tra quelli nostrani e quelli tipici del sud Barese e soprattutto della città di Alberobello considerata dall’Unesco patrimonio nazionale, fino ad arrivare alla distinzione tra trulli ricchi, aventi la cupola a cono di pietra, e trulli poveri, dalla cupola di terreno battuto che, spesso, si ricopriva di muschio, tipiche divisioni dei terreni della nostra zona.

«Dalle nostre parti parliamo di trulli primordiali, che nessuno, tranne in rari casi, ha mai usato come abitazione ma più che altro come ricovero momentaneo e quindi il recupero è difficile sia per le dimensioni ridotte degli ambienti sia per la difficoltà del cambio di destinazione d’uso.

Girando tra le nostre campagne sono molti i casi di cattivo recupero e ciò perchè trulli di un solo vano non bastano alle esigenze moderne e non esiste nemmeno la cultura al recupero.

L’approccio al nostro studio però è diverso, e ciò perchè abbiam trovato un committente che, amando la nostra terra, ci ha proposto un lavoro proiettato alla conservazione e non alla modernizzazione».


Così Grazia Maria Roberto ha introdotto il progetto di recupero di 10 ettari di terreno stanziati ai piedi del Castel del Monte, 10 ettari in cui, quasi con puntualità, sorgeva un trullo di uno o due ambienti, un recupero fatto con i materiali trovati sul luogo, con il rispetto dell’ambiente e con il riutilizzo della vegetazione tipica del sito, un recupero che da cinque anni va avanti e che prevede il riutilizzo dei trulli per ambienti abitabili, vani Soggiorno-letto, servizi igenici e cucina e che, fa sperare in una rivalutazione di ciò che spesso, sulla nostra murgia, viene abbandonato.

«Vicino a ciascuno dei cinque trulli di cui abbiamo previsto, assieme al committente, il recupero, abbiamo creato un “aia”, un ambiente esterno, pavimentato e vivibile per ogni avventore del posto, colui che ci ha chiamato per questo lavoro, fin da ragazzo ha sognato un rifugio ai piedi del castel del monte per passare brevi periodi assieme ai suoi amici e la fortuna ha voluto che scegliesse noi per realizzarlo».

Ha poi concluso L’Architetto dopo che, per poco più di un’ora, con storia e nozioni d’architettura ha affascinato il pubblico presente.

Il ritorno alla tradizione e all’utilizzo dei materiali è stato quindi il filo conduttore di queste tre serate, a sottolineare che la città ideale è possibile se ogni cittadino smette la sua corsa furiosa al progresso per tornare ad apprezzare il territorio e, emozionato e coinvolto come la maggior parte del pubblico, ciò ha lasciato trasparire dalle sue parole Dino Patruno: «sono stati tre incontri molto emozionanti, i tre architetti con la loro passione ci hanno aperto un mondo fatto di professionalità ma anche di poesia e tradizione, lasciandoci riflettere su come al giorno d’oggi viviamo male e di come in realtà per andare avanti bisogna tornare indietro e riscoprire il mondo antico, a tal proposito, la lettura che oggi unirà l’architettura alla letteratura è un passo di Marguerite Yourcenar, tratto da “memorie di Adriano” poichè, l’imperatore romano, come colui che si è rivolto all’architetto Grazia Maria Roberto, è stato un grande committente, proiettato all’ideale e all’onirico».

Magistrale quindi la lettura di Cenzio Di Zanni che, come nelle due sere precedenti ha dato spunto alla riflessione di Simonetta Mangione, responsabile del “Presidio del Libro” qui a Corato: «Adriano ci dice che le città nascono da incontri, e anche il progetto presentato stasera nasce da un incontro, quello tra, usando le parole di Calvino, un “viaggiatore Visionario” e il nostro territorio.

Ciò che è stato detto stasera mi ha fatto riflettere e credo che abbia ripreso il vero slancio di Coraton: la creazione di una città ideale in cui ad ognuno sia dato un luogo di scambio, non solo di merci ma anche di desideri e ricordi».

E questa sera presso La Locanda di Beatrice prenderà via allo spettacolo che raccoglierà ben 80 artisti che si esibiranno con lo scopo di raccogliere fondi destinati alle nobili cause dell’A.V.O. Corato Onlus e dell’A.P.R.P. – Associazione Pugliese per la Retinite Pigmentosa.

Per informazioni e distribuzione inviti è possibile contattare l’A.V.O. di Corato Onlus (333.522.86.06), Sonicart (Via Dante, 2 – Corato – 080.898.55.74) eTalìa (Via De Gasperi, 6 – Corato – 080.872.25.07) oppure consultare il sito www.coraton.it .

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