PUG e D3: le nuove frontiere dello sviluppo economico coratino a lungo termine
Esaminati separatamente i due possibili scenari: come sarà la Corato con una ulteriore zona industriale nella D3? E con uno sviluppo nelle zone D1 e D2?
Un utile contributo all’interno del dibattito relativo alla stesura del P.U.G., il Piano Urbanistico Generale, che disegnerà la Corato del prossimo ventennio, arriva da un giovane ingegnere coratino.
La riflessione dell’ing. Luigi Abbattista prende le mosse dalle osservazioni dell’A.I.C., Associazione Imprenditori Coratini, sul D.P.P., il Documento Programmatico Preliminare recentemente adottato dal Comune di Corato, e le capovolge esaminandole nei diversi punti e ripercorrere la storia urbanistica del territorio.
Al centro della discussione è sempre l’ipotesi di realizzare una sorta di “seconda” zona industriale nella zona D3, ovvero nella porzione di territorio situata nei pressi di via vecchia Bisceglie, in alternativa all’espansione all’interno della zona D1 e D2 (contrassegnate dal colore rosso sull’immagine in alto) ubicate a ridosso della ex SS.98.
In particolare, vengono esaminati separatamente i due possibili scenari: come sarà la Corato con una ulteriore zona industriale nella D3? E con uno sviluppo nelle zone D1 e D2?
Nei giorni scorsi sugli stessi temi avevamo registrato anche l’intervento del Partito Socialista.
«L’A.I.C. – scrive Abbattista – ritiene che la nuova zona industriale pensata nell’attuale zona D/3 mai utilizzata, a nord-est dell’abitato (zona via vecchia Bisceglie) non è una scelta corretta in quanto il suolo libero ricadente nelle zone attualmente in servizio (D/1 e D/2) è sufficiente a coprire il fabbisogno dei prossimi anni.
Oltre al fatto che sia controproducente dal punto di vista logistico, in quanto le proprie attuali localizzazioni si troverebbero con uno scompenso dato dalla distanza fisica dei nuovi lotti da quelli esistenti a ridosso della ex SS.98 unito ad uno spreco di denaro pubblico per “attrezzare” una nuova zona partendo da zero a fronte di un semplice completamento di una esistente.
Sono a mio avviso tutti motivi validi che rispondono certamente al criterio delle 3 “E”: economia, efficienza ed efficacia, principi cardine dell’attività stessa dell’imprenditore, ma l’urbanistica ha in sé ulteriori criteri che vanno rispettati se si vuole un risultato a “regola d’arte”.
Partendo dalla considerazione che il DPP non sta individuando una nuova zona ma recupera una zona che è già oggi con una vocazione industriale e la inserisce in un piano che non va visto a breve o medio termine bensì a lungo termine e concertato in un contesto generale con nuove arterie stradali di collegamento.
Tra i fattori che non hanno consentito lo sviluppo della zona a nord-est sicuramente le infrastrutture che dovevano collegarla ad una rete viaria capace, ma anche la mancanza di opere idrauliche di regimazione delle acque meteoriche ma soprattutto l’impossibilità edificatoria a fronte di un piano particolareggiato (piano che disciplina l’attività edilizia della zona D/3) che prevedeva l’insediamento di una grande industria che avrebbe dovuto da sola occupare gran parte della zona D3 (tipo stabilimento di dimensioni simili a Fiat Mirafiori).
La rimanente zona D3 era destinata ad attività di tipo “insalubri” (termine identificativo di attività che non esistono più data la riconosciuta severità delle norme ambientali le quali vietano l’emissione nella forma più totale verso i recettori aria-corpi idrici-sottosuolo).
La decadenza di tale piano (circa dieci anni fa) non ha migliorato la situazione, poiché per poter procedere all’edificazione dei lotti industriali necessitava di un nuovo piano Particolareggiato che doveva risistemare tutta la zona dividendola in lotti minimi di 1000 mq, individuando le nuove viabilità di piano ed escludendo le ipotesi che hanno portato alla decadenza del primo piano sulla D3.
Sotto incarico di un gruppo cospicuo di proprietari, di parte della zona D3 (circa un terzo) mi venne dato incarico di procedere alla nuova sistemazione dell’area di iniziativa privata ma la difficoltà principale che subito riscontrai fu nell’individuazione dei proprietari emigrati e di numerosi eredi (per un totale di trenta aventi diritto solo per la porzione di zona per cui mi era stato affidato l’incarico) che rendevano lente le operazioni di partecipazione alle riunioni decisionali.
Queste sono solo alcune delle difficoltà incontrate per redigere un Piano Particolareggiato di iniziativa privata per altro confermate da colleghi che hanno operato nelle porzioni di zona limitrofe. Ho voluto riportare ai lettori le difficoltà incontrate per spiegare che anche una sistemazione dell’area di iniziativa privata è molto difficoltosa per il numero totale dei proprietari che sfiora la centinaia!
E’ ovvio che rimane l’ultima alternativa che è quella del Piano Particolareggiato di iniziativa pubblica: P.I.P. Alla luce di queste considerazioni mi sembra improbabile che un imprenditore potesse in passato decidere di far sorgere la propria azienda in quella zona.
Questa è la fotografia urbanistica attuale del nostro territorio guardando esclusivamente le aree industriali. Voglio continuare questa mia riflessione dividendo le mie prossime considerazioni in due “scenari” ovvero in due “futuri” che riguardano Corato e i suoi abitanti in modo da rendere distinguibili le due alternative.
Lo sviluppo della zona industriale nella zona D3 situata nei pressi di via vecchia Bisceglie.
Andando a recuperare la zona D/3 inutilizzata con il collegamento della stessa alla futura realizzazione del “terzo anello” (nuova arteria stradale che collegherà via Trani a via Francavilla tangente alla zona D/3) si andrebbe a favorire l’insediamento di aziende nuove ma soprattutto ampliamenti delle esistenti che utilizzeranno la nuova strada per rapidi collegamenti tra le zone a ridosso della ex SS98 D/1 e D/2 in maniera molto agevole.
Ulteriore spinta positiva data dal recupero della zona D/3 è data dall’abbattimento del rapporto euro/mq, infatti la riqualificazione della zona D/3 fungerebbe soprattutto da calmiere dei prezzi per i lotti rimasti liberi, infatti attualmente hanno raggiunto cifre a dir poco esorbitanti e quindi assolutamente proibitive per le nostre imprese non consentendo a nessuno di acquistare e realizzare un ampliamento o una nuova attività.
Il recupero della zona D/3 porta con se criteri e standard urbanistici moderni, difficilmente applicabili in tessuti già urbanizzati che impongono limiti fisici. Strade molto più larghe e funzionali, maggior presenza di verde, architetture degli opifici migliori realizzate ampie finestrature tali da illuminare maggiormente gli ambienti interni di lavoro, nuovi materiali, centro servizi e scuola di formazione del personale, ecc.
Il tutto in armonia con il tessuto urbanistico presente e garantendo ai futuri lavoratori delle varie aziende, qualità superiori delle condizioni di lavoro. La presenza della ferrovia Bari-Nord potrà non essere vista come un ostacolo ma come un privilegio che dà la possibilità di realizzare uno scalo ferroviario per le merci.
Per quanto riguarda il denaro da destinare a simili urbanizzazioni, esistono e sono applicati degli accordi tra pubblico e privati che consentono la realizzazione delle urbanizzazioni primarie (rete fognaria, strade, ecc) senza impiego di denaro pubblico.
Tale accordo, se condotto in maniera diligente, può prevedere una percentuale da destinare al miglioramento delle zone D/1 e D/2 in modo da creare sinergia tra le zone già operanti e la maglia D/3 recuperata. In fine vorrei puntualizzare il concetto di distanza del depuratore comunale il quale si trova a diversi chilometri dalla industriale D3 nella zona di via vecchia Molfetta in zona agricola.
Sicuramente la posizione del depuratore agevola, in quanto i nuovi opifici potranno avere da subito collegamento con rete fognaria bianca e nera per la facilità ed economia di installazione delle nuove condotte presto collegate collettore principale.
Lo sviluppo della zona industriale nelle zone D1 e D2 ubicate a ridosso della ex SS.98.
L’abbandono dell’idea del recupero della zona D/3 a Nord-Est di Corato non favorisce in nessun modo l’insediamento sul territorio di piccole aziende artigianali commerciali nuove ed esistenti e di conseguenza la crescita economica del nostro paese, consentendo la speculazione edilizia sui pochi lotti edificabili rimasti.
Gli investitori continueranno a guardare come “terra fertile” la vicina zona industriale di Molfetta e Corato si ritroverà con una porzione del proprio territorio strategica ma non sfruttata e non sviluppata. I proprietari della zona D3 continueranno a pagare l’ICI sui loro terreni molto alta poiché con rendita elevata. Effettivamente i proprietari non hanno alcuna possibilità di usufruire del legittimo diritto di proprietà, che rimarrà congelato insieme ad una zona destinata a diventare Zona Bianca.
L’ulteriore edificazione dell’attuale zona industriale a ridosso della ex SS98 darebbe una spallata all’impermeabilizzazione selvaggia del suolo con i conseguenti allagamenti di complanari, piazzali e opifici.
Sicuramente – conclude Abbattista – la posizione attuale della zona industriale a ridosso della ex SS.98 è prestigiosa per le attività medie e grandi ma per renderla più efficiente andrebbe completata con infrastrutture che in alcuni casi mancano totalmente.
Mentre l’attuale zona D3 sarebbe più consona ad ospitare attività di tipo artigianale-commerciale, sia per la totale assenza sul nostro territorio di lotti liberi con destinazione artigianale- commerciale, sia per la vicinanza della D3 al centro abitato che non potrebbe quindi ospitare attività di medie e grandi industrie.
La zona D3 ha già una vocazione industriale e l’amministrazione attuale ha pensato bene di recuperarla; non trattandosi di individuazione di nuove aree l’iniziativa và in accordo con il DRAG (documento regionale di assetto generale) il quale favorisce l’utilizzo e recupero dello stesso territorio.
Il miglioramento e potenziamento delle zone D1 e D2 a ridosso della ex SS 98 e la possibilità di dedicare la storica D3 ad attività commerciali ed artigianali, collegate da un’arteria stradale di notevole importanza agevolerà la ripresa dell’artigianato coratino e un miglioramento dell’industria».
Commenti
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OTTIMA RIFLESSIONE!!!!!!
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………continua……… Rispondendo ad Aldo65 comprendendo la sua buona fede che il piatto sarà sempre pieno a tavola se tutti sappiamo responsabilmente stare con le imprese e gli imprenditori, ogniuno con il proprio compito convinti che la serenità e le prospettive del futuro passano esclusivamente da una sana e stabile imprenditoria ….continua……….
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………continua………E’ il caso invece di studiare con attenzione ad un migliore assetto organizzativo dal punto di vista strutturale e dei servizi ciò che abbiamo mettendo in condizione di usufruire delle predette arre tutte le attività economiche non da meno quelle artigiane e commerciali che costituiscono un’importante ossatura della nostra econmia locale oltre che nazionale. ……….continua……….
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……. Continua ………Quindi leggendo il materiale prodotto dai tecnici incaricati dall’AIC se le aree occupate dalle industrie nei 30 anni scorsi dalla individuazione delle stesse non ha occupato neanche il 40% delle due arre in questione, riteniamo di poter sostenere che ci vorranno ancora altri 60 anni per occupare interamente le aree disponibili; si consideri che nel trentennio scorso abbiamo avuto brillanti e lunghi periodi economici. ………continua………
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Riteniamo di condividere pienamente l’analisi dell’AIC anche in considerazione del fatto che le aree di insedimento già in essere, di fatto non sono del tutto utilizzate e si prestano molto bene allo scopo per cui furono destinate. ……. Continua ………
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….. segue….. Per affrontare in ogni suo aspetto le problematiche sollevate dall’AIC e dall’Ing. Abbattista Luigi, è auspicabile promuovere a breve un incontro-dibattito sul tema. ASSOCIAZIONE IMPRENDITORI CORATINI
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…. segue….che lottano quotidianamente con le leggi economiche del mercato globale per assicurare il posto di lavoro ai loro dipendenti ; che non avrebbero osservato alcunché sul recupero della zona D3 per gli insediamenti produttivi, laddove vi fosse già un progetto esecutivo e finanziato che assicurasse il completamento delle infrastrutture mancanti nelle zoneD1 e D2….. segue
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….segue…..che hanno costruito gli immobili per insediare le loro aziende; che ad oggi pagano ancora il trasporto dell’acqua potabile e dei liquami di fogna verso il depuratore di Bari; che in molti casi per raggiungere le loro aziende percorrono delle mulattiere; che hanno problemi per l’allacciamento del telefono;che non sono rintracciabili a causa della mancanza di strade, di toponomastica e di illuminazione pubblica;… segue…
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Nel plaudire l’Ing. Abbattista per aver affrontato il tema, ritengo doveroso fornire alcune precisazioni “sulla ovvietà degli interessi degli imprenditori”sollevato da virtusetveritas.
Gli imprenditori che hanno prodotto le osservazioni sono coloro:
che hanno pagato il suolo su cui insistono le loro aziende al prezzo corrente di mercato; che hanno corrisposto gli oneri di urbanizzazione con moneta sonante;… segue -
….. segue …E’ lodevole lo sforzo di Coratolive.it nel pubblicare articoli che affrontino problematiche di interesse collettivo, allo scopo di animare discussioni tese a confutare o condividere il tema in essi riportati.
Sforzo che non viene premiato in quanto il più delle volte, in luogo di un dibattito sereno e pacato, si assiste alla pubblicazione di commenti che lungi dall’affrontare il tema preposto, nell’anonimato lanciano invettive all’indirizzo di persone. -
L’intervento dell’Ing. Abbattista è apprezzabile in quanto offre un valido contributo per un dibattito propedeutico per la stesura del PUG. Un dibattito che ad oggi non registra ancora l’intervento dei rappresentanti degli ordini professionali, delle associazioni di categoria (artigiani, commercianti)delle OO. SS. dei lavoratori, nonostante si stia discutendo il futuro assetto della nostra città per il prossimo ventennio….. segue
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Complimenti al nostro giovane Ingegnere Luigi Abbattista, che conosco personalmente, sempre pieno di iniziative rivolte alla crescita della nostra Città.
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Complimenti Ing. Luigi ABBATTISTA , personalmente non la conosco , desidererei farlo , credo che sino ad ora Lei è lunico ad aver centrato il problema senza cadere . .. nell’ovvietà degli interessi imprenditoriali , utilizzando in più punti una lungimiranza risolutiva delle problematiche che attanagliano la nostra Corato ed i coratini . BRAVO
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Gennaro hai perfettamente ragione.
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MA FORSE VI SFUGGE UN PICCOLO PARTICOLARE
“”””””””””””””””””””LA CRISI ECONOMICA””””””””””
CHE CI STA’ TRAVOLGENDO.
LE AZIENDE CORATINE STANNO LICENZIANDO OPERAI
E IMPIEGATI.
LE AZIENDE CORATINE STANNO COLLOCANDO OPERAI IN CASSA INTEGRAZIONE.E L’A.I.C., L’AMMINISTRAZIONE, I SINDACATI PENSANO A COSA, ALLO SVILUPPO ECONOMICO CHE NON C’E’, GLI ASSESSORI ALLE PISTE CICLABILI, IL SINDACO DEI CORATINI ALLE FESTE, E A NOI CHE NON POSIAMO MANGIARE, METTIAMO SUL TAVOLO UN PIATTO VUOTO???
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………continua……… che fa gruppo con i propri dipendenti per vincere le sfide del mercato sempre più globalizzato e povero di stile e di valori. Se avremo capito questo potremo sperare in un migliore futuro. la CNA di Corato, Antonio Abbattista.







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