“Mio figlio è l’albero”, quando l’ecologia sposa l’arte

La Redazione

Un cortometraggio di Francesco Martinelli viene presentato nell’ambito della mostra “Fratello Ambiente, Sorella Arte”, sulle orme di San Francesco d’Assisi, il primo ecologista della storia.

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Qual è il posto migliore per piantare un albero, simbolo di un nuovo e più sano equilibrio tra uomo e ambiente?

Per rispondere a questa domanda il cineasta pugliese Francesco Martinelli ha realizzato il cortometraggio "Mio figlio è l’albero", che viene presentato nell’ambito della mostra organizzata dalla casa editrice SECOP e ospitata dal 30 settembre al 12 ottobre presso Castel S. Angelo a Roma, intitolata "Fratello Ambiente, Sorella Arte", con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Lazio, Provincia di Roma, Provincia di Bari, Comune di Roma, Soprintendenza Speciale PSAE e per il Polo Museale della città di Roma e Comune di Corato.

Il linguaggio del cinema incontra quindi quelli della pittura, della scultura, la ricerca grafica e la fotografia per rendere omaggio al "Cantico delle creature" di S. Francesco, fonte di ispirazione per la mostra, proponendo un significativo incontro tra arte contemporanea, poesia ed ecologia.

L’allestimento, molto singolare, porterà i visitatori ad immergersi in un bosco ricostruito nelle sale del castello, tra le cui fronde andare a cercare le opere degli artisti, tra stimolazioni sonore, olfattive e luminose.

La manifestazione vuole essere, inoltre, una vera e propria celebrazione del Patrono d’Italia: momento culminante dell’evento sarà infatti il 4 ottobre, in occasione della solennità del Santo.

Il cortometraggio “Mio figlio è l’albero”, prodotto da SECOP Edizioni e girato tra Puglia, Abruzzo, Lazio e Lombardia, nasce da un’idea del cineasta pugliese Francesco Martinelli, che è l’autore della sceneggiatura e il protagonista della pellicola. Le musiche sono di Rolando Macrini, che firma anche la colonna sonora della mostra, la fotografia è di Sarah Vernice e la regia di Michele Pinto.

Martinelli usa i toni di un lirismo visionario per raccontare una favola di speranza, quella dello sviluppo sostenibile e in accordo con il rispetto dell’ambiente. Alla constatazione dell’inospitalità delle metropoli contemporanee, in cui cemento e asfalto prendono il sopravvento sul verde, si oppone la visione di una spiaggia ospitale in cui la speranza di un futuro migliore può mettere radici, tra giochi di bambini e voli di gabbiani

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