La Scuola “attraente”

La Redazione

All’ITC “Tannoia” di Corato e Ruvo di Puglia si comincia con un seminario di studio sulla Scuola del benessere.

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Una scuola attraente: è davvero possibile? Una Scuola dove gli studenti innanzitutto, e poi i docenti e tutti quanti vi prestano il loro lavoro, può essere un ambiente accogliente, dove star bene?

Oggi la questione della formazione non si coniuga più soltanto con la sollecitazione delle tante intelligenze di cui i giovani sono portatori -da quella logica a quella creativa, da quella progettuale a quella affettiva, e così via-, ma anche con la necessità di garantire ai giovani il loro benessere. E’ questo il nuovo traguardo della Scuola ed è su di esso che ha voluto fare il punto l’ITC “Padre A. M. Tannoia” di Corato e Ruvo.

Ci teneva molto il Dirigente scolastico prof.ssa Caterina Montaruli a iniziare il nuovo anno scolastico con una forte sollecitazione: un seminario di formazione per docenti di tre giorni, tenuto dall’ispettore Cosimo Guido, tra i maggiori teorici della moderna pedagogia.

Problema: cosa fare di fronte al diffuso disimpegno che i giovani mostrano nei confronti della conoscenza e dell’apprendimento? Una risposta secca e positiva non si intravede ma sono però possibili strategie che invertano la tendenza.

Punto primo: occorre tener sempre presente che i giovani non sono solo soggetti di apprendimento ma persone con emozioni che il docente cercherà di “vedere” per costruire su di esse l’interesse dell’alunno. Certo, questa strategia è favorita da ambienti tecnologicamente adeguati, ma essa è sempre possibile. L’incoraggiamento è lo strumento veramente indispensabile.

Punto secondo: apprendere significa soprattutto replicare e coltivare le esperienze più significative, quelle che attivano l’interesse; il docente dovrà favorirne la ricerca senza schematismi e senza monotonia, perché intorno a quelle esperienze si organizzerà il tema di vita degli alunni, il loro modo di stare bene nel mondo.

Punto terzo: formare i giovani significa promuoverne lo stile di vita; è sempre stato così ma oggi l’attenzione si sposta dalla valenza sociale della formazione alla valenza per la persona, sapendo che star bene si può insieme con gli altri, non chiudendosi in un triste e sterile egoismo. Lo sviluppo della persona e quello delle capacità personali non ha altro termine di riferimento che il mondo, cioè gli altri.

Di fronte alle emergenze della nostra realtà, di fronte all’enorme e spesso indistinta massa di informazioni da cui siamo investiti, allo sviluppo scientifico che lascia intravedere i rischi di un’assenza di guida etica e di pensiero, alla condizione di un’esistenza priva di certezze, alle questioni ecologica, economica, interculturale, sociale, di fronte a tali emergenze quale altro “fare scuola” può infondere ai giovani il coraggio necessario per non fuggire in un qualsiasi “altrove”?

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