Cultura e politica a Corato: «oltre la polemica restano le domande e si aspettano i fatti»

La Redazione

Pubblichiamo un nuovo contributo del Prof. Gaetano Bucci sulla questione del rapporto tra Politica e Cultura a Corato.

3 7 commenti

Dopo un primo intervento in materia di Consulta della Cultura, pubblichiamo un nuovo contributo del Prof. Gaetano Bucci sulla questione del rapporto tra Politica e Cultura a Corato.

Napoleone Buonaparte non fu solo l’eccezionale stratega militare e il grande politico che tutti sanno. Egli fu anche un eccellente e rivoluzionario comunicatore. Sostenne pionieristicamente, infatti, che in epoca moderna si dovessero utilizzare parole in luogo di frasi e frasi al posto di discorsi.

Seguendo il suo indirizzo e prendendo a prestito dal generale francese Pierre Cambronne la parola gridata sul campo di Waterloo al generale inglese che voleva la sua resa, alle indecorose accuse, offese, falsità e calunnie personali di un certo “Litteratissimo Professorone” nei miei confronti, fermo e deciso rispondo: “Merde!!!”.

E vado avanti, convinto della “ragionevolezza” delle mie idee sul rapporto tra cultura e politica a Corato. Né m’interessa la pigrizia mentale di chi non riesce a leggere la metafora, di chi non apprezza il “parlar figurato”, o vede tutto in malafede.

Al comandante Antonio Longo, che considero persona intelligente, faccio invece solo osservare che, ancor prima della forza, del coraggio e della destrezza, per un Cavaliere, quale lui si perita di essere, viene la lealtà. Senza lealtà viene meno l’essenza stessa di “umana nobiltà” e “aristocratica liberalità” di un vero cavaliere. Con ciò intendo semplicemente dirgli pubblicamente che sbaglia ad attaccare la mia sfera personale non potendone contrastare le idee.

Detto questo torno alla questione centrale da me posta, la quale non riguarda le persone, neanche quella di Luigi Perrone, verso cui ovviamente ho grande stima e considerazione ma non “servile devozione”, impegnandomi a non tediare oltre su questi punti i pazienti lettori del sito CoratoLive, che pubblicamente ringrazio per il lungo dibattito fin qui ospitato.

Con il pezzo “Cultura, progettualità e potere politico a Corato” ho posto sul tappeto questioni enormi, “macigni ideali e legali” in difesa della città e di tutta la comunità. Questioni che vanno dalla “dialettica democratica” alla “libertà di espressione”, dalla “qualità della crescita culturale” alla “maturità dello sviluppo civile”, dalla “tutela della storia cittadina” alla difesa dei “diritti sacrosanti dei giovani ad un futuro migliore”, dal “rispetto della autonomia di istituti come le Commissioni e le Consulte” alla “limitazione delle già amplissime attribuzioni di potere del primo cittadino”.

Su questi quesiti ancora non sono arrivate precise ed esaurienti risposte, se non da parte del dott. Luigi Patruno, che, come tutti possono constatare, nei suoi due interventi ha preso chiara e argomentata posizione. Egli a differenza d’altri, senza “andare fuori traccia”, ha riconosciuto almeno la legittimità delle questioni sollevate dal sottoscritto ed ha espresso nel merito il proprio pensiero e la sua linea d’intervento. Una linea d’intervento che stupisce e inorgoglisce, non solo per la compostezza e l’equilibrio, quanto per “l’autonomia di giudizio” che ogni politico dovrebbe avere, e che invece è merce rara tanto nella maggioranza che addirittura nell’opposizione.

Come pure accetto le parole con cui il prof. Vito De Leo conclude il suo pezzo sull’argomento: «C’è bisogno del coraggio quando è necessario, anche se dire di sì è più comodo. Di non fare come gli altri, anche se per questo bisogna pagare un prezzo». Parole egregie a cui non posso non far seguire l’esortazione ad essere meno astratto, generico e “pilatesco” nei suoi interventi. Esortazione a parlar più chiaramente ed esplicitamente, ad assumersi precise responsabilità anche per la parte politica cui appartiene. Tanto perché la dialettica politica e culturale esige concretezza, analisi con nomi e cognomi, riferimenti a fatti e circostanze, sintesi meno indistinte e nelle quali si possa riconoscere “sotto il vello di tante pecore bianche il mascheramento delle poche nere”.

A questo punto, ostinatamente e legittimamente, ri-propongo, in termini questa volta più stringenti, le questioni sul tappeto, chiedendo ai soggetti interessati (dai partiti alle assemblee rappresentative, dai singoli consiglieri agli assessori e allo stesso sindaco), di rispondere direttamente e pubblicamente, vista la rilevanza e l’interesse manifestato dalla pubblica opinione verso questo dibattito. Tra l’altro, un eventuale utilizzo dell’“agorà informatica”, sarebbe un modo nuovo e “rivoluzionario” di rivolgersi alla città, un modo per superare il “chiuso ufficiale” della Sala consiliare e del Palazzo. Un modo per “sentire” il polso vivo della città.

Ed ecco i punti di domanda e le questioni.

1. E’ opportuno che un sindaco, per quanto abbondantemente suffragato, tenga per sé due importanti ruoli assessorili, mettendo, con tale concentrazione di poteri, a repentaglio la dialettica democratica “all’interno della stessa maggioranza”, prima ancora che con l’opposizione e la comunità cittadina? E’ questo un esempio di fiducia verso le forze che lo sostengono, sia nella città che nei partiti, o non piuttosto il contrario? E’ questo un esempio di correttezza istituzionale o non piuttosto di estrema arroganza e in fondo di timore nella propria capacità di controllo del governo della città? Che diremmo se, sempre per esempio, il capo del governo (anch’egli accentratore di poteri) tenesse per sé stesso il Ministero della Cultura e quello delle Infrastrutture e grandi opere?

2. Perché per ogni ruolo è legittimamente richiesta una specifica competenza, mentre per gli assessorati all’Urbanistica e per quello alla Cultura a Corato va bene un imprenditore idraulico in pensione, (con tutto il rispetto per gli imprenditori, gli idraulici, i pensionati e, ovviamente, per quelli che contemporaneamente assommano le tre qualifiche)? Non sarebbe meglio per il primo un vero urbanista, e per il secondo un professionista preparato? Non è forse vero che per altri ruoli si sceglie dopo attente e prolungate valutazioni di titoli, conoscenze, capacità, meriti, competenze e via dicendo (vedi, per esempio, la futura nomina del direttore artistico del teatro comunale)? Perché mai, per esempio, per la semplice revisione della caldaietta di casa bisogna rivolgersi ad un “termoidraulico iscritto all’albo”, mentre per organizzare la ben più complessa vita culturale e la struttura urbanistica di un’intera città dovrebbe essere sufficiente una persona con la licenza elementare o poco più, coll’aggiunta del sospetto del “conflitto di interessi” nel ruolo pubblico che ricopre?

3. Perché non si stabiliscono, anche ricorrendo a quanto indicato nello Statuto, regole oggettive, chiare, trasparenti e verificabili per l’accesso alla vita culturale della città, ivi compresi gli eventuali sostegni finanziari? Perchè non si fa in modo che in ciò abbiano un ruolo propositivo, attivo ed effettivo la Commissione e la Consulta per la Cultura? Perché tali enti non sono dotati di una propria specifica autonomia e di adeguate risorse? Non sono forse questi istituti di partecipazione democratica capaci di esprimere punti di vista, valutazioni e giudizi assolutamente ponderati e affidabili per i decisori politici? Se si ritiene che ciò non sia perché allora si istituiscono?

4. Perché la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e alle iniziative culturali cittadine deve passare sotto le forche caudine dei notabili di turno, dei loro capricci, delle loro idiosincrasie, delle loro aspettative di fedeltà politica? Perché non è proprio il sig. Luigi Perrone, in qualità di sindaco, a dare l’esempio di voler agire con trasparenza ed equanimità, senza creare surrettiziamente condizioni che aprono al “mercato clientelare” e al favoritismo, presunti o reali che siano?

5. Perché, soprattutto ai giovani, non vengono date più occasioni per far emergere le loro conoscenze e competenze tecnico-scientifiche, le loro potenzialità creative, le loro capacità di misurarsi con le sfide di più alto valore che il mondo odierno esige?

6. Perché – tanto per entrare in qualche “specifico” – a Corato non si è ancora giunti a determinare “un nuovo importante evento culturale a respiro e richiamo nazionale e internazionale” come invece, per esempio, hanno da tempo fatto ad Andria col “Festival dei Mondi”, a Trani con “I Dialoghi di Trani”, a Bisceglie col “Festival del Mediterraneo”, a Molfetta con una grande rassegna teatrale estiva, e in tanti altri comuni delle stesse dimensioni in Puglia e in tutt’Italia con prestigiosi ed esemplari eventi “squisitamente culturali”?

7. Perché, tanto per fare un ultimo esempio, non si investe nel ruolo propulsivo della Biblioteca Comunale quale fattore di crescita culturale dell’intera città con uno specifico piano di intervento, mentre al contrario la si mantiene nell’infimo ruolo di segreteria tuttofare dell’Assessorato alla Cultura (cosa che peraltro distoglie finanche dalla catalogazione, dal prestito e dall’assistenza ai lettori e ricercatori)?

Oltre la sterile polemica, come scrive Luigi Patruno, restano queste e altre domande e si aspettano i fatti. Quelli veri. Quelli che si concretizzano in interventi serî e adeguati investimenti, e non nella stanca “parata di veline e vetrine”.

A me non piace né fare demagogia né invadere campi che non mi competono. Sono un libero cittadino e come tale parlo ed esprimo le mie idee. Non rappresento nessuno, non salgo su pulpiti, non inquisisco alcuno, non giudico nessuno e non ambisco a niente che non sia di mio frutto. Ma questo non significa che debba regredire alla stato di “larva sociale” solo per fare piacere a qualcuno, o perché le mie idee risultano “indigeste” a qualche vanesio più o meno potente.

I diritti fondamentali di cittadinanza sono “inalienabili”. La libertà di pensiero e di espressione è la più grande conquista della modernità, che nessuno può e deve togliere a nessuno.

E’ per questo che non solo parlo, ma continuerò a farlo. E, se necessario, griderò ad alta voce le mie denunce delle libertà impedite, dei soprusi e abusi, delle arroganze e dei condizionamenti della vita pubblica di Corato. In ciò rispettando incondizionatamente, come ho sempre fatto, la dignità personale di chiunque.

Questa “sfida della cultura” non è affatto cosa da poco. Non è un capriccio su come passare il tempo libero. E non se ne esce con la stupida frase fatta e il luogo comune che “tutto è cultura”. Tale sfida, tramite la scuola e l’intero apparato produttivo (che oggi è “apparato di conoscenze”), investe invece il futuro stesso della città. Che è poi quello che interessa di più ai giovani che oggi vivono a Corato e ai giovani coratini che vivono lontano.

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Commenti

  • ducavalentino (utente non verificato)

    E’ vero che il generale francese pronunciò quella parola ma è altrettanto vero che quella parola fu l’ultima che pronunciò da generale e che Napoleone a Waterloo perse tutto. La metafora forse non è proprio azzeccata. Piuttosto che questo “scontri frontali” che non risolvono nulla – anche perché non siamo su un campo di battaglia – non è meglio mettere a fuoco il percorso e poi proporre dei piccoli, concreti, inattacabili passi in avanti? Credo nel riformismo.

  • mariopiccarreta (utente non verificato)

    Dominique Bouhours aveva in parte ragione quando affermava che solo ai francesi poteva essere riconosciuta “l’effettiva capacità di parlare” perchè gli spagnoli “declamavano” e gli italiani “sospiravano”accusando gli italiani di eccessiva magniloquenza retorica: parliamo bene ma siamo poco concreti! Credo che non sia questo il banco di dibattito per risolvere fisiologici problemi nè che giovi ad alcuno alimentare queste polemiche. Bisogna crescere!

  • mariopiccarreta (utente non verificato)

    Che il sindaco non venga dal mondo della scuola lo sappiamo ma questo non significa che sbagli considerato anche che si appoggia spesso su gente valida e che lui stesso è stato in diverse occasioni molto concreto. Nelle critiche cerchiamo di essere costruttivi e insieme di fare qualcosa di buono; non si può cambiare bandiera solo quando si traggono vantaggi.
    Se diveniamo tutti denunciatori non faremo molto per la nostra città.La libertà di giudizio è sacra ma non basta, bisogna creare

  • Attila2 (utente non verificato)

    Corato è una città in crescita, ma deve ancora crescere molto, soprattutto nelle coscienze e nel coraggio delle proprie idee. Colui il quale non esprime le proprie idee o non ha coraggio o non ha idee. Attila 2.

  • SATOR (utente non verificato)

    Costruttivo il dibattito sulla cultura aperto dal prof. Bucci. Sono state tante le osservazioni critiche e tanti gli apprezzamenti. Sono concorde con “Attila”: Se non ci sono inputs che stimolano la crescita di idee non ci sarà mai crescita culturale. Caro mariopiccarreta, Dominique Bouhours non aveva affatto ragione: Non per essere nazionalista, ma sono molti gli italiani che parlano bene e sono anche concreti. Segue

  • SATOR (utente non verificato)

    Seconda parte:
    Un dibattito, se si vuole rendere costruttivo non può essere visto sotto forma di polemica. Certo che il sindaco Perrone ha una grande capacità costruttiva sostenuta da chi gli è vicino ma ha sempre bisogno della voce di chi è fuori a guardare.

  • dylan75 (utente non verificato)

    il problema di fondo senza troppe parole e’ che perrone sia nella prima e seconda Amministrazione si e’ “voluto “circondare solo di persone incapaci che sappiano dire solo “SI padrone”,vedete corato in che situazione si trova mentre la gente colta e’ fuori..