«Consulte, commissioni? Ma la cultura è un’altra cosa»
Dopo la lettera pubblicata nei giorni scorsi a firma del prfo. Gaetano Bucci, giunge in redazione una prima replica. A scrivere è Antonio Longo, consigliere comunale in quota PDL.
Dopo la lettera pubblicata nei giorni scorsi a firma del prfo. Gaetano Bucci, giunge in redazione una prima replica. A scrivere è Antonio Longo, consigliere comunale in quota Popolo della Libertà.
«Sapevate – scrive Longo– che gli idraulici-in-pensione sono esclusi dalla CULTURA? Quella maiuscola che è appannaggio di pochi officianti gelosi? Se non lo sapevate, ora che ve lo ha spiegato il prof. Gaetano Bucci, lo sapete. Chissà quali altre categorie sociali sono escluse dalla CULTURA secondo-il-prof.-Bucci.
Forse anche quella degli accalappiacani-in-rivolta, e quella degli avvocati-senza-clienti, dei professori-in-cerca-di-identità, degli architetti-senza-casa, insomma quelle categorie che più di altre soffrono di non avere certezze.
Gli uomini di CULTURA, invece, hanno la certezza che la CULTURA debba essere organizzata, commissariata, perché no, ogni tanto anche internata per meglio essere pianificata e predicata e coniugata e magari spalmata come una marmellata.
Qualche dubbio. La CULTURA può consistere in un dibattito di idee (e meno nelle poltroncine di una commissione)? Può esprimersi in comportamenti individuali e sociali che favoriscano lo sviluppo di iniziative autonome (e meno nel ricoprire incarichi)? Può manifestarsi in qualsiasi ambito e forma (o dev’essere costretta in abiti tipici e specifici)?
Sta soprattutto nel lavoro di chi anima tanti, anche individuali, soggetti di cultura (a caso: Teatro delle Molliche, Archeoclub, Itaca, Fidapa, Pro Loco, Teatro delle Formiche, Legambiente, Anima mundi, Ambarabacicicocò, Sonicart, le Scuole) e nelle mille iniziative e opere che realizzano (o sta nell’egotismo di chi si sopravvaluta)?
Alla fine: può un imprenditore-idraulico-in-pensione fare cultura, quella seria che non ha bisogno di lettere maiuscole come cartelloni pubblicitari? Il prof. Bucci dice di no. Ma è annebbiato dalle frustrazioni della provincia culturale, la provincia interiore delle persone come il prof. Bucci.
Chi vive nel provincialismo culturale non vede, per esempio, che un imprenditore-idraulico-in-pensione può esprimere un grado elevato di cultura amministrativa, cioè di quella cultura che lo mette in grado di leggere la società, una comunità, e di interpretarla e di orientarla con un’azione di governo, migliorabile quanto si vuole ma che rappresenta una testimonianza certa di cultura.
Consulte e commissioni culturali? Con tutto il rispetto di chi le rappresenta, sono le riserve del provincialismo culturale».
Commenti
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Vogliamo la monarchia….e qualche quotidiano sportivo o libro da leggere durante le sedute fiume del consiglio comunale
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x vanessa: In compenso però la sua risposta è mi strappa un sorriso: perchè tira in ballo quello che lei, con un ulteriore luogo comune, definisce “sesso debole”? Dove ha visto nel mio post una polemica sessista contro il genere femminile? Cose da pazzi! Infine, io non ho nessun “complesso in merito”, come lei insinua subdolamente. Forse ce l’ha lei, se per difendersi da una critica personale deve tirare in ballo tutto il genere femminile, quando io ho criticato solo LEI. Cordiali saluti
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x vanessa: io non impedisco niente a nessuno, nè tantomeno ho tentato di impedire a lei di esprimere il suo pensiero, ma sono libero di criticare quello che scrive. Lei è libera di credere a ciò che vuole, non sono cose che mi riguardano. E’ che scrive delle cose così inverosimili!
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Un monaco Zen parlò al proprio maestro: “Solo la tua sola presenza mi rassicura e le tue parole mi guidano. Tu sei la mia luce.” “Figliolo, che te ne fai dell’illuminazione di un altro? Restare qui è utile, non puoi brillare di luce riflessa! Allontanati, medita in solitudine e ritorna da me solo quando avrai trovato l’illuminazione.” Addolorato ma fiducioso nelle parole del maestro, il monaco se ne andò. Usci dal monastero ma si smarrì nel buio della notte e nessuno lo vide più.
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caro frgr01gs o chi per lui,se scrivo questo è perchè lo credo e non puoi certo impedire ne me ne altri di scrivere o commentare qualcosa,di, anzi se rispondi a quella maniera contro il sesso debole si vede che hai dei complessi in merito, meriteresti solo una non risposta, pensa al tuo di piattume…di sicuro ve ne è molto…a buon intenditor…
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x vanessa: cosa?????? quello che scrivi (anche commentando altri articoli) è un florilegio di pensieri in libertà, ovvietà di un piattume desolante …. gli umili …. le mani …. Dio ….l’anima ….. La cultura può farla chiunque, anche un analfabeta ….. un mendicante …. un potente ….. I nostri avi!!!!!! Una nuova seguace del pensiero debole!!! Poveri noi!
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x vanessa: cosa?????? quello che scrivi (anche commentando altri articoli) è un florilegio di pensieri in libertà, ovvietà di un piattume desolante
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L’ignoranza è madre della felicità e beatitudine sensuale
(Giordano Bruno)
meditate…meditate…meditate… -
Pardon: per un lapsus ho confuso il Prof. Vangi con il Prof. Bucci! Che strano!
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E’ vero tutti possono far cultura, anche gli idraulici in pensione. Però un idraulico in pensione quando si parla di cultura pensa subito a Pippo Franco. Il prof. Vangi (che non conosco) intimamente penserebbe a un convegno di Amartya Sen (uno a caso i cui libri costano meno di quello di Fabrizio Corona).
E sinceramente non capisco il riferimento del consigliere Longo nel suo articolo a chi riesce a far cultura (comprese le librerie) autonomamente e indipendentemente dall’Amministrazione! -
Del resto diceva mio nonno, che se qualcuno sapeva leggere, invidiava quel tempo in cui era analfabeta, ricordando quanto era felice nel non sapere…
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La cultura può farla chiunque, anche un analfabeta, un mendicante e non necessariamente un potente un ricco uno studioso! Gli umili ci hanno insegnato che i titoli non servono quando vincono le idee.La vita ci insegna che le parole servono ma le mani ci fanno vivere…tra il dire e il fare ce ne passa di acqua!I nostri avi hanno costruito anche senza saper leggere, hanno amato lavorando amando Dio e la natura che nutriva la loro anima…
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Condivido buona parte dello scritto di Longo – soprattutto quando insiste sul non voler collegare la cultura con il “titolo” sul biglietto da visita (dott., prof.,…). Detto questo però, le Consulte servono e serve anche la Consulta per la Consulta. Non funzionano come dovrebbero e si trasformano in quelli che – in un altro articolo apparso su questo sito – il prof. Vangi definisce “bla bla assembleari”? L’errore non è nello strumento ma nelle regole che si dà chi lo adopera.
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Io, caro cons. Longo, non sapevo che una persona normale e quindi anche un idraulico in pensione potesse fare contemporaneamente il Sindaco, l’assessore all’Urbanistica, l’assessore alla Cultura e l’idraulico in pensione.
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——————————————————meglio non rispondere a certi discorsi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!scriva pure frg01gs







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