Una poetessa coratina a Belgrado: intervista a Luciana De Palma

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A primo impatto Luciana De Palma mostra una grazia armonica, composta, gentile, come se i cassetti del suo mondo fossero sempre ordinati e sprigionassero di continuo un tenue odore di mughetto, come se nulla potesse mai sfuggire al suo controllo neanche se a volerlo fosse lei stessa.

Un’aura apollinea e ammaestrata che d’un tratto svanisce quando si inizia a parlare di poesia. Della sua poesia.

È proprio allora che Luciana mostra una passione che è anche tormento, un genio limpido capace di evocare ombre e demoni da decifrare, da amare con fervore fino allo struggersi o all’arrendersi vinta dall’agonia del tempo.

Irrompendo nella sua poesia la sua natura si mostra per quello che realmente è: complessa nella sua limpidezza, rivoluzionaria nella sua pacatezza, audace nel suo continuo trattenersi.

Aveva ragione Goethe quando diceva che chi desidera capire il poeta, deve andare nella terra del poeta; e la terra di Luciana De Palma è tutta lì, nei suoi versi, zona franca capace di rendere facile il difficile, limpido il torbido, digeribile l’indigesto.

Sotto la sua penna anche i segreti incomprensibili dell’animo umano diventano commestibili. Quando scrive, e scrive sempre, sembra stia dipanando la sottile matassa ingarbugliata dei sentimenti, un lavoro assai diverso dai tanti poeti che in nome di malintesi impegni teorici, sono indecifrabili persino a loro stessi.

Ed è proprio per questo che, con solo due libri pubblicati (“La candela rossa” con la casa editrice indiana India Inter-Continental Cultural Association nel 2002 e “Risacche" con la Secop Edizioni nel 2007), la sua poesia ha vinto la “civilizzazione” e sta riscuotendo riconoscimenti internazionali, tanto da farle meritare il titolo di rappresentante italiana del Meeting Internazionale degli Scrittori che si terrà a Belgrado il prossimo settembre.

L’abbiamo incontrata proprio per saperne di più.

Allora, Luciana, parlaci di questa grande novità
Quando il mio editore (Peppino Piacente della Secop, n.d.r.) mi ha dato la notizia quasi non ci credevo, è stata una sorpresa bellissima. Mi emoziona l’idea di esportare qualcosa che è mio, che mi appartiene. Qualcosa di non tangibile, fatto di sogni, di desideri e di emozioni. In più è elettrizzante confrontarsi con poeti provenienti da tutto il mondo: è un’esperienza che può limare positivamente l’ego di un artista. L’unico problema è che ho il terrore dell’aereo.

Non sarà certo questo a fermarti. Raccontaci come sei stata scelta.
Dragan Mraovic, l’organizzatore dell’evento, ha avuto modo di leggere “Risacche”, la mia ultima raccolta, rimanendone favorevolmente colpito. Ha deciso così di scegliere me, insieme ad un‘altra poetessa di Roma, per rappresentare l’Italia al Meeting. In più curerà la traduzione in serbo del mio libro, cosa che mi riempie di gioia e di orgoglio: basti pensare che Mraovic ha curato la traduzione dell’intera Divina Commedia e delle opere di Gabriele D’Annunzio e di Giacomo Leopardi.

Un lavoro non proprio semplice.
Il titolo sarà sicuramente modificato. Le traduzione di “risacche” in serbo non richiama le stesse immagini del termine in italiano, in quanto è legato più allo scorrere del fiume che al rifluire delle onde del mare. Anche la copertina sarà diversa: per l’edizione italiana è stata realizzata dall’artista ruvese Pasquale Gadaleta, mentre per quella serba ci sta già lavorando un artista del posto.

La copertina dell’edizione italiana, tra l’altro davvero molto bella, rappresenta la stilizzazione di un naufrago che si appiglia alla luna per non affondare. Ci puoi spiegare il significato?
Semplicemente che non mi sento mai salva, mai approdata ad una riva definitiva. Ogni giorno è un giorno di cambiamento, in cui si mutano le motivazioni e gli sproni come un continuo naufragare. Ma si trovano anche degli appigli, come la luna nel disegno, che è la voglia di essere catapultata nelle cose belle, luminose. Ma l’appiglio non rappresenta mai una sosta definitiva. Fermarsi significherebbe inaridirsi, perdersi davvero.

Parliamo di poesia. Non è anacronistico essere una poetessa nel 2008?
(Sorride). In realtà scopro ogni giorno persone impensabili che amano leggere poesie e altrettante che si dilettano a scriverne. La poesia non è mai anacronistica: è come dire che l’uomo è anacronistico. Se da questo nuovo millennio togli il progresso tecnologico, rimane l’uomo nudo con le sue paure, le sue volubilità, le sue irrisolutezze. L’uomo in quanto tale, finito nella carne ma infinito nello spirito. Insomma, rimane la poesia. Che è il riconoscere a se stesso il diritto di darsi tempo, chiudere il mondo fuori e bearsi nella propria privacy mentale. Ecco, la poesia è un diritto. Quello che auguro a tutti è di riprendersi il proprio tempo, di leggere anche solo una pagina, anche solo poche righe, anche per un solo minuto al giorno: sono sufficienti perché abbiano un’eco che duri il resto della vita.

Questo metterti a nudo e “stendere” le tue emozioni e le tue debolezze non ti fa sentire a disagio?
Affatto. Le mie debolezze sono molto simili a quelle dei miei lettori, ed io cerco di tradurle in versi nel modo più naturale possibile. Le parole troppo forbite allontanano la poesia dai lettori. Lo stesso Dragan Mraovic mi ha detto che non ha difficoltà a tradurre le mie poesie perché sono semplici. Poi ha aggiunto che semplicità non significa banalità, anzi! Avere un linguaggio semplice significa aver fatto cadere delle infrastrutture inutili che ti allontanano dalla purificazione.

Cosa ti spinge a scrivere poesie?
Io parto sempre dalle mie paure. È dalle paure che si parte per nuovi lidi. Ogni volta che ho paura so che è il momento di mettere remi in spalle e partire; e partire per me è scrivere. In questo viaggio io attraverso le mie paure, le mie mancanze, gli abbandoni e li supero, ma senza cancellarli perché nulla, neanche la poesia, può cancellare i solchi dell’anima. Piuttosto è un modo per condividerli con se stessi e con gli altri. Quando termino una presentazione è bello vedere occhi rapiti, a volte lucidi, quasi sempre contemplativi. Una volta una ragazza scoppiò a piangere dopo la lettura di “A mio padre”.

È una cosa inizialmente che mi ha spaventata perché mi attribuiva un potere di cui non immaginavo l’intensità. Ma nello stesso tempo mi fece sentire autentica, capace di sentimenti veri e universali. Ho capito allora che chi scrive è esattamente come chi legge, con la differenza che ha la possibilità di osservare mantenendo un occhio fuori e uno dentro al verso. Per questo motivo ritengo che qualsiasi cosa venga messa su carta non ci appartiene più, ma diventa di chi la legge.

Quanto la città di Corato ha contribuito a fare di te una poetessa?
Fino a qualche anno fa davo per scontata questa città. Ora invece, quando me ne allontano e poi ci ritorno, sento un odore intenso di spighe di grano, di ulivi, di erba incolta. Sento il profumo di questa terra e mi sembra di tornare da mia madre. Può sembrare una cosa scontata, ma vale davvero la pena scoprire le proprie radici. Col tempo si impara a riconoscere in quelle radici un senso di casa e di protezione, ti ricorderanno sempre e ovunque chi sei e da dove vieni.

Progetti per il futuro?
Sto scrivendo un romanzo e un libro di racconti, un’esperienza assai diversa dallo scrivere poesie. In prosa tutti i personaggi devono essere portati a galla. Il romanzo si intitolerà “Il Piacere”, il libro di racconti “Dalla finestra”, ma per il momento non posso svelare altro. Per il resto, come al solito, mi nutro di vita e di esperienze che è il compito più importante per chi vuole scrivere.

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Commenti

  • PhilipMorris (utente non verificato)

    scommettiamo che anche stavolta nessuno commenterà?
    E’ bello che qualcuno ancora creda nella poesia,sarà un fiore nel deserto della nostra società,ma serve a renderla più umana,più vera.
    Ora torniamo a pensare a Fabrizio Corona e le sue mutande andriesi e cereali coratini.

  • arte_17 (utente non verificato)

    complimenti e complimenti alla redazione……….

  • mestcafethe4th (utente non verificato)

    Complimenti a Luciana …ma anche a Fabio Ferrante….. Non sempre leggo gli articoli di qst sito ma trovo che questo sia stato scritto PERFETTAMENTE con uno stile in totale sinfonia col tema trattato.
    Complimenti Fabio!

  • fatamina (utente non verificato)

    Brava Luciana, non ti conosco ma sono anni che ho un libro un pò in mente e un pò in un cassetto ma non riesco a definirlo…complimenti a te che ce l’hai fatta!

  • fonzy80 (utente non verificato)

    complimenti collega!!! non ti ferma più nessuno. Se hai un problema… io starò qui ad ascoltarti… fischia grida… in qualunque modo… io ti sarò vicino!!!

  • limo72 (utente non verificato)

    io ho letto il libro risacche, le poesie sono molto belle e profonde, chi ti ha ispirato tanta naturalezza. Se puoi rispondi.
    ciao e complimenti.

  • mammina (utente non verificato)

    bravissima luciana.
    ho il piacere e l’onore di conoscerla e apprezzo il suo lavoro e la sua nobile personalità.
    vi garantisco…è tutto meritato!

  • ingluigi (utente non verificato)

    …non ho mai commentato un’articolo, ma credo che il momento per farlo è giunto perchè la causa è davvero nobile…!!!Non conosco Luciana e non me ne intendo di poesie, ma penso che chiunque leggendo l’intervista possa apprezzare il lavoro durissimo fatto per ottenere un riconoscimento simile; in un’epoca dove si preferisce il superfluo al sacrificio, l’impresa risulta sicuramente EROICA e le ragazze come lei in via di estinzione!!!CONTINUA A CREDERCI…IN BOCCA AL LUPO!!!

  • peppino (utente non verificato)

    Brava Luciana! Complimenti di cuore

  • leslie (utente non verificato)

    Complimenti Luciana non sapevamo che avevi questa dote artistica nascosta,brava e ancora congratulazioni!!!!!!!!!!!