Aldo Moro nella memoria della figlia Agnese

Vittorio Vaccaro

“Aldo Moro: per non dimenticare” è il tema dell’incontro organizzato dalla “Comunità dei braccianti” e tenutosi ieri sera presso il Chiostro del Palazzo di Città.

4 4 commenti

Testimonianze, citazioni e ricordi intimi del percorso umano e politico che ha caratterizzato la vita di Aldo Moro, i primi anni della sua partecipazione come quelli delle coraggiose scelte istituzionali, fino agli ultimi giorni di prigionia prima dell’esecuzione da parte delle Brigate Rosse.

“Aldo Moro: per non dimenticare” è il tema dell’incontro organizzato dalla “Comunità dei braccianti” e tenutosi ieri sera presso il Chiostro del Palazzo di Città.

Attraverso la lettura dei suoi ultimi scritti, le domande del giornalista Franco Tempesta e la memoria della figlia Agnese, del sen. Giuseppe Giacovazzo e del prof. Peppino Scaringella, presidente della Comunità dei Braccianti, emerge l’immagine del Moro più familiare, del marito e padre di famiglia, dell’amico affettuoso, del docente appassionato.

Un’immagine che non intacca, anzi rafforza la posizione fortemente critica dell’uomo, del prigioniero, nei confronti della gestione dell’ “affaire” da parte del Governo e del partito.

“Sacrificato ad una assurda Ragion di Stato”, come ricorderà il Sindaco Luigi Perrone nel suo intervento di apertura.

Agnese Moro, figlia dello Statista e autrice del libro “Un uomo così”, ricorda l’emozione seguita al ritrovamento delle lettere paterne, dopo anni dall’infausto maggio del ’78.

“Lettere assolutamente autentiche”, sostiene, come gli appelli rivolti al partito, a Benigno Zaccagnini o al Pontefice compagno di studi, Paolo VI, che rispose ai rapitori con la contraddittoria e nota richiesta di “rilascio senza condizioni”.

Lettere che “nonostante il tempo costituiscono un ricordo mai scontato”.

Un ricordo del politico e dell’uomo, senza dimenticare la dimensione spirituale, la sua fede.

Episodi e aneddoti aprono al rapporto tra Moro e Luigi Sturzo (“grande uomo politico, grande democratico e antifascista”). Il Presidente “aveva un contatto profondo con la fede”, racconta Agnese, “ma non faceva derivare da essa la propria azione politica. Ha sempre riconosciuto nella DC non un partito cristiano, ma un partito di cristiani”.

Tornerà alla memoria il politico legato al meridione e alla sua “ricchezza morale”, i comizi in Piazza Cesare Battisti, a Corato, “tanto appassionati da annullare le differenze politiche” con il caratteristico “calore razionale” che il prof. Scaringella, presidente della Comunità Braccianti, ricorda e celebra, diversamente dai “leader moderni che vogliono divertire il popolo”.

Quanto al rapimento, per Agnese Moro le ragioni politiche sono chiare, evidenti: “Hanno colpito Aldo Moro per attaccare un particolare aspetto della democrazia, quello che difendeva i ceti esclusi e promuoveva la partecipazione. Questa storia è stata colpita”. Eppure, oggi, “questo stesso aspetto della democrazia lo vedo manifestarsi in tanti momenti”.

Scorrono alle spalle dei relatori, durante i ringraziamenti che precedono la conclusione dell’incontro, le ultime parole dello Statista: “Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta”.

Sempre “per non dimenticare”.

Prima della serata il prof. De Leo, in qualità di direttore del periodico del Centro Studi “Aldo Moro”, “Il Cambiamento nella solidarietà”) ha intrattenuto una interessante conversazione con Agnese Moro, che ha 56 anni, è sociopsicologa, vicepresidente del Gruppo CERFE (un Coordinamento di enti di ricerca sociale senza fini di lucro) e vice presidente dell’ASDO (Assemblea delle donne per lo sviluppo e la lotta all’esclusione sociale). E’ impegnata nelle attività dell’Accademia di Studi Storici Aldo Moro. Ha curato il volume Attualità dei diritti umani (Rosenber & Sellier, 1996).

Parlando con la tanta gente che ha incontrato recentemente e non solo (Terlizzi, Ruvo, Andria, Putignano, ecc.) ha approfondito certi aspetti di suo padre?
“Sì, mi è successa una cosa molto bella, imprevista ed imprevedibile: dal rapporto con gli altri mi sono tornati indietro pezzi della vita di mio padre”.

Nei suoi incontri pubblici che cosa le chiedono? La interrogano di più sulla figura umana o sul pensiero politico di Aldo Moro?
“E’ chiaro, che essendo io la figliasi parte dalla figura umana e vogliono conoscere anche le sue piccole abitudini. Ma poi vogliono sapere il percorso che lo ha portato a essere così esposto. Le sue idee sul compromesso storico, che cosa accadde in quei 55 giorni.

Come lo vedono i giovani Aldo Moro?
“In genere i ragazzi attraverso Aldo Moro si accostano alla storia della Prima Repubblica che oggi viene messa tra parentesi come se fosse stato tutto brutto, tutto negativo. Per i giovani i partiti di allora, presenze vere nella società, risultano incomprensibili. Oggi sono così esili, affidati alla comunicazione televisiva. C’è un Italia più bella di quella che uno immagina, piena di risorse, di intelligenza: io la incontro parlando di mio padre”.

Com’era il suo papa?
“Papà era un uomo complesso, con una grande capacità di pensare, fare, comunicare. Era un uomo per bene che ha lavorato sempre per il bene del suo Paese, per il progresso dei ceti più svantaggiati. Il mio compito è restituirgli un po’ della sua verità. Altri si occupano di sceverare con competenza tutti i retroscena , i misteri del caso Moro. Che sia fatta piena luce è un’esigenza del Paese, non solo di noi familiari.

Tornando al pensiero politico di Moro, suo padre sentiva che era necessario aprire una nuova fase?
Aveva presente la sostanza nuova della società italiana, molto inquieta, ma anche piena di aneliti di giustizia. La politica aveva il compito di cambiare per essere fedele alla rappresentanza di questa nuova società. Nelle elezioni del 1976 si erano affermati due grandi partiti, DC e Pci, e bisognava tenerne conto.

Concludendo, possiamo dire che Agnese Moro ha inteso soprattutto restituire un immagine diversa da quella politica rendendo pubblico “il lato più intimo di mio padre perché Aldo Moro non appartiene solo alla sua famiglia ma, anche a tutti gli italiani che l’hanno amato”.

avatar

Commenti

  • francescostolfa (utente non verificato)

    Bella iniziativa. La politica con la P. maiusola esite ancora! Sono dispiaciuto per non aver potuto partecipare (per impedimenti insuperabili). Ma la figura di Moro va approfondita e non solo sul piano storico. La sua perdurante attualità appare evidente. Sarebbe interessante approfondire, in particolare, sul piano culturale, il suo rapporto con De Gasperi e con il cattolicesimo liberale. Alla prossima; e complimenti agli organizzatori.

  • biblio (utente non verificato)

    domanda: ma era presente il Centro Studi Politici Aldo Moro di Corato??

  • figliolia (utente non verificato)

    “Sacrificato ad una assurda Ragion di Stato” ha ricordato il Sindaco Luigi Perrone, nel suo intervento.
    PAROLA DI UN LATTANZIANO DOC!

  • lupenzenigada (utente non verificato)

    Siamo tutti pienamente d’accordo nel ricordare Un Grande della Storia Italiana come lo è stato il Sign. Aldo Moro, che ha lasciato(non certo per Sua volontà)nei libri di Storia il 9 Maggio1978 in grassetto…però vi sembra giusto fregarsene di altri 2 Uomini,che anch’essi sono stati brutalmente assassinati,come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino?