«Per un bilancio comunale veramente partecipato»
Una nota del Presidente del centro Studi Politici “Aldo Moro” Prof. Vito De Leo.
Una nota del Presidente del centro Studi Politici “Aldo Moro” Prof. Vito De Leo.
«A differenza degli anni precedenti, quei pochi cittadini che hanno accolto l’invito tramite manifesto pubblico dell’assessore al bilancio Massimo Mazzilli, quest’anno, a causa della concomitanza dell’elezioni politiche ed amministrative, non hanno avuto la possibilità di contribuire alla redazione del bilancio comunale di previsione 2008. Se ne parlerà, subito dopo l’insediamento, nel nuovo Consiglio comunale nei primi giorni di giugno, nonostante la scadenza di legge prevista per il 31 maggio.
Per quanto concerne i contenuti essenziali e le priorità che a nostro avviso dovrebbero caratterizzare il documento contabile in discussione facciamo riferimento alla nota trasmessa e pubblicata giorni fa dal titolo “Le sfide che attendono il nuovo Consiglio comunale”.
Riservandoci di intervenire in modo più circostanziato nel merito del documento contabile subito dopo la sua approvazione da parte del Consiglio comunale, è sull’aspetto della partecipazione che intendiamo ora esprimere alcune considerazioni, come più volte sottolineato nelle precedenti assemblee relative alla presentazione del Piano Urbanistico Generale (PUG), del Programma Integrato di Riqualificazione delle Periferie (PIRP) e del
Programma della Consulta della Cultura, in cui la presenza dei cittadini, delle associazioni e delle scuole è stata minima.
In tutti questi incontri organizzati dall’Amministrazione comunale le presenze registrate non superavano, mediamente, le venti unità. Per una città che conta una popolazione residente di oltre 47.000 abitanti, c’è da chiedersi se effettivamente il difetto è nella comunicazione istituzionale o nella mancanza di senso civico della cittadinanza o in entrambi i casi.
Il Centro Studi Politici “A. Moro” ha più volte proposto agli amministratori comunali di delineare, attraverso un accordo di programma, un piano di lavoro comune finalizzato a rendere più proficua ed efficace la collaborazione e più sistematica la partecipazione dei cittadini alle scelte politico-amministrative. Le assicurazioni fornite dal sindaco e dagli assessori che si sono avvicendati nei vari incontri tenuti con i sodalizi cittadini non hanno prodotto ancora i risultati da tutti auspicati. I tempi sono maturi per un riconoscimento ed uno spazio democratico per un volontariato che non sia solo testimonianza sociale negli interventi e nei servizi a favore della comunità, ma contestualmente soggetto politico, espressione di una società civile impegnata nella rimozione della cause del disagio, nell’affermazione, tutela, difesa e promozione dei diritti di cittadinanza.
Quello che proponiamo, insomma, in coerenza con lo Statuto comunale, che mi auguro sia quanto prima dotato dei regolamenti attuativi degli istituti di partecipazione, è la costituzione di un “Laboratorio urbano”, che faccia proprio il motto “Una città per tutti”, formato da cittadini stanchi di lamentarsi della bassa qualità della vita e di contestare l’inerzia delle istituzioni, la chiusura dei partiti ad un reale rapporto con la cittadinanza attiva, desiderosi di uscire dalla condizione di dipendenza, superficialità qualunquismo, deresponsabilizzazione e disaffezione alla politica.
In altri termini, propongo la condivisione di un impegno culturalmente e socialmente trasversale, lasciando che in altri ambiti i singoli e le associazioni operino in assoluta libertà le scelte più congeniali al proprio ruolo. Sarebbe utile ed interessante costituire una rete sinergica di forze singolarmente attive nella ricerca di una programmazione integrata sulla città, attraverso un costante confronto fra le diversità e le singole esperienze.
E’ questo il punto di partenza del cosiddetto “Bilancio partecipato”. Un bilancio, cioè, in cui la politica si fa incontro, ascolto, ma soprattutto azione diretta, partecipazione autentica che consenta ai cittadini di scegliere democraticamente come e dove investire le risorse del proprio Comune.
Proviamo ad immaginarne il percorso, le tappe, i tempi del prossimo bilancio di previsione 2009, che dovrebbe essere avviato subito dopo l’estate ed essere approvato, secondo legge, entro il dicembre 2008.
In sintesi: il bilancio di previsione verrà redatto al termine di un ciclo di assemblee pubbliche, nel corso delle quali sindaco ed assessori discuteranno e decideranno insieme ai cittadini gli interventi più importanti da realizzare nel corso dell’anno. Questo rappresenterebbe il primo dei due momenti di confronto tra cittadini e amministratori da realizzarsi in tempo effettivamente utile, senza attendere le varie proroghe governative al termine fissato per legge al 31 dicembre. Il secondo ciclo di assemblee dovrebbe tenersi prima della discussione consiliare sul bilancio consuntivo, non più tardi del mese di ottobre, per rendere conto, in termini di efficacia, efficienza ed economicità dei risultati raggiunti.
La partecipazione si realizza innanzitutto su base territoriale: la città è divisa in quartieri. Nel corso di riunioni pubbliche la popolazione di ciascun quartiere è invitata ad esprimere i propri bisogni e a stabilire delle priorità in vari campi o settori (ambiente, educazione, salute, ecc.)A questo si aggiunge una partecipazione complementare organizzata su base tematica attraverso il coinvolgimento di categorie professionali o lavorative (sindacati, imprenditori, studenti…).Ciò permette di avere una visione più completa della città, attraverso il coinvolgimento dei cosiddetti settori produttivi della città.
La municipalità o Comune è presente a tutte le riunioni di quartiere e a quelle tematiche, attraverso un proprio rappresentante, che ha il compito di fornire le informazioni tecniche, legali, finanziarie e per fare delle proposte, attento, però, a non influenzare le decisioni dei partecipanti alle riunioni.
Alla fine ogni gruppo territoriale o tematico presenta le sue priorità all’Ufficio di pianificazione, che stila un progetto di bilancio, che tenga conto delle priorità indicate dai gruppi territoriali o tematici. Il Bilancio viene alla fine approvato dal Consiglio comunale.
Nel corso dell’anno, attraverso apposite riunioni, la cittadinanza valuta la realizzazione dei lavori e dei servizi decisi nel bilancio partecipativo dell’anno precedente.
Di solito le amministrazioni comunali, visti anche i vincoli di bilancio cui sono tenuti per legge, riconoscono alle proposte avanzate dai gruppi dei cittadini la possibilità di incidere su una certa percentuale del Bilancio comunale.
In conclusione, si tratta di uno strumento che serve per dare conto ai cittadini del progetto operato, nel tentativo di rendere trasparenti e comprensibili all’esterno i programmi, le attività e i risultati raggiunti.
Obiettivi nobili, da tutti decantati ed auspicati nella recente campagna elettorale, che devono essere assolutamente perseguiti in questo importante momento di avvio della nuova consiliatura, per capire prima e meglio quali siano le attese e i bisogni della nostra comunità».
Commenti
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Solo belle parole, di proposte al bilancio nemmeno una. E’ possibile sapere dove è ubicata la sede del centro studi politici “Aldo Moro”?
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Libri per capire di più ed approfondire:
* Collana Timone, Gli Enti Territoriali, XXI Ediz. Simone 2007
* Paul Ginsborg, la democrazia che non c’è, Einaudi;
* Norberto Bobbio, il futuro della democrazia, Einaudi;
* Norberto Bobbio, l’età dei diritti, Einaudi;
* Giovanni Allegretti, l’insegnamento di Porto Alegre, Alinea;
* Paolo Bertolotti, ci sono anch’io, KC edizioni;
* Thomas Benedikter, democrazia diretta più potere ai cittadini, Sonda. -
Bilancio partecipativo: la ragion pratica, esempi: Grottammare (AP).
Attualmente governa una Lista Civica “mista”, liberi cittadini e persone di partito; in due anni, 15mila abitanti, hanno approvato il nuovo Piano Regolatore Generale, non accade da 25 anni.Pierpaolo Fanesi racconta:
[…]La partecipazione è determinante per gli amministratori stessi[…]un primo ciclo assembleare, gli amministratori ascoltano i cittadini[…]come strumento di controllo[…]
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[…]un ulteriore passeggio è il tavolo tecnico di quartiere[…]il secondo ciclo si chiama, decido anch’io[…]con un accordo di programma in pianificazione[…]grazie ad un percorso partecipativo fatto sul Piano Regolare abbiamo fatto un intervento di piano togliendo volumetrie[…]
Avete letto bene, l’esperienza di Grottammare insegna che se i cittadini partecipano al processo decisionale i tempi non si allungano…
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…ed in più cosa forse più unica che rara, il piano non è basato sulla crescita e quindi sull’aumento del consumo dei suoli.
Leggete, leggete, leggete.
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Si può conoscere l’indirizzo della sede del centro Studi Politici “Aldo Moro”? Esiste a Corato questo centro o è una invenzione del prof. De Leo?







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