I furti mettono in difficoltà la “Comunità Incontro”

Salvatore Vernice

La Comunità Incontro, legata al nome di don Pierino Gelmini, ha nella zona a cavallo fra i territori di Corato e Andria, una comunità formata da una ventina di persone.

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Due furti in pochi mesi stanno creando non poche difficoltà ai ragazzi della “Comunità Incontro” di Corato, in contrada San Vittore.

L’ultimo è avvenuto nella notte tra venerdì e sabato scorso, quando da alcuni locali, non molto distanti, dagli alloggi dei ragazzi della Comunità, un gruppo di malviventi ha portato via diversi attrezzi agricoli, fra cui anche due trattori.

La Comunità Incontro, legata al nome di don Pierino Gelmini, ha nella zona a cavallo fra i territori di Corato e Andria, una comunità formata da una ventina di persone, fra coordinatori e ragazzi che stanno tentando di uscire dal tunnel della droga e dell’alcolismo, grazie anche al lavoro nei campi in cui sono impegnati quotidianamente.

«Questo ennesimo furto – fanno sapere dalla Comunità – ci costringerà per il momento a sospendere o a rallentare, tutti quei lavori che in questo periodo avevamo programmato.

Il lavoro sulle terre adiacenti ci permetteva di fornire quei prodotti che servono anche per l’autosostentamento, oltre che soprattutto a dare ai nostri ragazzi un compito che ha l’obiettivo di tenerli occupati, oltre ad un lavoro di dialogo costante, anche a quello della manualità, per insegnare loro un lavoro nei campi che potrebbe tornare utile al termine del loro percorso di reinserimento».

Gran parte degli attrezzi erano stati acquistati direttamente dalla Comunità Incontro, ma altri invece erano il frutto di donazioni da parte di alcune associazioni del territorio.

«I furti che abbiamo subìto, vanno al di là di una sottrazione illecita fine a se stessa, e non ci permetteranno per diverso tempo di poter continuare il nostro lavoro agricolo e di recupero. Il nostro vuole essere anche un appello a chi ha commesso questo furto, affinché possa restituirci i materiali sottratti, permettendoci così di continuare a svolgere la nostra attività.

Vogliamo poi rivolgerci anche alle autorità competenti, affinché si possa predisporre nelle zone rurali del territorio, una maggiore sorveglianza per proteggere chi, come noi, crede nel lavoro agricolo anche come strumento di reinserimento nel mondo del lavoro a favore di quei ragazzi che vogliono uscire dal triste mondo del disagio sociale».

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