Coratina 56enne muore dopo un calvario in ospedale: la Procura apre un’inchiesta

La Redazione

Ora il fratello della donna ha presentato un esposto in conseguenza del quale il sostituto procuratore Angela Morea ha aperto un’inchiesta per fare piena luce sulla vicenda.

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E’ morta giovedì scorso nelle stanze dell’Ospedale San Paolo di Bari una donna coratina di 56 anni dopo un calvario che l’ha vista passare in meno di un mese attraverso quattro interventi chirgici che, evidentemente, non sono stati sufficienti a salvarle la vita.

Ora il fratello della donna ha presentato un esposto in conseguenza del quale il sostituto procuratore Angela Morea ha aperto un’inchiesta per fare piena luce sulla vicenda.

Tutto è iniziato il 27 Febbraio scorso con il ricovero della 56ennne coratina presso la struttura ospedaliera di Terlizzi a causa di una bronchite cronica. I successivi accertamenti consentirono di scoprire una ulteriore patologia, ovvero l’addome acuto", un’infezione causa di forti dolori.

La signora fu quindi trasferita presso l’Ospedale San Paolo di Bari per sottoporsi ad intervento chirurgico ed evitare che l’infezione degenerasse.

Ma, subito dopo l’operazione, le condizioni della donna peggiorarono.

Per tentare di ristabilire un quadro clinico accettabile, la donna fu sottoposta ad altri tre interventi chirurgici nelle settimane successive.

Anche questi senza esito, visto che la paziente il 24 Marzo venne trasferita nel reparto rianimazione del nosocomio barese dove morì l’8 Maggio scorso.

Dopo l’esposto del fratello sono partite le indagini da parte del nucleo di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza che ha già acquisito le cartelle cliniche della donna. 

Il sostituto procuratore Morea pare anche intenzionato a disporre l’autopsia sul corpo della donna per capire se all’origine del decesso vi sia stata una negligenza dei medici oppure una causa indipendente dall’operato dei sanitari.

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Commenti

  • debora_58_58 (utente non verificato)

    Era già nelle mie intenzioni commentare i problemi della malsanità nel sud-Italia,poichè io per prima sono stata vittima e vivo per miracolo.Come se non bastasse,a causa della negligenza dei medici, mio marito ha subito mesi fa un trapianto di fegato, è vivo grazie all’efficienza del prof. e dell’èquipe del Centro Trapianti-Pisa.Questo si poteva evitare se avessimo medici capaci, coscienziosi e non speculatori sui problemi di salute della gente.
    Vergognatevi, fate i calzolai,anzi neanche quello