Per un nuovo progetto di cittadinanza attiva

La Redazione

Una nota di Vito De Leo.

3 commenta

Una nota di Vito De Leo.

Queste note hanno l’obiettivo di delineare un piano di lavoro finalizzato a rendere più proficua ed efficace la collaborazione interistituzionale e più sistematica la partecipazione dei cittadini alle scelte politico – amministrative.
Le interessanti esperienze di dialogo e di confronto costruttivo promosse dall’ Amministrazione comunale, al fine di ricevere suggerimenti e proposte relativamente alla redazione del Piano Urbanistico Generale prima della discussione in Consiglio comunale annunciata per il settembre prossimo ci fanno ben sperare per il futuro prossimo.

Restano forti, invece, i dubbi sulla capacità e sull’effettiva volontà generale della classe politica e amministrativa locale di tenere nella debita considerazione le istanze e le proposte delle diverse articolazioni della società civile, non avendo dato né nel passato e né fino a questo momento segnali di apertura e di coinvolgimento, soprattutto nella fase programmatica e preliminare alla discussione dei provvedimenti iscritti all’o.d.g. dei vari Consigli comunali.

La mancanza di ascolto non c’impedirà, tuttavia, di continuare nella nostra azione propositiva e, se necessario, di coscienza critica e di denuncia, per fornire un contributo costruttivo, nella consapevolezza che il grado di civiltà di una città si misura col metro della qualità e della quantità nella sua azione culturale e sociale, promossa attraverso gli istituti di partecipazione previsti dallo Statuto comunale.
I tempi sono maturi per un riconoscimento sostanziale e l’apertura di uno spazio democratico al volontariato civile, che non può essere solo testimonianza sociale negli interventi e nei servizi a favore della comunità, ma, contestualmente, ambisce ad essere “soggetto politico”, espressione di una società civile impegnata nella rimozione delle cause del disagio, nell’affermazione, tutela, difesa e promozione dei diritti di cittadinanza.

Il Bilancio partecipato
Auspichiamo da sempre un “bilancio partecipato”. Un bilancio, cioè, in cui la politica si fa incontro, ascolto, ma soprattutto azione diretta, partecipazione autentica che consenta ai cittadini di scegliere democraticamente come e dove investire le risorse del proprio municipio. Per molti è un’utopia, per molti altri comincia ad essere uno strumento autorevole di crescita culturale e strategica del proprio territorio e diventa anche un mezzo per superare la crisi di credibilità della politica e delle istituzioni che la rappresentano.

Con il bilancio sociale il Comune rende trasparenti le scelte compiute, le azioni realizzate, le risorse impiegate e i risultati raggiunti fornendo al cittadino uno strumento che permetta di valutare l’attività realizzata e giudicare l’affidablità degli impegni assunti dall’Amministrazione. Esso rappresenta perciò uno strumento di trasparenza dell’agire amministrativo che consente una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
Spiace, però constatare che né l’Amministrazione uscente, né i candidati e i partiti che si sono cimentati nella recente campagna elettorale amministrativa vi abbiano fatto alcun cenno, nonostante siano a tutti note le linee guida per la rendicontazione sociale degli enti locali e la direttiva del Dipartimento della funzione pubblica.

Per lo sviluppo della cittadinanza attiva
Il nostro auspicio è che il 2008, insieme al nuovo Consiglio comunale, sia portatore di fatti concreti, recupero di valori e di senso civico.
Se veramente dalla “Repubblica dei partiti” si sta passando alla “Repubblica dei cittadini”, noi che abbiamo nei rispettivi statuti costitutivi elevati valori e impegni sociali non possiamo stare alla finestra.

Non basta, però, volere più verde in città, bisogna anche combattere contro le speculazioni edilizie. Non basta volere preservare il centro storico, bisogna anche sottrarre le periferie al degrado. Non basta cercare la sicurezza aumentando la repressione, bisogna lottare contro ogni forma di segregazione ed esclusione sociale. Non basta, infine, offrire spazi di vita, occorre anche il lavoro per poter vivere.

Dobbiamo farci promotori di un nuovo “Patto sociale” in città, che si muova lungo tre direttrici: diritti di cittadinanza, lavoro e sviluppo.
Occorre un vero “Patto istituzionale” tra l’Ente locale, le Consulte comunali e il Volontariato sociale, da cui scaturisca un tavolo permanente di confronto programmatico per rendere più adeguata la risposta amministrativa alla domanda sociale, soprattutto dei giovani e delle fasce più deboli della nostra comunità.

Ma bisognerà anche applicare le regole previste dallo Statuto comunale . Con la sua revisione e la regolamentazione degli istituti di partecipazione, ci si deve porre l’obiettivo comune di creare uno strumento aperto ed accogliente di partecipazione dei cittadini alla vita democratica.

La nostra proposta d’incontro con la Civica amministrazione e le forze politiche parte dalla consapevolezza che la difficile situazione finanziaria del bilancio comunale coratino, non può vederci in situazione di attesa: ognuno deve apportare il proprio contributo. Urge uno sforzo comune per rifare il tessuto sfilacciato della nostra città e delle nostre rappresentanze politico – amministrative. Urge una cultura della partecipazione per una città più viva e creativa.
In città ci sono risorse umane, culturali ed economiche di tale spessore da poter recuperare quel primato che un nefasto sistema di relazioni interpartitiche ed un impoverimento culturale hanno gravemente compromesso in questi anni.

E’ importante superare la concezione particolaristica degli interventi a pioggia, dei contributi particolaristici, dei patrocini insufficienti per procedere secondo una concezione progettuale, che parta da una conoscenza oggettiva, serie e documentata dei bisogni delle persone e delle realtà associative.

Eccoci, quindi, a testimoniare, ancora una volta, come sia possibile mobilitare forze vive e qualificate della vita cittadina e come sia possibile dialogare su temi e problemi che sono all’attenzione della gente comune. Ma siamo
anche ambiziosi, perché proclamiamo e tentiamo di praticare la solidarietà, la pace, il dialogo e l’impegno, nella comune convinzione che queste siano le vere strade per lo sviluppo armonico della nostra città.. In sintesi, una “città amica”, chiamata a fare tessuto, ricercando al suo interno sinergie e momenti di cooperazione, per puntare allo sviluppo dell’intero sistema locale di riferimento.

Per la realizzazione di queste politiche il centro Studi Politici “Aldo Moro”, come per il passato, non farà mancare il suo contributo di idee e di proposte.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!