Comizio della DC con Giuseppe Pizza: «con noi la migliore classe politica della Storia»
Un comizio in piazza Vittorio Emanuele che ha radunato numerosi cittadini per ascoltare le ragioni che hanno portato la DC a scegliere di correre da soli alle elezioni amministrative.
Appuntamento interlocutorio per la Democrazia Cristiana di Corato, impreziosito però dalla presenza del segretario nazionale Giuseppe Pizza.
Un comizio in piazza Vittorio Emanuele che ha radunato numerosi cittadini per ascoltare le ragioni che hanno portato la DC a scegliere di correre da soli alle elezioni amministrative. Aldo Zucaro non si fa sfuggire l’occasione per controbattere le accuse del centrodestra: «La nostra non è una famelica esigenza di poltrone ma è una famelica esigenza di democrazia, di democrazia cristiana. Perché noi abbiamo voluto presentare una lista in legittima autonomia respingendo i tentativi di ingerenza del sindaco uscente. Non siamo la lista da “isola dei famosi” fatta dal Pdl. Il valore che attribuiamo alla partecipazione democratica dei cittadini, ci ha indotto a scegliere di turnare i consiglieri comunali che eleggeremo, permettendo a tutti i candidati della Dc di fare un’esperienza a Palazzo San Cataldo».
L’effettiva partecipazione dei candidati consiglieri è ancora una volta testimoniata dagli interventi affidati proprio a loro e alle loro idee sul futuro della città. Cataldo Strippoli, Anna Rita Mattia e Gianluigi Cavallo mettono in campo il proprio entusiasmo e le proprie competenze che hanno arricchito l’azione politica e il programma dei democristiani in questa campagna elettorale.
Secondo il candidato Sindaco Angelo Amorese, il programma della DC ha ottenuto un riscontro tale da «essere scopiazzato dagli avversari politici».
E sul burrascoso rapporto con il Sindaco uscente, ricorda: «Nell’autunno del 2002 fummo gli unici a proporlo come candidato Sindaco, ma la nostra lealtà non venne ricambiata. A questa città bisogna dare di più, perché non si possono bitumare le strade o ripristinare l’illuminazione di alcune zone lasciate buie per anni soltanto nei giorni di campagna elettorale».
La conclusione di Pizza viene preceduta dall’intervento di Pietro Casella, coordinatore del collegio Sud per le elezioni europee. Casella tiene un registro alto scegliendo di chiedere “scusa” ai cittadini per lo «spettacolo avvilente» offerto dal Ministero degli Interni a proposito delle liste presentate per le elezioni politiche dalla Democrazia Cristiana.
«A chi ha parlato di incostituzionalità degli effetti che avrebbe avuto la sentenza del Consiglio di Stato –ha dichiarato Casella- voglio ricordare che proprio per la Costituzione chi ha un milione di voti ha lo stesso valore di chi ottiene un solo voto».
Il segretario nazionale Giuseppe Pizza si è subito rivolto agli amici democristiani coratini consigliando loro di chiedere conto e ragione alla magistratura del «comportamento illegittimo della sottocommissione elettorale», quando questa ha escluso il tradizionale scudocrociato obbligando il partito a presentare un simbolo diverso.
Inevitabile ripercorrere la vicenda che ha impedito prima alla Dc di partecipare alle elezioni politiche, poi a riconoscersi dal Consiglio di Stato il diritto a prendervi parte, e infine a rinunciare («per il nostro forte senso dello Stato») alla partecipazione a causa dei tanti problemi normativi e organizzativi che sarebbero sorti a causa dell’ingresso nella competizione elettorale della Dc.
Un cenno alla lunga diaspora democristiana: «Chiederò conto alla giustizia degli sperperi perpetrati da Buttiglione con il patrimonio della Democrazia Cristiana».
E ancora: «Casini si ostina a voler usare il simbolo benché la magistratura abbia già da tempo stabilito che il diritto ad usarlo ce l’ha soltanto il nostro partito. Eppure lui è stato il primo ad abbandonare la Democrazia Cristiana nel momento più difficile della sua storia agli inizi degli anni ‘90».
Questo legame al simbolo e al nome della DC, fa affermare con forza ed orgoglio al segretario che «questo partito ha espresso la migliore classe politica nella storia del Paese e quindi non può sparire visto che invece gli ex comunisti continuano ad occupare la scena nonostante siano stati sconfitti dalla storia politica». Non vengono risparmiate bordate anche agli ex Dc che ora sono nel Partito Democratico: «Dopo la fine della Dc, hanno prima ucciso i Popolari, poi hanno ucciso la Margherita. Più che politici costoro sono dei necrofori».
Cosa auspica allora la Democrazia Cristiana, dopo il 14 aprile?
«La prossima deve essere una legislatura costituente –ha concluso Pizza-. Si cambi subito la legge elettorale ritornando al proporzionale puro, per poi aprire una nuova fase nella vita della Repubblica».
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