La DC risponde duro a Perrone: «la verità comunque e sempre»
«Non consentiamo a chicchessia di farsi interprete di affermazioni che sono offensive verso le persone che si impegnano a servire la Comunità».
Sabato sera Luigi Perrone, candidato Sindaco per il Popolo della libertà, nel corso della presentazione della lista del suo partito, parlando di "trattative pre-elettorali" aveva dichiarato che «con la DC ci sono stati addirittura tre incontri. Ma con loro non si è mai discusso di programmi: volevano solo l’assessorato, prima ancora delle elezioni».
Non si è fatta attendere la risposta della Direzione Politica DC.
«L’essere miti e dialoganti – scrive la DC in una nota – non può essere utilizzato da altri per mortificare la dignità delle persone e la verità degli accadimenti.
Ci dispiace porre in essere alcuni chiarimenti che vorremmo non fossero interpretati come mera polemica, ma non consentiamo a chicchessia di farsi interprete di affermazioni che sono offensive verso le persone che si impegnano a servire la Comunità.
Quando il Candidato Sindaco del PDL afferma che negli incontri avuti con la Democrazia Cristiana si è solo parlato di assessorato, racconta una macroscopica bugia che serve soltanto a giustificare o meglio a giustificarsi verso i vertici del suo Partito sul perché a Corato si è celebrato un matrimonio contro natura (PDL – UDC), vedi vicende nazionali Per ragioni storiche e amore di verità ci piace precisare che negli incontri avuti non c’è stata richiesta di visibilità amministrative, bensì si è concordato una metodologia di attribuzione di incarichi sulla base di quello che sarebbe stato il responso numerico elettorale.
Per quanto riguarda il programma, le nostre differenziazioni le avevamo già anticipate e segnalate con un proliferare di nostre iniziative e documenti che avevano espresso in modo chiaro e inequivocabile quali erano le priorità per la Democrazia Cristiana (il sociale, l’economia locale e l’ambiente). I tre incontri che ci hanno visti dibattere sono stati interamente assorbiti dalla smisurata esigenza del Candidato Sindaco di esercitare il diritto di “tagliatore di teste”.
Il nostro tentativo di far ragionare il Candidato Sindaco sulla autonomia “costituzionale” dei Partiti a scegliere e individuare le persone che devono rappresentarli, è stato dal Candidato Sindaco ritenuto non applicabile per la sua coalizione.
La cosa più stridente che ha certamente dell’inverosimile è che contestava alla Democrazia Cristiana di voler inserire nella propria lista degli ex UDC, mentre egli aveva piena facoltà di inserire organicamente nel suo listone i due ex Consiglieri UDC che pur avevano sottoscritto documenti politici contro la sua leadership, ma evidentemente lui è l’unico che può apporre il “bollino blu” di garanzia. Questo dimostra ancora una volta come il diritto di scelta non spetta all’elettore bensì è avocato a sé dal Candidato Sindaco.
Vorremmo rinverdire che un Sindaco e un Consiglio Comunale sono eletti e non nominati, sino a eventuale modifica di legge. La cosa che ci fa specie è che invece di confrontarci dialetticamente su priorità e necessità per la città, si vuole mistificare la verità per svolgere il ruolo dell’untore che macchia tutti coloro i quali non sono con Lui.
Questo sa molto di doppia verità e di doppia morale. Negli USA, democrazia molto vicina alla concezione Berlusconiana e Sua, colui il quale racconta bugie nel 100% dei casi viene cassato dai cittadini statunitensi. Riteniamo che questo, possa essere sufficiente per riportare la verità storica nel suo giusto contesto e stigmatizziamo questo becero tentativo di doppia verità».
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