«La politica è per tutti?»
Una nota del direttivo della sezione cittadina della DC.
La Repubblica Italiana assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione.
La programmazione e l’organizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, compete agli enti locali, alle regioni ed allo stato.
Questo e’ quanto prevede il nostro ordinamento giuridico. La realta’ e’ pero’ ben diversa: secondo gli ultimi dati ISTAT, sono in stato di povertà 2.623.000 famiglie italiane, corrispondenti a 7.537.000 persone, cioè il 12.9% della popolazione di cui i 2/3 vivono al sud. Tra queste famiglie (il piu’ delle volte famiglie numerose monoreddito o composte da persone anziane) vi sono parecchi casi in cui non si riesce a far fronte ai bisogni primari (casa, alimentazione, istruzione, abbigliamento).
E con la situazione economica generale in forte rallentamento, (come gia’ evidenziato a dicembre scorso da una nota del direttivo delle Democrazia Cristiana di Corato), per loro le condizioni non potranno che peggiorare.
LA SITUAZIONE A CORATO
Pur essendo aumentato negli ultimi anni, il tasso di povertà nella nostra città non è superiore a quello dei paesi limitrofi: si evidenzia pero’ un generalizzato calo della qualità della vita. Stando ai dati raccolti dalle associazioni che operano nel sociale, nella nostra città, infatti, è in aumento il numero delle famiglie con difficoltà economiche, spesso legate alla disoccupazione, alla presenza di disabili nel nucleo familiare, al lavoro nero o sottopagato.
A Corato manca una politica sociale organica: i fondi destinati alle fasce sociali deboli sono inadeguati e spesso inferiori a quelli per altri scopi, gli alloggi popolari non sono sufficienti a coprire tutte le potenziali necessità, per alcune famiglie il lavoro nero e’ spesso l’unica fonte di sostentamento economico. Capita poi che l’utenza abbia semplicemente bisogno di un supporto psicologico per superare un momento di difficoltà, legato alla solitudine, la malattia, la disoccupazione.
COSA FARE?
Uno dei compiti del Comune e’ favorire una politica sociale organica mirata al riconoscimento della povertà e del bisogno e alla risoluzione delle cause, non solo quello di elargire aiuti economici, magari a pioggia. In quest’ottica, la DEMOCRAZIA CRISTIANA proporrà l’istituzione di un centro d’ascolto comunale all’interno del quale, oltre alle attività operative degli assistenti sociali e dei volontari, intende sviluppare progetti di monitoraggio territoriale delle condizioni di disagio in tutte le sue forme, per affrontare in maniera mirata e sistematica i problemi dell’utenza. Questo centro sarebbe anche la sede naturale delle tante associazioni che operano nel sociale: una struttura centralizzata e integrata al servizio dei piu’ bisognosi.
Ferme restando tutte le iniziative del Comune nei confronti dei bambini che vivono in nuclei familiari disagiati, dei disabili e degli anziani, nel centro d’ascolto si potrà:
• collocare gruppi di assistenti per affiancare le persone diversamente abili nell’espletamento delle attività e dei servizi relativi al proprio vivere quotidiano (c.d. Collaboratori Assistenziali ed Educativi);
• collaborare, con le scuole cittadine, nell’organizzare gruppi di educatori, anche volontari, che affianchino le famiglie bisognose nell’espletamento delle attività scolastiche pomeridiane dei propri figli;
• aprire laboratori ricreativi e formativi, per evitare che i bambini ed i ragazzi a rischio vivano il loro tempo libero “per strada”;
• creare un gruppo di coordinamento per gl’interventi di assistenza domiciliare agli anziani, agli ammalati e alle famiglie bisognose;
• istituire un centro di raccolta comunale, gestito dalle associazioni di volontariato sociale, dei beni di prima necessità donati dai cittadini o dalle ditte produttrici (abiti non perfettamente conformi agli standards di qualità, prodotti alimentari con imballi deformati che ne impediscono la commerciabilità, prodotti a scadenza ravvicinata) che possono essere un aiuto materiale non monetario per chi ne ha bisogno.
Anche questa e’ la DC! Insieme alle questioni di natura economica, del lavoro, dello sviluppo, dell’ambiente, riteniamo di dover doverosamente superare, con l’indispensabile collaborazione delle tante encomiabili persone attive nel sociale laico e cattolico, i sintomi di impoverimento “esistenziale” e materiale della società, specialmente di chi e’ piu’ bisognoso, con l’obiettivo di tenere in “carreggiata” tutti quelli che sono rimasti piu’ indietro.
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