“Io, la seconda figlia”: storia semiseria di una primadonna

I due attori di “Catene”, Tiziana Schiavarelli e Dante Marmone, hanno presentato il primo libro dell’attrice barese.

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È Corato il teatro dell’assoluto primo debutto del primogenito libro di Tiziana Schiavarelli, affermata attrice di teatro e del piccolo schermo.

Lo scorso giovedì sera, sul palco di Anima Mundi, con la voce guida di Patrizia de Leonardis, il dietro le quinte ha svelato subito la genuinità dei due ospiti che hanno esordito sottovoce: «ci sentiamo un po’ strani: davanti al pubblico senza recitare».

La notissima sitcom “Catene”, premiata dalla critica nazionale come una tra le più interessanti fiction italiane, è lo strumento con cui i due autori e protagonisti entrano in contatto con il grande pubblico.

Partiti dalla compagnia “Anonima GR”, da sempre i due colleghi, amici e coniugi, fanno teatro di ricerca. La chiave del loro successo sta proprio nella loro continua ricerca di novità.

Come per ogni profeta, il successo è arrivato subito nelle regioni lontane dalla Puglia. Gli spettacoli che raccontano i luoghi e i personaggi della Bari del popolo della metropoli, non usano il vernacolo ma sono capaci di lasciar trasparire i caratteri più coloriti e più veri della nostra terra.

Tiziana Schiavarelli sceglie ora di raccontare se stessa, e fa della sua vita il racconto delle donne. Delle secondogenite. Quelle donne cresciute “con modi più spicci”.

Un racconto da regalare alle nostre mamme, le adolescenti dei primi anni 70. Un libro che si fa monologo e riscuote grande successo in teatro: è catarsi. È rivedersi senza il timore in una realtà che oggi sembra distante secoli.

Una realtà in cui “le scarpe nuove” erano senza punta perché quest’ultima era stata tagliata per far durare le scarpe un anno di più. Una realtà lontana dalle signore per bene di oggi, adolescenti di ieri.

“Il teatro non morirà mai”: è questo il messaggio lanciato soprattutto ai giovani.

Rotto il ghiaccio Tiziana e Dante hanno lasciato spazio a tutta la loro professionalità di attori, rendendo imperscrutabile il confine tra vita e finzione.

In un mondo in cui le crisi dell’io allontana ognuno dal parlare di se, questi due artisti insegnano a guardare alle cose semplici, e fanno del teatro lo strumento ancora capace di mettere gli uomini in comunicazione, non virtuale. Rendono ancora possibile l’interazione non fatta di clik e schermo.

“Io, la seconda figlia”, può essere la Cenerentola del sud del nuovo millennio, la fiaba che mamma e figlia possono leggere insieme, che conserva lo spazio anche per i mariti, coprotagonisti, senza la vergogna dei tempi che furono.

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