Corato Città contro la pena di morte

Vittorio Vaccaro

Corato incontra la Comunità di Sant’Egidio e SueZann Bosler, fondatrice dell’Associazione “Journey for hope”, familiari delle vittime degli omicidi.

4 8 commenti

All’indomani dello storico voto con cui la III commissione dell’ONU ha approvato la moratoria per la pena di morte, l’attualità dell’argomento (mai venuta meno) torna a imporsi con maggiore forza.

Se da un lato la battaglia per combattere la condanna ed esautorare la sua giustezza ha trovato nel corso della storia il sostegno di associazioni, comunità, singoli, politici e artisti, dall’altro la pena capitale non ha mai perso occasione per riaffermare l’autorevolezza del principio “civilizzando”, di volta in volta, scuse e metodi.

Nel 1829, anno di pubblicazione de “L’ultimo giorno di un condannato a morte”, graffiante romanzo-pamphlet contro la Guillotine (qualunque forma abbia), Victor Hugo ricorda al lettore che il tratto umiliante di una simile condanna risiede nel “colpo di lama”, ma soprattutto nello stillicidio di tempo e di speranze tra la condanna e l’esecuzione.

Corato ha potuto ospitare nel primo giorno di dicembre una testimonianza significativa in questo senso, partecipando insieme a oltre 700 comuni all’iniziativa “Città per la Vita – Città contro la pena di morte” organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e dando voce all’impegno di SueZann Bosler, fondatrice di Journey of Hope…from Violence to Healing.

Sono intervenuti inoltre all’incontro Giuseppe Gabrielli della Comunità di Sant’Egidio e l’ass. Pasquale Aloisio, in rappresentanza dell’amministrazione comunale.

L’intervento di Gabrielli traccia la sagoma al primo ostacolo della battaglia, quella «cultura del nemico, cultura della contrapposizione» che legittima la «spia della barbarie dei nostri tempi», come definisce la pena di morte, e ribadisce l’impegno della comunità di Sant’Egidio contro questa “spia” che «riduce la società allo stesso livello di un assassino».

Lo stesso ruolo che SueZann Bosler attribuisce al “giudice” pronto a comminare una pena del genere, come ha già fatto nel suo Paese quando ha lottato per tradurre in ergastolo la pena di morte stabilita per James Campbell che ha assassinato il rev. Bosler, suo padre.

«Perché uccidere persone che uccidono persone per dimostrare al mondo che uccidere è sbagliato?» è la domanda che rivolge simbolicamente a un uditorio ben più ampio di quello che può contenere la biblioteca.

Racconta la sua storia per ricordare che «la violenza genera violenza» e cita Santa Teresa d’Avila, ci ricorda l’iniezione che somministrano nel suo Paese per dare la morte, privandola della “umanità” che più volte è stata riconosciuta al metodo. E’ credente, ma sottolinea il bisogno universale di credere che «uccidere non è giusto».

Spiega e comunica nei termini della sua forte esperienza sul campo ciò che lo stesso Hugo può intendere quando scrive: «lavarsi le mani è bene, impedire che scorra il sangue sarebbe meglio».

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Commenti

  • titti66 (utente non verificato)

    Iniziativa degna di nota come poche altre!

  • goku77 (utente non verificato)

    si si belle iniziative…così anke gli assassini da oggi dormono sonni tranquilli…posso uccidere senza essere uccisi….e si una gran bella cosa veramente. complimenti!

  • chris82 (utente non verificato)

    Secondo me sarebbe meglio se si cercasse di debellare la prostituzione minorile in quei paesi dove ragazzine vengono violentate, si prostituiscono o sono costrette a farlo perchè soffrono la fame..di questo dovrebbe occuparsi la politica..ELIMINARE LA FAME NEL MONDO e non creare iniziative o manifestare a favore di coloro che hanno commesso reati gravi..

  • maxbar (utente non verificato)

    x goku77
    e cosa ottieni uccidendo chi ha ucciso? non ti metti al suo stesso livello? torna indietro il tuo caro ucciso? ottieni vendetta ma non giustizia….

    x chris82
    perchè fare una graduatoria sulle cose brutte da eliminare? tu cosa proponi su chi ha commesso reai gravi?

    Ovviamente nessuno dice che chi uccide non deve pagare il suo debito ma di qui ad ammazzare ce ne passa….mi sembra anche che qualcuno tanto tempo fa dette anche un comandamento…NON UCCIDERE !!!

  • chris82 (utente non verificato)

    x Maxbar
    mettiamo un caso,qualcuno venisse in casa tua e ammazzasse un tuo caro nn credo tu avresti piacere del atto compiuto da parte di questa persona ti faresti cmq prendere dalla collera..giustamente nn bisogna ammazzare ki ha ammazzato..ma quel comandamento di nn uccidere vale anke x loro..

  • chris82 (utente non verificato)

    cm i pedofili ke violentano i bambini fino alla morte quindi mettiamoci nei panni di coloro ke sn stati assassinati ingiustamente basti pensare all’italia ke quando escono fuori delinquono un’altra volta.Io proporrei almeno il carcere duro e a vita..

  • chris82 (utente non verificato)

    poi io avevo detto un’altra cosa la politica farebbe meglio a risolvrere problemi imparagonabili con la moratoria della pena di morte..

  • maxbar (utente non verificato)

    caro/a chris82 se leggi bene il mio intervento non ho mica detto che non bisogna punire chi commette delitti….solo che la pena di morte non serve a restituirti il tuo caro è chiaro che sul momento “umanamente” verresti preso da un sentimento di rabbia e …ma poi siccome siamo persone e non animali dovrebbe prevalere il senso di giustizia e non la vendetta tipo occhio x occhio …. che poi il discorso italiano sia una anomalia dove la certezza della pena non esiste è un altro discorso ….