Un taglio ai costi della politica

Fabrizio Ventura

Dal disegno di legge dell’onorevole Diliberto al movimento economico che questi scandali creano.

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Mi interessano le vicende italiane. Molto.

Già da prima che se ne parlasse così tanto e con così tanta frequenza, mi stanno appassionando tutte le storie relative ai costi della politica ed alle conseguenti rivolte dell’antipolitica.

L’onorevole Diliberto ha addirittura presentato, in pompa magna e quasi in diretta TV, un disegno di legge il cui scopo è quello di ridurre drasticamente i costi della politica.

Ben venga questo progetto di legge ma una domanda mi sorge spontanea: “caro onorevole Diliberto, ma fino ad ora lei dov’era?”. Voglio dire: tutti sappiamo che il discorso dei costi della politica in Italia è vecchio come il mondo.

E chi è fuori da questa giostra, che produce tanta ricchezza per chi ci è salito (e non vuol più scendere…), protesta. Ogni tanto si alza il polverone grazie al Masaniello di turno, qualcuno prende delle iniziative, ma poi?
Fino ad oggi non è che sia cambiato così tanto. In meglio.

In peggio c’è solo l’imbarazzo della scelta…

La voglia però di entrare in politica per arricchirsi e sistemare parenti, amici e amici degli amici è rimasta tale e tanta che da più o meno una trentina d’anni in parlamento l’80% dei componenti c’ha sempre la stessa faccia.

Magari con qualche ruga in più e qualche capello in meno. Ma anche questi dettagli oggi si possono dissimulare…

Uno chiederebbe: perché non il 100%? Semplice: il 20% che non c’è più, non c’è più perché è passato a miglior vita (anche se poi è da verificare se ci sia miglior vita del bivacco profumatamente pagato in parlamento…).

Oggi forse c’è un briciolo di speranza in più che le cose cambino realmente anche se, con tutti gli interessi che solleva e porta con se il gran carrozzone della politica italiana, dubito che s’arriverà ad una svolta vera e propria.

Sarò pure pessimista ma anche stavolta, come san Tommaso, finché non vedrò non crederò.

Anche perché la questione costi della politica, come tutte le “cose non proprio regolari all’italiana”, crea un indotto che fa muovere altri fiumi di soldi.

Qualche esempio? Eccolo.

• Grillo e le sue urlate significano impennate dei contatti del suo blog, vendita dei gadgets “grillici” schizzata verso l’alto, spettacoli teatrali sold out per parecchio tempo. Senza nemmeno considerare che anche lui è uno di quelli che hanno approfittato di uno dei tanti mali prodotti dai politici contro cui tanto impreca e grida e sbraita. Il condono per chi non avesse capito;

• Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, autori del fenomeno editoriale dell’anno. Hanno inventariato dettagliatamente ogni singolo spreco della classe politica italiana. Monetizzando ovviamente il tutto in migliaia di copie vendute de “La Casta” e ospitate varie in diverse trasmissioni televisive;

• le inchieste varie più o meno cicliche svolte da periodici e quotidiani sui costi della politica italiana oltre a produrre ondate di sdegno più o meno cicliche, portano anche più copie vendute e conseguentemente più “piciuli”;

• trasmissioni di approfondimento non avrebbero ragione di esistere e signori come Floris, Santoro, Mentana, tanto per citarne qualcuno, sarebbero, fortunatamente per alcuni e sfortunatamente per altri, disoccupati;

• io non avrei materiale per la mia uscita mensile (piccola considerazione personale: degli esempi fin qui citati sono sicuramente quello che in ogni caso sarebbe passato inosservato e, cosa per me ben più importante, la mia condizione economica sarebbe rimasta immutata a prescindere…).

Per carità. Non è disfattismo il mio. Sono il primo ad auspicare che un cambiamento vero si realizzi. Sfido chiunque però ad accettare di fare il parlamentare a 2.500 € al mese e qualche benefit davvero indispensabile. Tifo di brutto affinché il progetto di legge dell’onorevole Diliberto non rimanga solo un progetto.

Va però tenuto presente che anni, decenni di mala politica che ci hanno reso sfiduciati e poco propensi a credere nel cambiamento almeno finché lo stesso non si realizzi completamente. Senza considerare che sarà difficile che i politici accettino un loro notevole ridimensionamento economico, e non solo, facendolo diventare legge.

Al momento l’unica cosa veramente certa che ci rimane è la speranza di eliminare la differenza esistente tra i nostri politici ed i politici inglesi che, una volta e molto brillantemente, Antonio Caprarica sintetizzò in questa maniera: “La differenza tra Tony Blair ed i nostri politici? Tony Blair diventerà ricco ora che ha smesso con la politica…”

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