Genitori, Autorità, Autorevolezza

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Riflessioni con le tirocinanti psicologhe Vita Valleri ed Isa Bellifemine del Consultorio EPASS di Bisceglie.
L’essere genitore è – come si suol dire – uno dei compiti più difficili dell’esistenza, in grado di mettere in crisi la maggior parte delle persone.
Saper dosare regole e libertà, dipendenza ed autonomia, soprattutto con figli adolescenti, è un compito arduo, giacché si rischia di sfociare nell’autoritarismo oppure, all’opposto, nell’eccessivo permissivismo.
Costruire dei limiti, attraverso l’acquisizione delle regole è necessario, purché queste ultime non ledano e non annullino l’individualità e la libertà dei propri figli.
L’autorità non va confusa con l’autoritarismo: contenere, limitare, definire dei confini non significa reprimere ma, al contrario, fungere da guida rispettando il desiderio e il bisogno di individualità e di autoaffermazione dell’altro.
In questa ottica potremmo affermare che non c’è libertà, non c’è conquista di individualità senza un reale contenimento, senza una guida autorevole che ci insegni a pensare, a fare scelte, ad agire nel rispetto degli altri e di se stessi. Il contenimento realizzato dai genitori é poi introiettato dall’adolescente e costituisce quella forza regolatrice della personalità autonoma, in grado di guidare l’adolescente verso l’autoregolazione e l’autoaffermazione.
L’adolescenza, oltre che dalla crescita fisica, è caratterizzata dalla costruzione dell’identità, di un concetto di sé non più imposto dai genitori, ma frutto dei processi di identificazione e di differenzazione: attraverso gli altri si percepisce per differenza se stessi e ci si identica in ruoli diversi per imitarli e sperimentare altrettanto se stessi.
Nell’adolescente il bisogno e il desiderio di libertà tende ad attaccare l’autorità genitoriale: i ragazzi reclamano la propria autonomia.
L’acquisizione di nuove capacità fisiche, cognitive ed emotive, rompe l’equilibrio dell’infanzia segnando l’inizio di una nuova tappa evolutiva, spinge l’adolescente a mettere in discussione le regole imposte dai genitori: i ragazzi vogliono conoscere il perché, vogliono comprendere e sostenere il loro punto di vista. Il loro percorso di crescita si sta compiendo: l’adolescente cerca di costruirsi un proprio sistema di regole e di valori che possa essere riconosciuto e sentito come suo e non come imposto dall’esterno.
A fronte di tutto ciò è opportuno che il genitore riconosca e decodifichi le richieste di autonomia dei propri figli, continuando a svolgere la funzione di contenimento ed evitando che i propri figli sperimentino troppo precocemente situazioni ed esperienze che non sono ancora preparati ad affrontare.
Un adulto responsabile e autorevole deve perciò sottolineare le differenze di ruoli, affinché il ragazzo possa progressivamente separarsi, individuarsi e differenziarsi.
Gli stessi conflitti circa i ruoli e le responsabilità possono avere un valore costruttivo e formativo, poiché consentono ai ragazzi di confrontarsi e di diventare consapevoli delle differenze, nonché di assumere posizioni attive di responsabilità. Gli adolescenti mettono alla prova la possibilità di infrangere le barriere e affermare la propria personalità sicuri del fatto che ci sarà qualcuno che li “fermerà”. Le regole devono essere proposte da persone che essi amano e attaccano, che sfidano e rispettano.
A poco a poco lo sviluppo porterà l’adolescente ad acquisire un senso adulto di responsabilità e il controllo da parte del genitore diminuirà per lasciare spazio alla responsabilizzazione.
I genitori devono quindi imparare ad aiutare i propri figli ad avere le proprie idee, a realizzare le proprie aspettative in un’atmosfera serena, incoraggiante di dialogo, evitando affermazioni dogmatiche e sterili imposizioni. La conversazione, e talvolta il confronto vivace, consentono la condivisione propositiva di punti di vista, sentimenti e desideri.
I genitori possono insegnare, invece di fare prediche, possono esprimere le proprie idee comunicandole con ragionevolezza, evitando posizioni intransigenti con un atteggiamento di apertura, che viene percepito dall’adolescente come invito all’espressione.
Questo modo pacato ma profondo di esprimere le proprie convinzioni da parte dei genitori, permette perciò all’adolescente di esprimere i suoi pensieri, benché diversi da quelli del proprio genitore.
E’ importante sottolineare la modalità di espressione dell’autorevolezza, più che l’autorità in sé. I genitori che fanno leva solo sull’autorità senza dare sostegno alle proprie motivazioni, convinzioni ed opinioni, o che tendono ad imporsi, interrompono l’ascolto, facendo sentire i fogli rifiutati e non riconosciuti; da ciò deriva spesso un’ulteriore chiusura o una reazione di avversione da parte dei ragazzi.
Spesso infatti gli adulti non ascoltano o non sanno ascoltare, per rigidità o per incapacità e stentano a creare quella fiducia e quell’apertura necessaria al dialogo: la fiducia viene meno e viene a generarsi un clima di diffidenza reciproca del tutto improduttiva.
Non pochi sono i casi di figli che per poter esprimere le proprie idee, pensieri, richieste, proposte differenti ai propri genitori scelgono le modalità più trasgressive, più aggressive, pericolose come ad esempio frequentare ed avere relazioni amorose con ragazzi devianti ecc..
L’eccesso di controllo, infatti, può essere controproducente giacché viene letto dai ragazzi come limitazione all’autonomia, mancanza di fiducia mentre la comunicazione paritaria fa sentire i ragazzi riconosciuti e rispettati. Solo se i genitori si dimostrano disposti ad ascoltare con interesse e con rispetto non giudicante e ad accogliere le insicurezze palesi o nascoste dei propri figli, l’adolescente si sentirà riconosciuto per ciò che è, e questo riconoscimento gli fornirà la forza necessaria a ricercare la propria identità.
È dunque lo stile genitoriale il principale responsabile della corretta crescita dei figli. Il genitore deve continuare a fungere da base sicura, da porto sereno a cui tendere dopo ogni sperimentazione: aiutare i propri figli a diventare adulti sicuri equivale a stabilire e a far rispettare regole, pronti però a modificarle non appena l’adolescente avrà dimostrato maggiori capacità di gestirsi autonomamente.
Il tutto quindi può riassumersi nel passaggio dall’autorità all’autorevolezza: per autorevolezza si intende quello stile caldo e affettuoso caratterizzato da disponibilità a concedere autonomia e accettazione della diversità nascente dell’adolescente, condita da solida supervisione delle regole.
Al contrario un ambiente familiare poco caldo e supportivo, tendente solo a prescrivere e imporre regole senza concedere autonomia, è forse una delle maggiori cause di conflitto, di insofferenza e soprattutto del senso di inadeguatezza dei ragazzi. Persino il conflitto moderato, che ha come sfondo una realtà familiare calda e solida e come esito il compromesso, può essere costruttivo.
La sottomissione sterile all’autorità, al contrario, è un’apparente accettazione, una forma di fuga e di disimpegno che blocca la crescita dei ragazzi invece che incentivarla.
Apprendere l’arte del compromesso è possibile: la negoziazione prevede che tutti lascino e guadagnino qualcosa; compromesso non significa arrivare alla metà delle proprie aspirazioni ma trovare le soluzioni intermedie che gratificano sufficientemente tutti. Per intraprendere questa strada non bisogna aver paura di entrare in conflitto, purché quest’ultimo sia moderato e costruttivo. L’adolescente imparerà nuove competenze e avrà la percezione che quando ragiona, quando esprime le proprie personali alternative, essendo ascoltato, gli altri si attiveranno per venirgli incontro. Cercare un compromesso non significa vincere o rimanere fermi sulle proprie decisioni, ma “vincere insieme”.
È meglio quindi aprire spazi di seria negoziazione con i figli adolescenti, nei quali concedere autonomia e per contro richiedere una matura presa di responsabilità; solo così potremo insegnare loro che accanto al diritto alla propria autodeterminazione ognuno conquista anche il dovere ad una precisa responsabilità.
La responsabilità è dei genitori, poiché l’autorevolezza è dei genitori e sono proprio i figli ad esigerla: la stessa protesta è spesso una provocazione a questa responsabilità, ma è anche una proposta di gestione diversa, uno strumento per chiedere ai genitori più autonomia, ma allo stesso tempo, di imporre un limite, un confine, che da soli i ragazzi non sanno ancora darsi.
La difficoltà sta dunque nello scegliere le regole essenziali, transitorie: creare le condizioni per costruire insieme queste regole, non imporle solo per fra tacere la propria coscienza di genitore, e, soprattutto, proporre periodicamente variazioni.
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