Un rapporto su povertà ed esclusione sociale: come sta Corato?
La situazione cittadina attraverso le parole di Luca Cifarelli, assessore ai Servizi Sociali, e di alcuni rappresentati della Caritas locale, tra cui il coordinatore Corrado De Benedittis.
Dal rapporto Caritas-Zancan su Povertà ed Esclusione Sociale in Italia, presentato lo scorso 15 ottobre a Roma, emergono dati allarmanti.
Secondo l’Istat sono in stato di povertà 2.623.000 famiglie, corrispondenti a 7.537.000 persone, cioè il 12,9% della popolazione, di cui i due terzi vivono al Sud.
La soglia di povertà è rapresentata dalla spesa media mensile per persona per una famiglia di due componenti che, nel 2006, è risultata pari a 970,34 euro (+3,6% rispetto alla linea del 2005. Per famiglie di ampiezza diversa il valore della linea si ottiene applicando una opportuna scala di equivalenza che tiene conto delle economie di scala realizzabili all’aumentare del numero di componenti.)
In più, l’elemento di novità emerso dalle diverse inchieste sulla povertà degli ultimi anni, è l’aumento numerico non di famiglie povere, ma di famiglie non computabili come povere solo perché le loro risorse finanziarie sono appena sopra la linea della povertà, ossia la superano per una somma esigua che va da 10 a 50 euro al mese.
L’Istat calcola che queste famiglie “a rischio di povertà” siano oltre 900 mila: esse arrivano con difficoltà alla fine del mese, e sono costrette a indebitarsi e a ricorrere ai centri assistenziali, nonostante abbiano un lavoro e un reddito.
Ma qual è la situazione a Corato?
Non esistendo dati percentuali al proposito, abbiamo analizzato la situazione cittadina attraverso le parole di Luca Cifarelli, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Corato, e di alcuni rappresentati della Caritas locale, ovvero il coordinatore Corrado De Benedittis, Nunzia Varesano, Antonella Varesano e Benzaoui Abdelfattah.
«Pur essendo aumentato negli ultimi anni – spiega l’assessore Cifarelli – il tasso di povertà nella nostra città non è superiore a quello dei paesi limitrofi.
Negli ultimi trent’anni, infatti, Corato ha subito un processo di industrializzazione che ha dato lavoro a tante famiglie. È un dato storico che al Nord ci sia più lavoro ma non guardiamo solamente al benessere economico, bensì a quello sociale, e non si può negare che al sud sia nettamente superiore.»
Il comune di Corato elargisce integrazioni del canone di locazione per i titolari di reddito non superiori ai minimi Inps per gli interventi socio assistenziali?
«Sì, – continua Cifarelli – nel 2006 sono stati stanziati più di 100mila euro di contributi assistenziali escludendo i fondi per i fitti casa. Per questi la Regione aveva elargito 580mila euro da dividere per le 630 famiglie delle 719 che ne avevano fatto domanda ed aventi diritto all’integrazione del canone di locazione.
La somma poteva variare da un minimo di 50 euro ad un massimo di 2241 annuali e dipendeva da un indice dato dal rapporto tra fitto e reddito. E’ anche possibile fare una domanda per un Assegno di Cura che può arrivare a 500 euro mensili per quei nuclei familiari al cui interno ci sono persone disabili e per un assegno di Buona Dote per famiglie con bambini da zero a trentasei mesi e può arrivare a 200 euro mensili.
Inoltre per cercare di contenere il disagio di alcune famiglie i servizi sociali intervengono con soggiorni per minori, disabili e anziani. Si tratta di offrire servizi alla gente piuttosto che somme di denaro. E’ un metodo di integrazione che offre un bagaglio di vita permettendo di confrontarsi con altre realtà sociali.»
Qual è il compito dei servizi sociali? E qual è quello della Caritas? C’è qualche forma di collaborazione tra le due istituzioni?
«I servizi sociali – dice l’assessore – si occupano di situazioni molto disastrose, gli assistenti sociali lavorano in situazioni di enorme difficoltà e il loro è un lavoro complesso e difficile.»
«La Caritas invece – spiega Antonella Varesano – gestisce un centro d’ascolto, perché l’ascoltare è il primo passo per la risoluzione di disagi, e chiunque può rivolgersi se ha un problema. Si cerca di costruire insieme un percorso di relazione e discernimento per capire cosa c’è dietro la richiesta d’aiuto ed intervenire o con accompagnamento o guidando chi ha bisogno ad altre strutture o con aiuti materiali.
Compito del terzo settore, di cui la Caritas fa parte, non è quello di sostituirsi all’amministrazione ma di smuovere gli enti locali a prendere in considerazione queste persone. Esiste comunque una collaborazione tra i volontari Caritas e gli Assistenti sociali».
«C’è un aumento della povertà – chiarisce Corrado De Benedittis – è riferibile all’ultimo decennio, con un successivo abbassamento della qualità della vita.
L’industria è un tassello positivo e ha peso sul tasso di occupazione in città ma è presente, comunque, un aumento delle famiglie in difficoltà economica. Non sottovalutiamo la presenza a Corato di lavoro nero e sottopagato per cui le condizioni di vita di molte persone sono comunque precarie: Corato è caratterizzata da un lato da un accumulo di ricchezze nelle mani di pochi ricchi e dall’altro da un aumento della povertà.
In verità a Corato c’è un’economia malata che sta producendo disordini sia a livello sociale che a livello di etica sociale. Il fenomeno dell’usura, per esempio, non è un incidente di percorso ma è radicato e diffuso sul nostro territorio e il comune non assume nessuna posizione né una politica a riguardo».
Qual è il punto di vista della Caritas a fronte degli interventi socio-assistenziali del comune?
«A Corato – continua De Benedittis –manca una politica sociale per cui sicuramente i fondi destinati alle fasce sociali deboli sono irrisori e inferiori a quelli per altri scopi. Compito del comune non dovrebbe essere quello di elargire aiuti a pioggia ma quello di dar vita ad una seria politica sociale in grado di riconoscere la povertà e risolverne le cause.
Un problema grosso per le giovani coppie è quello della casa, a partire dagli affitti per arrivare ai prezzi. Pur avendo Corato dei prezzi poco più bassi rispetto ai comuni limitrofi sono comunque al di fuori della portata delle giovani coppie.
Per quanto riguarda gli aiuti dati per il primo figlio, credo non siano sufficienti: L’istituzione pubblica dovrebbe accompagnare la famiglia per tutto il percorso di crescita dei figli, da zero a diciotto anni e una volta raggiunta la maggiore età, accompagnare il giovane con tutte le forme di tutela sociale».
Quante persone si sono rivolte alla Caritas nell’ultimo anno e tra queste è più alto il numero di famiglie italiane o di quelle immigrate?
«Nell’ultimo anno – dice Nunzia Varesano – si sono rivolte a noi un centinaio di famiglie. La difficoltà economica è principalmente delle famiglie italiane. Quelle immigrate si rivolgono a noi più frequentemente per problemi di documenti e per trovare una casa; e anche per quanto riguarda la casa, è più facile per loro accontentarsi; un italiano invece è abituato a più alti tenori di vita e ha maggiori aspettative.
Anche nella mensa cittadina, organizzata lo scorso anno, erano presenti interi nuclei familiari di Corato. Certo essendo questa una sola volta a settimana non poteva risolvere problemi alimentari, ma era un ottimo momento di socializzazione. L’aumento di povertà nelle famiglie Italiane è dovuto in alcuni casi anche alla disgregazione del nucleo familiare con divorzi e separazioni».
Secondo Corrado De Benedittis «Corato dovrebbe esser grata agli immigrati in quanto la loro presenza sta contribuendo a sprovincializzare la città. Corato di 20-30 anni fa era molto più gretta e chiusa di quella moderna; la presenza di queste persone che portano la propria lingua e la propria cultura, sta facendo crescere l’opinione pubblica e inoltre, essendo come noi dei consumatori, contribuiscono alla ricchezza della città.
Nonostante ciò in città manca uno sportello comunale per l’immigrazione; c’è quello della Caritas che comunque non usufruisce di nessun fondo pubblico.»
«Smentiamo – aggiunge Antonella Varesano – chi dice che gli immigrati rubano il lavoro a noi italiani perché per avere un permesso regolare hanno bisogno di un contratto lavorativo e pagano i contributi che vanno nelle casse dello stato.»
«Per rinnovare un permesso di soggiorno servono 80 euro a persona solo per spedire la richiesta ed è per questo che noi immigrati cerchiamo soprattutto un lavoro e una casa piuttosto che sostentamenti» dice Benzaoui Abdelfattah.
Commenti
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L’Amministrazione Comunale dovrebbe controllare i Servizi Sociali e vergognarsi della sua Politica Sociale , inoltre non bisogna paragonarsi al peggio ma al meglio
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hai ragione VECCHIO !!! tanto fra poco piu di un mese ci sarà il solito ” concertino ” di fine anno che renderà tutti “felici” offuscando l opinione pubblica su quanto riguarda i veri problemi della città!
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mentre durante la “vecchia” amministrazione, senza concertini di capodanno, eravamo tutti miliardari???







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