Pane e pasta alle stelle: a Corato il pane costa 40 centesimi in più
Granoro: da gennaio ancora aumenti.
La notizia, per restare in tema, è fresca fresca e calda calda allo stesso tempo.
Pasta e pane sono diventati beni di lusso, costano troppo e i consumatori reclamano l’intervento dei ministri interessati, Sviluppo economico e Agricoltura, affinché agiscano con interventi mirati a scongiurare il caro-spesa.
E se qualcuno giustifica l’aumento con il rincaro dei prezzi del grano sui mercati internazionali, c’è chi addirittura (come il ministro delle Politiche Agricole Paolo de Castro su “Repubblica”) afferma che l’indice generale dei prezzi sia rimasto invariato.
E invece sono proprio gli agricoltori pugliesi che, tramite la Confederazione agricoltori di Puglia, parlano di grosse speculazioni e dilatazioni esagerate dei prezzi rispetto all’aumento del grano che, affermano, ha subito un ritocco di “soli” 20 centesimi.
Tutto questo proprio mentre circola la voce che i molini di Puglia si starebbero attrezzando per un altro piccolo rincaro dovuto all’ennesimo acquisto extra di frumento estero.
Notizie queste che investono Corato come un auto a fari spenti nella notte, visto che il nostro paese vanta posizioni di primato nelle produzione e trasformazione del grano grazie alla presenza di due importantissimi molini e ad altrettante realtà produttive pastarie.
“Noi siamo solo l’ultimo anello della filiera” incalza con toni accesi Marina Mastromauro del Pastificio Granoro “è non è certo colpa nostra se i prezzi sono alle stelle. Quello che le associazioni degli agricoltori non dicono è che se è vero che il grano è stato venduto a 20 centesimi in più nel giugno scorso, è solo perché i coltivatori non avevano previsto gli scenari che si stavano profilando.
Cosa che invece avevano intuito i grossi commercianti agricoli che poi rivendono il grano ai molini. Quel piccolo aumento del prezzo per loro ha rappresentato un investimento senza precedenti e a noi trasformatori il prezzo è arrivato quadruplicato. Con questo non voglio parlare di speculazioni.
Tutto rientra nelle normali leggi di domanda e offerta. Fatto sta che il prezzo della pasta, che non dimentichiamolo è un prodotto monocomponente, non poteva rimanere immune a tali situazioni”.
Secondo Marina Mastromauro sono diversi i fattori che hanno causato questa situazione: “senza dubbio i cambiamenti climatici hanno avuto un ruolo fondamentale sulla scarsa produzione Europea, e la Riforma Pac sulle politiche di qualità e produzione sementiere ha aggravato la situazione spingendo gli agricoltori a non coltivare per avvalersi del contributo di non produzione. Inoltre non è esatto analizzare solo la situazione nazionale.
Gran parte delle superfici coltivate a grano che normalmente proveniva dagli Stati Uniti e che serviva a calmierare il fabbisogno mondiale è stato destinato da Bush alla produzione di biocarburante con gravi danni sui mercati internazionali. E da gennaio sono previsti ulteriori aumenti”.
Ma se è vero, come è vero, che il grano duro (da cui si produce la semola e quindi la pasta) ha subito negli ultimi mesi l’impennata maggiore, secondo i dati Ismea l’aumento dei prezzi del grano tenero (farina) è in linea con quelli del mais e dei cereali, nettamente inferiore rispetto al duro.
Allora perché il pane è l’alimento che più della pasta ha risentito di questa ondata di aumenti? Infatti da ieri i panifici coratini hanno aumentato il loro listino portando un kg di rosette a € 2,80, ben 40 centesimi in più rispetto a solo l’altro ieri. Invece il tradizionale braccetto è aumentato di 20 centesimi.
“A Corato il prezzo del pane è rimasto stabile per circa tre anni” ci spiega Davide Tedone del gruppo La Sfornata, “ma dopo diverse riunioni tra i circa quattordici panificatori coratini si è deciso di ritoccare il prezzo per far fronte ai continui aumenti non solo delle materie prime, ma anche dei consumi elettrici e del gas.
Si tenga presente che per alcune tipologie di pane come le rosette o le ciabatte non si usa solo farina, ma anche la semola che attualmente è ai suoi massimi storici. Corato tuttavia mantiene ancora prezzi decisamente più bassi rispetto a città come Ruvo o Bisceglie. Pur essendo ottimista, temo comunque che ci saranno ulteriori aumenti nel prossimo futuro”.
Intanto la Regione Puglia, investita dal problema proprio dai panificatori, sta per convocare il tavolo di concertazione e il governo annuncia la nascita di “Mister Prezzi” con funzioni di sorveglianza sui sistemi dei prezzi in Italia. E noi comuni mortali non possiamo far altro che sperare bene, abituati ormai come siamo a stringere la cinghia fino all’inverosimile.
Commenti
-
E’ vero gli aumenti sono abbastanza rilevanti,e molti stanno approfittando dell’onda, ma parliamo di pane:dati recenti dicono che la media di consumo procapite di pane è di 160 gr x 0,40=0,064x 1 anno=23€, pasta:77 gr procapite x 0,20=0,032 x 1 anno =11,5€ latte:150cl procapite x0,10=0,056x 1 anno=20€ aumenti consistenti è vero,ma cosa sono se si considera che 1centesimo di aumento sulla benzina è un salasso di 150-200€ l’anno in più? considerando che i primi non aumentavano da 3 anni circa.
-
Il pane aumenta di 40 centesimi al chilo a causa dell’aumento del costo della farina, così dicono loro. Anni fa il costo della farina era ai minimi degli ultimi anni ma il costo del pane non era diminuito. Bene fa il governo ad aprire un’inchiesta sul cartello dei produttori di pasta che a Roma hanno deciso,insieme, di aumentare il prezzo. In pratica dopo il cartello dei petrolieri,dei bancari,degli assicurativi, ora c’è anche il cartello della pastasciutta.







Tre mezzi in fiamme nella notte in via Bovio, incendiati anche due cassonetti