“Un mondo di bene”: il bilancio dell’esperienza in Zambia

Elena Albanese

10 ragazzi che hanno trascorso 20 giorni in Africa la scorsa estate, hanno raccontato la propria esperienza.

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Nei giorni scorsi presso il Liceo Scientifico di Ruvo sono stati presentati i risultati del progetto “Un mondo di bene” grazie al quale 10 dei ragazzi hanno vissuto una grande esperienza di volontariato in orfanotrofi, cliniche per malati di AIDS, centri per la gioventù, attività di sviluppo (comunicazioni, agricoltura, istruzione).

Il Dirigente Scolastico Biagio Pellegrini, non a caso in cravatta rossa nel giorno in cui tutta Italia ha espresso la sua solidarietà alla martoriata Birmania, dopo il minuto di silenzio dedicato alla prof.ssa Maria De Nicolo da poco scomparsa, ha esposto con un certo orgoglio ciò che in questi mesi è stato realizzato.

Sono saliti sul palco a raccontare la propria esperienza, non senza commozione, i 10 ragazzi che hanno trascorso 20 giorni in Africa la scorsa estate, vicenda che CoratoLive.it ha seguito fin dai suoi albori.

Storie e immagini “forti”, che hanno colpito la platea e gli stessi narratori.

L’appello più sentito lo ha fatto Valentina, una dei protagonisti, la quale invita tutti a “darsi da fare”.

Perché il loro viaggio è finito ma adesso inizia il vero cammino.

Adesso che hanno toccato con mano quanta sofferenza e quanto coraggio ci voglia a rimboccarsi le mani questi ragazzi chiedono a tutti, se stessi compresi, di continuare a lavorare attivamente per la causa, senza che “Un mondo di bene” resti solo un ricordo toccante e un album fotografico.

Le fa eco Monsignor Girasoli, il vero fautore dell’iniziativa, che parla di “progetti belli solo se hanno un seguito”.

La prospettiva è infatti quella di bissare il prossimo anno, magari aumentando il numero di possibilità offerte e di giovani alunni coinvolti.

“L’Africa è una cosa seria”, ha esordito il Nunzio Apostolico, sostenendo che non si può avere la presunzione di risolverne i problemi.

“Si possono versare delle gocce” nel mare della povertà, ma anche solo “aiutare le persone in cui inciampiamo” è importante. È quello che hanno fatto già 18 ruvesi, recatisi a Lusaka da quando Mons. Girasoli è diventato Nunzio Apostolico di Zambia e Malawi.

“Non è una cosa semplice, ma si può fare”; basta prendere le dovute precauzioni e “se volete si può venire”, ha detto agli intervenuti.

Mons. Girasoli sta infatti lavorando perché la sede della Nunziatura diventi una casa aperta a chiunque voglia offrire il proprio contributo.

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