La vita di un bambino può valere 70.000 euro?

E’ la somma con cui una famosa Compagnia Assicuratrice intende “liquidare” i danni per la morte di un bambino investito ed ucciso a Corato nel Luglio 2005.

4 14 commenti

La risposta è no. Ma, seppure banale e retorico, è doveroso sottolineare che nessuna cifra possa ripagare una vita umana. Ancor di più quella di un bambino.

Il bambino di cui parliamo è Gianvito, 10 anni, investito da un’auto la sera del 27 Luglio 2005 mentre in bicicletta percorreva il tratto di estramurale all’altezza dell’incrocio tra viale Ettore Fieramosca e via della Macina.

Gianvito morì quella notte, poco dopo il trasporto all’ospedale di Andria.

Il conducente dell’Alfa 156 station wagon che investì il bambino è stato condannato nel settembre 2006 con patteggiamento ad un anno di reclusione ed alla sospensione della patente.

La palla poi, com’è prassi, è passata alla Compagnia Assicurativa per il risarcimento. E qui sono iniziate le note dolenti.

«La Compagnia Assicuratrice – ci spiega l’Avv. Michelangelo De Benedittis dello Studio Legale Associato Stolfa-De Benedittis-Martinelli – a seguito delle trattative stragiudiziali condotte dal legale della famiglia, ha inteso proporre in via transattiva la somma di 70.000 euro a titolo di risarcimento di ogni danno occorso ai genitori, alla sorellina ed ai nonni.

C’è da chiedersi – continua l’avvocato – se la vita umana di un bambino e l’amore dei propri congiunti possa valere una simile cifra.

In realtà nessuna somma di denaro potrà alleviare simili sofferenze, ma la proposta dell’Assicurazione non può che suscitare indignazione e grave offesa alla stessa vita umana ed al nostro vivere sociale.

Da un punto di vista giuridico, la liquidazione del danno è assolutamente iniqua e per questo è sorto un contenzioso giudiziario, ma ciò che suscita maggior stupore è il fatto che una Compagnia Assicuratrice nota a livello internazionale che tenta di infondere tramite la pubblicità, anche televisiva, un diffuso senso di tranquillità tra le famiglie italiane, possa poi pensare di poter "liquidare" una vita umana con quella cifra irrisoria, determinando un grande sconforto.»

Non crediamo che sia una questione di soldi, ma di rispetto. Delle leggi e della vita umana.

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Commenti

  • giannicip (utente non verificato)

    poche parole da dire: uno schifo…

  • augustin (utente non verificato)

    X Tuttasola. Il problema non è nella volontarietà o meno dell’uccisione del minore. Da quel che sembra, si tratta di un caso di omicidio colposo. Però ciò non toglie che, civilisticamente, il danno – sia pure assai parzialmente (può il denaro ripagare una vita distrutta?) – vada risarcito.

  • tuttasola (utente non verificato)

    siete tutti bravi a giudicare…ma sicuramente l’investitore non voleva la morte del bambino…xcio’ non giudicate….xche’ anche lui ha una vita distrutta ….

  • goku77 (utente non verificato)

    ke…dire…mah meglio nn dire niente va……poki sono i 70000 e poco è un anno do reclusione…e poi scusate sta cavolo di sospensione a ke serve?x essere revocata a ke punteggio bonus di persone investite bisogna arrivare?

  • pepputo (utente non verificato)

    Da un punto di vista giuridico, la liquidazione del danno è assolutamente iniqua e per questo è sorto un contenzioso giudiziario, ma ciò che suscita maggior stupore è il fatto che una Compagnia Assicuratrice nota a livello internazionale che tenta di infondere tramite la pubblicità, anche televisiva, un diffuso senso di tranquillità tra le famiglie italiane, possa poi pensare di poter “liquidare” una vita umana con quella cifra irrisoria, determinando un grande sconforto.»

  • augustin (utente non verificato)

    Vorrei aggiungere che oltre al danno indicato poi agli eredi spetta il c.d. danno biologico iure proprio (danno biologico da lutto): ad es., danno da infarto causato da uno choc o da uno stato di prostrazione psicofisica.

  • augustin (utente non verificato)

    E’ il criterio cinico adoperato dalla giurisprudenza, a partire dalla famosa sentenza costituzionale Mengoni (n. 372/94).
    Tutto sta a vedere quando è sopraggiunta la morte: se è stata immediata, il danno biologico non si trasmette iure hereditatis; se non è stata immediata, ma è stata successiva e comunque il danneggiato ha avuto modo di percepire il dolore e la sofferenza, allora il danno si trasmette agli eredi.

  • CLY81 (utente non verificato)

    CARO VITO81 E QUALE COMPETENZA AVETE IN MERITO PER POTER GIUDICARE SE E’ GIUSTO O MENO L’IMPORTO PROPOSTO?

  • vito81 (utente non verificato)

    cly 81 non si tratta di speculazione perchè nessuna somma potrà restituire il figlio a quella famiglia però non è neanche giusto non offrire un risarcimento equo per il gravissimo danno ricevuto.

  • Kaiser (utente non verificato)

    la cosa bella è poi quando ti propongono le Compagnie Assicurative di aumentare i massimali dell’RCA…

  • CLY81 (utente non verificato)

    A QUESTO PUNTO LA DOMANDA E’ UN’ALTRA: PUO’ UNA FAMIGLIA COLPITA DAL DOLORE PER LA PERDITA DI UNA GIOVANE VITA VOLER “SPECULARE” SUL DRAMMA?SE LORO RITENGONO CHE 1.000.000,00 DI EURO RIESCA A COLMARE UN DOLORE………………….

  • pepputo (utente non verificato)

    sono passati 2 anni e questo dovrebbe essere l’epilogo della vicenda?
    l’Italia fa acqua da tutte le parti e questa è l’ennesima dimostrazione che l’euro in Italia ha portato solo povertà !
    Con 70mila euro ormai non si compra neanche il box per metterci la macchina omicida. Poveri noi……!!!!!!!!!

  • Clio (utente non verificato)

    Non si può commentare tutto questo……

  • george (utente non verificato)

    Credo che la questione sia molto semplice: un conto è l’offerta della compagnia, altra cosa è quanto spetta come da condizioni di polizza. Mi risulta che il massimale previsto per legge sia di 774.000 euro per persona. Detto ciò, a fronte di un contratto , questa è la cifra che bisogna risarcire. Se i legali della compagnia sono bravi a far risparmiare danaro, ne avranno un ritorno. Ai legali non interessa entrare nell’intimità del dolore ma solo ricevere una parcella la più alta possibile.