Caro pasta: la Granoro scrive al Ministro De Castro
La Federconsumi annuncia uno sciopero per il caro-pasto e Marina Mastromauro (Granoro) scrive al Ministro delle Politiche Agricole De Castro.
Aumenti e scioperi. Sono le parole chiave che identificano ed uniscono in questo ultimo periodo mulini e pastifici.
A causa degli aumenti di farina e semola, infatti, anche il costo della pasta ha subito uno scossone verso l’alto. Tanto che il prossimo 13 Settembre la Federconsumi ha proclamato uno sciopero proprio per protestare contro i rincari.
Proprio per chiarire i passaggi che hanno determinato la serie di aumenti ed in occasione di un articolo comparso martedì 21 agosto sul quotidiano "La Repubblica" Bari sul tema dei rincari, Marina Mastromauro, Direttore Commerciale della Granoro, ha inviato una lettera al dott. Brillante della Federazione Regionale Coldiretti Puglia di Bari in merito a quanto apparaso nell’articolo stesso.
La precisazione, importante, mira a definire la pasta come un prodotto non di prima ma di seconda trasformazione, senza saltare un passaggio, fondamentale, quale quello dei mulini, industrie di prima trasformazione che forniscono la semola a noi pastifici, «che subiamo gli aumenti, senza deciderli né poterne condizionare l’andamento.
I pastifici sono i punti deboli della filiera perché subiscono aumenti che ad essi vengono catapultati dall’oggi al domani dai mulini. In più, nella pasta, in particolare per quella che si vende sugli scaffali ad un prezzo medio, la materia prima, cioè la semola, incide sulla formazione del prezzo fra il 60 e il 70%.
È chiaro che un aumento come quello da noi subìto già da fine giugno e che rispetto al giugno 2006 è di ben il 90% in più, non può da noi mai e poi mai essere assorbito e anzi sta mettendo a rischio la tenuta delle nostre industrie. Ciò soprattutto se si considera che la maggior parte dei pastifici, lavora con redditività bassissime o inesistenti, il che rende ancor più impensabile poter attutire o assorbire l’aumento del 90% delle materie prime.»
Il passo successivo di Marina Mastromauro è stato quello di scrivere al Ministro delle Politiche Agricole De Castro, invocando aiuti per il settore ed allegando la lettera inviata alla Coldiretti ed alle diverse conferederazioni.
«E’ ormai da due mesi che assistiamo inermi e silenziosi – scrive al Ministro De Castro Marina Mastromauro – agli attacchi che attraverso la stampa, le varie Associazioni Agricole e dei consumatori, stanno duramente e in molti casi “falsamente” sferrando al nostro settore pastario.»
Ad integrazione di quanto già scritto alle diverse conferederazioni, Marina Mastromauro ha espresso al Ministro De Castro le proprie considerazioni riguardanti «l’enorme aumento della semola che noi Pastifici abbiamo subìto già dai primi di luglio 2007.
Dal mese di giugno il prezzo del grano nazionale è aumentato del doppio rispetto al mese di giugno 2006 ed anche rispetto agli anni precedenti. Da 100 kg. di grano si ricavano 65 kg. di semola, il resto è crusca che serve per i mangimifici.
Da 100 kg. di semola si ricavano 95 kg. di pasta perché la pasta contiene meno umidità della semola che supera anche il 15% ed il prezzo della semola rispetto a giugno 2006 è raddoppiato e la tendenza è ancora verso il rincaro.
Sul prezzo della pasta la Semola (materia prima) incide fra il 70 e l’85%, se a ciò si aggiungono i costi degli imballaggi (primario e secondario), del trasporto, dell’energia, della manodopera e di commercializzazione si può ben dedurre quanto siano al limite i margini lordi (qualora vi siano) dei Pastifici;
I molini hanno aumentato il prezzo della semola subito senza una settimana di preavviso mentre il rincaro della pasta verrà applicato dal 3 settembre, per cui, per tutte le vendite della pasta fino al 3 settembre noi, come Pastificio, subiremo una perdita netta di € 1.800.000,00 dovuta all’aumento della semola pagata ai molini dal 1° luglio fino al 3 settembre.
La pasta pertanto dovrà necessariamente riflettere l’aumento proporzionale all’aumento della semola (che è raddoppiato) e del 30% di aumento del costo degli imballaggi, cartoni e trasporto.
Varie decine di pastifici dovranno fallire o chiudere per la forte insostenibile perdita finanziaria.
Pertanto invitiamo Voi tutti, stampa, associazione di consumatori, a voler approfondire presso i pastifici il dramma che stiamo vivendo che ci portano alle forti perdite che da anni stiamo sopportando a causa delle gravi condizioni imposte per la vendita della pasta ai gruppi di acquisto.
Infine, Vi facciamo presente che anche se la pasta dovesse avere un rincaro di 20 cent. al kg., su 100 gr. di pasta il rincaro incide di soli 2 cent. al giorno a persona. 2 cent. al giorno per persona sono nulla rispetto al costo di una piazza più una coca cola, che vengono pagate circa € 10,00.
Mi auguro, alla luce di questa mie osservazioni, che qualche “voce” si levi in nostro aiuto e soprattutto, Lei, Ministro, ritenga tenerLe in considerazione qualora dovesse approfondire la materia riguardante noi Pastifici.»
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