Via San Magno: va di moda il lancio della busta d’immondizia

Il disperato grido d’allarme di chi non ci sta a vedere la propria terra storpiata dai rifiuti e dall’inciviltà di chi crede che strade e terreni siano luoghi da conquistare a colpi di immondizia.

3 commenta

«E’ uno schifo, qui ed in tutte le Murge. Vergogna! Coratini, portate le buste dei rifiuti ai cassonetti. Non siate cafoni!»

E’ questo l’ultimo disperato grido d’allarme di chi non ci sta a vedere la propria terra storpiata dai rifiuti e dall’inciviltà di chi crede che strade, giardini e terreni siano luoghi da conquistare a colpi di buste d’immondizia.

La frase, che pare essere quasi una richiesta d’aiuto a chi ancora una coscienza civile ce l’ha (molti, crediamo), campeggia (guardacaso accanto ad un piccolo cumulo di rifiuti) su un cartello posto all’incrocio tra via San Magno e la cosiddetta "Rivoluzione".

L’autore, che con ogni probabilità percorre quella strada più volte al giorno come le centinaia di coratini che in estate si trasferiscono in campagna, sarà evidentemente stanco di guardare i chilometri di rifiuti che costellano da ambo i lati via San Magno ed i terreni adiacenti.

Si badi, non parliamo "solo" dei fazzoletti o dei pacchetti di sigarette, ma di intere buste di immondizia stracolme che vengono gettate al volo dai finestrini, quasi fossero giavellotti.

Buste che, una volta aperte dal tempo e dai cani randagi, donano ai luoghi in cui vengono buttate bottiglie di plastica, bucce d’anguria, cartoni di pizza, contentitori di plastica ed altri residui di civiltà poco biodegradabili.

Ci è bastato percorrere via San Magno, e probabilmente sarebbe stato lo stesso anche con altre strade della zona, per catturare alcuni scatti (nella galleria fotografica, giudicate voi) che intristiscono, talmente è lo stridore provocato dal confronto tra l’immondizia e la Murgia che compare sempre più bella e prorompente man mano che ci si allontana da Corato.

Stupisce, tra le altre cose, che non si stia trattando di una strada nascosta agli occhi dei più, ma di una via percorsa da tantissimi cittadini, anche da quelli che dovrebbero essere i turisti da attirare nella nostra città.

Prima ancora che ad autorità ed enti competenti, è ai cittadini che ci rivolgiamo: davvero sono (siamo) rimasti così in pochi ad amare la propria terra?

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!