Difensore civico: osservazioni e proposte
L’argomento è stato iscritto, per la prima volta all’o.d.g. del Consiglio comunale del 31 luglio scorso.
Finalmente si comincia a discutere di Difensore civico. L’argomento è stato iscritto, per la prima volta all’o.d.g. del Consiglio comunale del 31 luglio scorso.
Per deliberarne l’adozione è necessario, però, modificare alcuni articoli dello Statuto comunale.
Ma, a seguito degli interventi dei consiglieri di minoranza, Tommaso Loiodice e Giacomo De Lillo, che hanno formulato rilievi di carattere formale e sostanziale contro il presidente del Consiglio Pasquale Tarantini, la seduta, relativamente a questo punto, è stata aggiornata a data da destinarsi, avendo la minoranza abbandonato l’aula per protesta.
Si addebitavano, di fatto, due gravi omissioni: la prima, di carattere formale, per non aver fatto menzione, nell’avviso di convocazione e nel pubblico manifesto, dei nominativi dei 6 consiglieri che hanno sottoscritto la richiesta di convocazione; il secondo, di carattere sostanziale, relativo alla mancata inclusione dell’art. 65 dello Statuto comunale, tra quelli da modificare per poter procedere all’approvazione.
Non si è quindi potuto entrare nel merito della discussione dell’argomento “difensore civico” che ha visto impegnata la commissione consiliare, presieduta prima da Francesco Tota e poi da Giacomo De Lillo, per oltre un anno con risultati che meritano – a mio avviso – valutazioni di carattere formale e sostanziale.
La prima osservazione riguarda il metodo adottato per predisporre l’atto deliberativo. Non ci si è preoccupati minimamente, né da parte della maggioranza, né da parte della minoranza, di interpellare i soggetti attivi nella vita del nuovo Comune, così come previsto dalla legge sull’Ordinamento delle Autonomie locali. E’ mancato, a differenza dei precedenti tentativi fatti per il bilancio di previsione, per il Pug e per il Pirp, un dibattito corale nella comunità che doveva servire a definire chiaramente questa originale figura – anche se non obbligatoria – per metterla in grado di difendere il cittadino dagli abusi, dalle carenze e dalle disfunzioni dell’Amministrazione e di garantire l’imparzialità e il buon andamento del Municipio.
L’obiettivo dell’istituto della partecipazione, specie in riferimento alla valorizzazione delle libere professioni sociali verso le quali – spesso – ci si è limitati a un riconoscimento e a un formale ossequio senza indicare, così come richiede la legge con lo statuto, mezzi, modi e strumenti con i quali il Comune intende concretamente valorizzarli, resta ancora una pia intenzione, più volte dichiarata, ma raramente attuata da una classe politico-amministrativa, sempre più verticistica e autorefernziale.
Lo Statuto del Comune prevede che il Difensore civico è un istituto di partecipazione. L’elezione di un istituto di partecipazione deve garantire la partecipazione. Alludo al contrasto tra l’idea che esiste solo la politica dei partiti e che i partiti sono l’unico valido strumento di partecipazione e la previsione statutaria che”riconosce e promuove la più ampia partecipazione dei cittadini, singoli e associati, alle scelte politiche e amministrative della comunità”.
Confidando in un ripensamento degli organismi politici e considerando che il Difensore civico non potrà essere istituito che dalla prossima Amministrazione, propongo di adottare una norma transitoria, che consenta di procedere alla nomina provvisoria di un reggente dell’Ufficio del Difensore civico, allo scopo di dimostrare concretezza e non solo volontà burocratica.
Sia ben chiaro: la funzione dei partiti è sempre indispensabile ed è persino insostituibile quando si tratta di eleggere organi come il Sindaco o il Consiglio comunale. Ciò non toglie che nella procedura elettorale di un istituto di partecipazione come il difensore civico devono trovare espressione anche i valori, gli interessi, le idee, i progetti, i fermenti e le critiche che non hanno voce nei partiti, ma che le molteplici forme di aggregazione della società civile sono in grado di intercettare.
Il collegamento del difensore civico con le multiformi espressioni di questo caleidoscopio di esperienze è, credo, la garanzia più efficace di indipendenza e imparzialità, non solo nei confronti della maggioranza e dell’opposizione, ma anche della “burocrazia” locale.
Bisogna, pertanto, creare le condizioni per realizzare, nell’accezione puramente “anglosassone” una “glass house” (casa di vetro), divenuta, ormai, nell’immaginario collettivo il modello di funzionamento della pubblica amministrazione. Bisogna allontanare ogni sospetto tentativo di disegnare un giusto abito su misura partitocratrica. Bisogna garantire che l’elezione di un istituto di partecipazione avvenga attraverso l’effettiva partecipazione degli utenti.
Bisogna evitare che con un sistema di elezione di esclusiva competenza consiliare, il Difensore civico divenga espressione della maggioranza della maggioranza. Bisogna far eleggere il Difensore civico, direttamente dai cittadini in concomitanza con l’elezione del Consiglio comunale, prevedendo un elevato quorum per garantire la massima autorevolezza: un autorità poggiata tutta sul fatto di godere di un largo consenso elettorale.
Bisogna evitare che la figura disegnata dalla bozza di Regolamento proposta, appaia più una figura di difensore del Consiglio comunale – che lo sceglie e lo elegge – piuttosto che il difensore dei diritti violati del cittadino, vittima di eventuali soprusi del Consiglio, della Giunta o degli uffici comunali.
Bisogna colmare la lacunosità della normativa specifica, che prevede solo il requisito della competenza, cui vanno aggiunti necessariamente quelli della disponibilità e la possibilità di dedizione alla carica, così come emergente dai curricula presentati, la non organicità ai partiti e l’assenza anche di parentele politiche, la capacità di mediare e di essere stimolo nei confronti della pubblica amministrazione, ed infine, la presenza almeno di un giovane e una donna.
Il Difensore Civico richiede indipendenza ed imparzialità, ma ad oggi non ci sono le garanzie di ottenere questi requisiti con la proposta di regolamento in esame. L’elezione del Difensore Civico da parte del solo Consiglio comunale – come previsto dallo Statuto comunale – infatti, presenta almeno due difetti. Primo difetto: in vista dei ballottaggi e in cambio di appoggi elettorali, l’Ufficio del difensore Civico potrebbe diventare l’oggetto di una negoziazione fra una coalizione o un partito promosso al secondo turno ed una forza bocciata al secondo turno.
Secondo difetto: tenendo conto che lo Statuto attribuisce al Consiglio comunale numerosi poteri su organi che poi saranno oggetto del controllo del Difensore Civico, si verrebbe a creare la seguente situazione: lo stesso organo, il Consiglio, controlla (da solo) il controllato (uffici e servizi comunali) e il controllore (il Difensore Civico). Con Norberto Bobbio anche noi ci domandiamo. “Chi controlla i controllori?”.
A questo punto, o si procede ad un allargamento serio della base elettorale, a suffragio universale e diretto, coinvolgendo parti consistenti della cittadinanza attiva, o ci si arrende all’evidenza che il Difensore non verrà eletto neanche durante questa Amministrazione, nonostante siano trascorsi oltre 15 anni.
In via subordinata, se si dovesse obiettare che la procedura potrebbe essere farraginosa, complicata o costosa propongo che ad eleggere il Difensore Civico sia un collegio composto dai Consiglieri comunali e da un pari numero di delegati del forum delle Consulte: il forum potrebbe indicare una terna di candidati, ma la votazione resterebbe di competenza del Consiglio comunale. La scelta della persona dovrebbe avvenire sulla base di chiari criteri di onestà, imparzialità politica, professionalità e sulla base del consenso popolare.
E’ indispensabile trasformare il Municipio da sede occupata dalla maggioranza a istituzione trasparente e aperta, istituzione di tutta la comunità impegnata a realizzare il benessere e lo sviluppo di tutti i cittadini, specie quelli – come vuole le legge 142/1990 – non organizzati, non portatori di interessi forti, di quelli che finora non hanno avuto santi in Paradiso, né “voce in capitolo”. La nostra città potrebbe diventare un laboratorio politico in cui sperimentare nuove forme di partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni.
La figura del Difensore civico, come il referendum consultivo, l’Associazionismo, il Volontariato, la Cooperazione, le Consulte delle Associazioni, il Consiglio comunale dei Ragazzi, il Forum dei Giovani i Consigli di quartiere, la Commissione per le Pari opportunità uomo-donna, la Consulta degli immigrati, potrebbero rappresentare una seria occasione di coinvolgimento delle tante comunità di cittadini che compongono questa nostra città, in cui soprattutto i giovani, gli anziani e le categorie socialmente deboli continuano a sentirsi ospiti e non cittadini a tutti gli effetti. Tanti interventi che, se attuati con serietà, potrebbero rappresentare un argine, se non un vera diga, agli effetti degeneranti della partitocrazia, dell’appaltocrazia eletta a sistema, delle lottizzazioni, delle eventuali incompetenze ed arroganze.
E’ opportuno non dimenticare che il nuovo Comune postula, per essere veramente nuovo, una comunità vigile, attenta, partecipante ma anche combattiva.
Noi vogliamo essere uniti in questa battaglia di civiltà e vogliamo lanciare un appello affinché questa nuova “Era Politica” possa realizzarsi e concretizzarsi nella nostra città, mettendoci noi stessi in gioco e a disposizione di quanti vorranno “diversificarsi” dai soliti noti e guardare oltre. Attendiamo adesioni a questo appello.
In questa direzione, il Centro Studi Politici “A.Moro” ritiene di poter offrire un modesto ma significativo contributo per sottrarre a logiche particolaristiche decisioni che investono tutti i cittadini.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Tre mezzi in fiamme nella notte in via Bovio, incendiati anche due cassonetti