La vita e il gioco, il gioco nella vita

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Il caldo estivo decisamente mi impedisce di sperimentarmi in un uno degli argomenti seriosi che ci si aspetta di solito da rubriche nel cui titolo appare l’ormai un po’ abusato termine “psicologia”.
Il caldo estivo decisamente mi impedisce di sperimentarmi in un uno degli argomenti seriosi che ci si aspetta di solito da rubriche nel cui titolo appare l’ormai un po’ abusato termine “psicologia”.
Ben predisposto da un libro di facile lettura (ebbene sì, anche noi psicologi dagli spessi occhiali siamo lettori da ombrellone), per il nostro saluto estivo vorrei incuriosirvi con alcune brevi, quanto per me fondamentali, riflessioni sul gioco e sull’importanza che riveste – o meglio, dovrebbe rivestire – nella nostra quotidianità.
Lo spunto l’ho tratto da alcune considerazioni svolte con amici a partire dal tema dell’amore. Sostenevo – e sostengo! – che l’amore non può assolutamente resistere ad una continua, noiosa, persistente serietà. Non a caso si parla spesso di gioco amoroso, e proprio del giocare, il giocare leggero e semplice, bisogna a volte rifornire un rapporto amoroso.
Ciò mi porta a considerazioni più ampie: a pensare, e ricordare, di essere dei giocatori nella nostra vita. Ognuno di noi dovrebbe aver presente che ha un ruolo, il ruolo che ha deciso di incarnare nella propria vita.
Ma in alcuni momenti dovremmo anche ricordarci che, appunto, è un ruolo, che possiamo un po’ distaccarcene, prenderci un po’ meno sul serio, essere un po’ meno rigidi e, magari, anche giocare a scambiarci i ruoli con gli altri, perché la vita ha bisogno di movimento, di cambiamenti, di differenze e di riscontri non ostili, non di essere chiusa in ruoli fissi e predeterminati, che non lasciano trapelare un po’ di leggerezza e giocosità.
È importante, ovviamente, che ogni giocatore sappia che si sta giocando e di che gioco si tratta: una persona convinta che l’altro parli seriamente, e non per gioco, potrebbe recepire un diverso e magari negativo messaggio; come una persona convinta di giocare a bridge, mentre tutti giocano a poker, difficilmente riesce a giocare con gli altri.
Insomma, fondamentale è la consapevolezza, in modo da poter usare il gioco anche per una migliore conoscenza di sé e degli altri. Non a caso, nel campo della formazione, il gioco ci conduce al riconoscimento dell’autenticità e all’accoglimento dell’alterità.
Per i bambini il gioco è il perno fondamentale delle loro giornate, il modo e mezzo per avvicinarsi ad adulti e coetanei, per imparare, conoscere, scoprire, confrontare.
Il gioco è l’essenza stessa dell’infanzia, un vero e proprio “lavoro” in cui il bambino mette tutto il proprio impegno. E proprio il tempo passato a giocare costituisce un valido mezzo per partire prima di tutto alla scoperta del proprio corpo, degli oggetti e dello spazio che ci circonda, uno strumento funzionale allo sviluppo sensoriale e motorio, per poi divenire una ricerca di pura fantasia e creatività, elementi in cui affonderanno le radici dello sviluppo mentale e affettivo dell’adulto.
Magari gli adulti ricordassero le giornate passate da bambini a giocare senza altro scopo di quello del puro e semplice piacere di divertirsi e di apprendere giocando!
Giocare ci permette di non cristallizzarci, di non considerare i tempi della nostra esistenza definitivi, di non chiuderci in una corazza tanto protettiva, quanto ostile al cambiamento, a quelle ventate di novità e leggerezza che possono rendere la nostra vita un po’ più lieve e magari piacevole.
Non è possibile essere seri, diretti, rigidi, validi in ogni momento della nostra giornata, è impensabile eliminare la giocosità dalla nostra vita.
E giocare non vuol dire non prendere “sul serio” la vita, anzi, la libertà di scegliere quando giocare e quando essere seri, di capire quando è il momento di allontanarsi un po’ da ruoli stereotipati o quando è necessario interpretarne uno fino in fondo, ci spinge ad essere maggiormente consapevoli.
Con queste brevi riflessioni vi saluto, augurandovi di passare una piacevole e giocosa estate, e ringraziandovi per le dimostrazioni di stima e di affetto con le quali sempre più spesso riuscite a sorprendermi.
E allora, buon gioco a tutti!
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