“Manichini vestiti”… con arte e devozione

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Forse qualcuno penserà che nella scelta degli argomenti di questa rubrica ci siamo un po’ troppo concentrati su testimonianze d’arte locale a tema religioso, e forse è vero.
Forse qualcuno penserà che nella scelta degli argomenti di questa rubrica ci siamo un po’ troppo concentrati su testimonianze d’arte locale a tema religioso, e forse è vero.
Ma questa selezione è compiuta sia dalla nostra volontà di analizzare temi meglio documentati e a noi più noti, sia dalla effettiva presenza di un maggior numero di opere a soggetto sacro, frutto della diffusa religiosità popolare che ha permesso di custodirle con debita attenzione nel corso dei secoli.
Un esempio molto significativo di opere realizzate con “arte e devozione”, giunte sino a noi, sono i manichini vestiti: statue costituite da una struttura in legno, gesso o cartapesta, accuratamente modellata nelle sole parti visibili, e totalmente ricoperte di sontuosi abiti di pregevoli tessuti.
La tradizione di vestire i simulacri dei santi, in particolare della Madonna, ha origini antiche ed affonda le radici nei riti arcaici e pagani rimasti vivi nel corso dei secoli in tante culture.
Nei simulacri l’uomo ha sempre cercato di rappresentare in forme visibile le proprie divinità, in modo da avere un riferimento concreto che lo aiutasse a stabilire una relazione col trascendente.
Anche la scelta di vestire le statue è espressione della volontà di stabilire e coltivare col divino un relazione concreta. Tra i cristiani, queste tradizioni, si diffusero già nel Medioevo, ma ebbero ampio incremento in età Moderna (secoli XVII-XVIII-XIX).
A partire dal Seicento, oltre a “vestire” con stoffe preziose le antiche statue tutte lignee (così come avveniva in precedenza), vennero realizzati i “manichini vestiti”, queste nuove statue più leggere e maneggevoli, destinate ad usi processionali.
Esse, infatti, ben rispondevano alle esigenze di coltivare una religiosità intensa e coinvolgente, mediante la teatralizzazione e spettacolarizzazione dei riti sacri.
Per tale motivo queste statue presentano un accentuato realismo, ottenuto attraverso abiti veri, realizzati con tessuti preziosi e ricamati, e suggerito dai volti con lineamenti espressivi, occhi in pasta vitrea e fluenti parrucche fatte di veri capelli. In occasione delle processioni, le statue sono oggetto del riservato rito della vestizione, al quale possono partecipare solo alcune donne che, con profonda venerazione, le spogliano dell’abito giornaliero e le fanno indossare (a partire dalla biancheria intima) la veste sontuosa della festa.
A Corato, come in tante città, sono presenti ancora diversi manichini vestiti raffiguranti la Vergine Maria sotto vari titoli e sono oggetto di una venerazione, in alcuni casi, intensa come quella di un tempo. Almeno una volta, tutti avremo visto la più nota di queste statue incedere lentamente tra le strade del nostro paese durante il Venerdì Santo.
Si tratta del simulacro di “Maria SS. Addolorata” custodito nella Chiesa di San Giuseppe e realizzato tra il XVIII e il XIX secolo. E’ rivestito con abiti neri decorati con pregevoli ricami a fili d’oro, che in occasione della Settimana Santa (periodo in cui è portata in processione) sono sostituiti, col rito della vestizione, da vesti più sobrie, interamente nere, consone al clima di austerità che la Chiesa vive in quei giorni.
Così come in tutti manichini vestiti dell’Addolorata, ampiamente diffusi nel Meridione d’Italia, la Vergine ha il petto trafitto da un pugnale, il volto angosciato e le mani intrecciate per il dolore straziante e colpisce l’emotività dei fedeli che, partecipando ai riti sacri, s’immedesimano nella tragedia della madre che ha perso suo figlio.
Un altro manichino vestito oggetto della pietà popolare durante la Settimana Santa è il gruppo della “Pietà”, commissionato nel XIX secolo dall’Arciconfraternita di S. Maria Greca ad uno scultore napoletano.
La statua, di notevole qualità artistica, presenta la Vergine Maria, vestita con abiti neri e avvolta da un manto decorato, mentre si riversa, con le braccia spalancate, sul corpo lacerato e senza vita del Cristo. Di grande suggestione sono i volti di Maria e del suo figlio Gesù, l’uno affranto dal dolore e l’altro straziato da una morte atroce.
Al centro di un culto mariano, vivo ancor’oggi, è il manichino vestito di “Maria SS. Immacolata”, custodito nella chiesa di San Benedetto. Esso dovrebbe risalire al XVIII secolo e presenta la Vergine in piedi sopra una nuvola da cui fanno capolino due cherubini e la testa di un serpente con le fauci aperte. Attorno al giovane volto di Maria scendono lunghi cappelli di lana e dalle orecchie pendono un paio di orecchini.
Gli abiti che indossa giornalmente (una veste bianca stretta in vita ed un manto azzurro) sono sostituiti in occasione della festa a lei dedicata con vestiti più solenni, realizzate di recente e decorate con motivi ottocenteschi a fili d’oro.
Di notevole interesse è il manichino vestito raffigurante “S. Maria Greca”, custodito nell’omonima chiesa e realizzato nel 1741, probabilmente, nella bottega dei Brudaglio di Andria. L’opera venne commissionata per sostituire durante le processioni il miracoloso dipinto della Vergine apparsa nel 1656, e pertanto, rispecchia l’iconografia del quadro: Maria è assisa su di un trono, sostiene il bambino Gesù, ha in mano un pastorale greco ed ha il capo coronato.
Per realizzare questa articolata impostazione, la statua fu concepita con una serie di snodi alle braccia e alle gambe e venne rivestita con abiti andati persi e sostituiti con le attuali preziose vesti che risalgono alla prima metà del Novecento.
Un’idea di come dovessero essere i suoi abiti originari ci è offerta da un dipinto del 1912, esposto nel piccolo museo della chiesa. La particolare struttura della statua e la sua pregevole fattura è confermata anche dai restauri e dagli studi svolti su di essa, tanto che l’opera è stata presentata in un convegno a Ferrara in occasione di “Restauro 2005”, Salone dell’arte del Restauro e della Conservazione dei beni culturali e Ambientali.
Altri manichini vestiti sono custoditi nella Chiesa del Carmine e si tratta di un gruppo scultoreo dei “Santi medici Cosma e Damiano” (XIX-XX secolo) e di due statue raffiguranti la “Madonna del Monte Carmelo”.
Una è posta nella nicchia realizzata sopra l’altare nell’abside della chiesa, forse, ideata proprio per tale collocazione visto che la Madonna, assisa su di un trono di nubi, volge, insieme al Bambino Gesù, il suo sguardo verso il basso e sorride maternamente ai fedeli.
L’altra è custodita nel salone della Confraternita ed è una statua settecentesca destinata ad uso processionale, come dimostra la struttura statica delle figure riccamente abbigliate e fornite di fluenti parrucche e corone.
Grazie ad alcune fotografie, documentazioni scritte e testimonianze orali sappiamo che altri manichini vestiti erano presenti a Corato, come la statua di “Maria SS. Incoronata” custodita nell’omonima chiesa, e quella della “Madonna delle Grazie” venerata nel Santuario a lei intitolato in località Bracco.
Nella prima metà del Novecento, varie di queste statue, ormai rovinatesi e superate nel gusto, vennero sostituite da altre in cartapesta, più leggere e richiedenti meno cura. Per tale motivo alcuni manichini andarono dispersi, ma non sappiamo con certezza se furono tutti distrutti; forse qualcuno giace dimenticato o custodito con gelosia da qualche privato.
Se così fosse, ci auguriamo che possa ritornare ad essere apprezzato dall’intera comunità cittadina, perché, insieme agli altri ancora visibili, possa testimoniare le capacità artistiche e la devozione dei nostri padri.
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