PRC e dai Giovani Comunisti: «Di Vincenzo, vogliamo giustizia e moralità»
Un comunicato dal PRC e dai Giovani Comunisti di Corato come volantino durante il tradizionale corteo del 1° maggio a Corato dedicato a Giuseppe Di Vincenzo.
Lo scorso 1° Maggio il gruppo di Rifondazione Comunista e dei Giovani Comunisti, inoltre, ha sfilato con le proprie bandiere e con uno striscione che ha attirato l’attenzione di passanti e partecipanti al corteo, quest’anno particolarmente numerosi, e dei politici coratini.
Lo striscione, l’unico presente ed esibito alla testa della manifestazione, recitava "Non cancellerete dalle nostre menti il sangue versato per i vostri interessi".
Al termine del corteo e a margine del comizio conclusivo, un gruppo di militanti di Rifondazione Comunista e dei Giovani Comunisti si è recato all’esterno del cantiere teatro dell’incidente mortale dello scorso mese, per un breve momento di raccoglimento e di commemorazione del giovane lavoratore deceduto.
Così la nota: «È passato poco più di un mese dalla tragedia che ha colpito Corato e ancor più quella famiglia andriese che ha perso un figlio, un ragazzo, un lavoratore che oggi tutti vogliamo ricordare. Perché nonostante il breve tempo intercorso molti, troppi, hanno rimosso, hanno mostrato indifferenza o semplicemente ignorano cosa, quando e come sia accaduto.
Vogliamo ricordare che un ragazzo di poco più di 16 anni, solo da alcuni mesi in età lavorativa, era all’opera con una fiamma ossidrica davanti ad un tubo pressurizzato, operazione che dovrebbe essere eseguita da tecnici professionisti e non da ragazzi alle prime armi.
Vogliamo ricordare che quel ragazzo, quel lavoratore (probabilmente) a nero, Giuseppe Di Vincenzo, mentre eseguiva quest’opera, ha preso fuoco e che nessuno collega è intervenuto in suo aiuto, forse perché intimidito dalle condizioni generali di lavoro, forse perché a nero, sicuramente perché incapace di far fronte a un incidente con procedure e mezzi di sicurezza adeguati, evidentemente assenti.
Giuseppe è stato accompagnato in ospedale, distante 50 m. dal luogo dell’incidente, e lì è stato abbandonato, facendogli percorrere da solo, a piedi, persino la rampa di accesso al Pronto Soccorso.
Giuseppe è morto qualche giorno dopo a Napoli, al Cardarelli, nel reparto grandi ustionati, perché aveva il 95% del corpo bruciato.
Fin qui la tragedia, annunciata, dell’incidente sul lavoro che ricorderemo sempre come ricorderemo tutte le vittime del lavoro pugliesi e non che, ancora questi giorni, muoiono soprattutto nei settori dell’edilizia, dell’agricoltura, dei trasporti. Perché di lavoro non si deve morire, tanto più oggi nel 2007, quando la civiltà dovrebbe aver compiuto quei progressi necessari nella cultura e nella tecnica della sicurezza del lavoro tali da rendere residuali gli incidenti ai danni della salute dei lavoratori.
Oggi qui vogliamo anche ricordare che il cantiere nel quale è crepato Giuseppe, in cui si lavorava all’ampliamento della sala ricevimento “Corte Bracco dei Germani”, era stato aggiudicato alla Termoidraulica Perrone che, poi, ha girato in subappalto i lavori alla Termo In di Andria.
Vogliamo ricordare che quell’ampliamento aveva fatto molto discutere e che molti si erano opposti, giudicando le procedure quanto meno inopportune e forzate.
E vogliamo anche ricordare che quella concessione all’esecuzione dei lavori era stata firmata dall’assessore all’urbanistica che a Corato fa di cognome Perrone, guarda caso lo stesso cognome che porta la ditta aggiudicatrice dei lavori a Corte Bracco.
Qualcuno chiamerebbe tutto questo conflitto d’interessi, la legge stessa lo afferma.
La legge in questo caso non è tutto però. Ciò che è accaduto è così grave ed così ignobile che solo per ragioni di opportunità politica e di moralità l’assessore all’Urbanistica avrebbe dovuto dimettersi.
Oggi 1° maggio, chiediamo alla magistratura tutta la chiarezza possibile, chiediamo, speriamo, che faccia luce su tutte le responsabilità individuali e societarie di appaltanti, aggiudicatari ed esecutori dei lavori. La giustizia deve operare severamente e con trasparenza fino in fondo, senza alcun condizionamento.
E nel contempo chiediamo alla politica di avere un rigurgito di moralità, di ricordarsi che il suo non è solo il regno della ragion di stato, ma anche quello della ragione pubblica, del dovere di onestà verso i cittadini che giudicano inammissibile la commistione di affari privati e interessi pubblici.
Che si allontanino tutti quelli che non chiariscono questo rapporto, Sindaci, Assessori o Consiglieri o Dirigenti che siano. Lo si deve alle nostre coscienze profondamente indignate ed offese.»
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Tre mezzi in fiamme nella notte in via Bovio, incendiati anche due cassonetti