Il (presunto) conflitto d’interessi del Re dei topini

Francesco Stolfa

C’era una volta il regno dei topini che occupava una magnifica valle lussureggiante, baciata dal sole, e ricca di ogni ben di Dio.

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C’era una volta il regno dei topini che occupava una magnifica valle lussureggiante, baciata dal sole, e ricca di ogni ben di Dio.

I topini erano tanti e ben organizzati e nessun animale, piccolo o grande che fosse, leone o scarafaggio, poteva pensare di entrare nella valle senza il loro permesso.

I topi non volevano, però, che la loro bella valle fosse danneggiata dalle troppe presenze estranee e avevano fissato regole precise: avevano stabilito un numero limitato di accessi (le richieste erano tantissime).

Questo flusso di turisti portò un certo benessere nella valle e molti topini aprirono alberghi, locande, ristoranti e negozi di souvenir.

Così fece anche il figlio del re che aprì un grazioso albergo; ma gli oppositori del re accusarono questi di conflitto di interessi proprio perché era lui che decideva i visti d’ingresso.

Chiesero anche che fosse nominata una commissione d’inchiesta per accertare quanti dei visitatori ammessi nella valle avessero alloggiato nell’albergo del re.

Si riunì il gran consiglio ma il re ordinò ai suoi di votare contro l’istituzione della commissione d’inchiesta con questa motivazione: “Come vi permettete di dubitare di me? Non ho niente da nascondere! E poi, come posso sapere io in anticipo che i visitatori cui concedo il visto d’ingresso sceglieranno l’albergo di mio figlio?”.

Finita la riunione il re tornò alla reggia dove scoprì con disappunto che gli avevano rubato l’argenteria.

Poco dopo il maggiordomo fu sorpreso dalle guardie mentre si stava allontanando con un pesante sacco sulle spalle.

Il re gli ordinò subito di svuotarlo ma il maggiordomo si rifiutò dicendo anch’egli: “Maestà come vi permettete di dubitare di me? io non ho niente da nascondere e quindi, non aprirò il sacco. Del resto ammesso che qui vi sia la vostra argenteria, come avrei potuto io immaginare che fosse di vostra maestà?”

Il re gli si avvicinò e battendogli una mano sulla spalla gli disse: amico, dai, trovane una migliore.

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