«Pubblicità shock contro l’alcol»
Una nota di Pino Picca, Consigliere Comunale e delegato alle politiche giovanili.
Una nota di Pino Picca, Consigliere Comunale e delegato alle politiche giovanili.
Bisogna avere il coraggio di dire no all’alcool senza però lanciare la pietra nascondendo il braccio. E’ questo che propongo di fare e sono onorato che tale diniego parta proprio da un umile Consigliere Comunale della periferia d’Italia per arrivare al Ministero competente e all’Unione Europea.
Avendo ricevuto la Delega alle Politiche Giovanili, intendo dare il mio contributo sui fatti che quotidianamente si apprendono dai media circa il fenomeno delle morti premature dei giovani per uso e abuso di alcolici, specie di sabato sera. Stragi annunciate si sente spesso ripetere, quando dei ragazzi restano coinvolti in incidenti a volte fatali.
Bisogna mettersi tutti intorno ad un tavolo per discutere del fenomeno e soprattutto per iniziare una vera e propria battaglia, una “rivoluzione copernicana” contro la tendenza nefasta che ha portato al massacro di una intera generazione. Tale tendenza prende il nome di “sballo”, necessario e a tutti i costi per abbassare, secondo i più, le barriere inibitorie.
I dati sembrano quelli di un bollettino di guerra e se in guerra il nemico, almeno nel corpo a corpo, lo si distingue, in questa assurda battaglia il nemico è subdolo. Si nasconde in un cocktail diventando smart drug “droghe furbe” e anche a basso costo o peggio ancora, oggi si chiama soft drink bibita alla frutta a basso contenuto alcolico che cela delle insidie specie per i più giovani, che ignari perché ingannati dalla bassa gradazione (5% quanto una birra) o perché a caccia di una ebbrezza di leggera entità sono soliti consumare con disinvoltura e soprattutto con disinvoltura delle istituzioni. (Anche un bambino di 8 anni può acquistare in un supermercato una bottiglia di vino o di un qualsiasi superalcolico).
Da qui la mia denuncia e intuizione che diventa proposta: visto che le principali agenzie educative hanno fallito, la famiglia, perché in alcuni casi è proprio lì che si consuma alcool o la scuola che oltre a predicare bene non riesce a comunicare davvero e a propinare degli insegnamenti, razzolando male per incoerenza nei comportamenti -ragazzi il fumo fa male, ma io professore fumo lo stesso, fuori dalla classe- e che il comportamento comune emulato da chi è arrivato è diametralmente opposto, pubblicità televisiva docet (alcune bibite mettono addirittura le ali o No ..….. no party), come posso far arrivare il messaggio ai più giovani?
Semplicemente con un linguaggio pubblicitario forte e diretto e ancora meglio delle frasi con le immagini. Bisognerebbe proporre delle immagini dure, violente e addirittura scioccanti, quindi di facile percezione per i più giovani (es. uno schianto, un’autoambulanza e forse qualcosa di ancora più forte es. foto Oliviero Toscani), stampate e bene in vista sulle etichette di tutte le bibite che contengono alcool. Tali immagini potrebbero essere accompagnate da frasi tipo “ecco che Ti succede se abusi di Me” – “ una sola bibita bevuta a stomaco vuoto può causare questo”.
Ciò sortirebbe sicuramente un effetto devastante nella psiche di molti, facendo da deterrente e dissuadendo dall’uso: oggi i giovani si soffermano solo su una comunicazione fatta di messaggi diretti che escono fuori dagli schemi stereotipati e anacronistici.
A ciò va aggiunta un’azione di controllo attraverso la segnalazione alle famiglie o alla scuola dei comportamenti anche legati al solo consumo di soft drink. Monitorare tali comportamenti potrebbe consistere nell’obbligo all’uso di card magnetiche per ogni consumazione; e anche se si griderà alla violazione della privacy, fungerà da controllore virtuale e significherà tante vite salvate. Per fare questo però bisognerà avere coraggio e soprattutto non farsi intimorire dalle lobby dell’alcool che all’inizio sicuramente non gradirebbero immagini o slogan che screditano il proprio business.
Al contrario le case produttrici potrebbero mutarla in un’opportunità di marketing traendone addirittura vantaggi in termini di trasparenza e correttezza verso un consumatore consapevole. Noi però abbiamo il dovere di denunciare questo stato di cose e provare ad arginare queste morti precoci.
Nel mio corso di studi erano presenti nel capitolo dedicato alle droghe, l’alcool e il tabagismo, non capisco perché si è fatto tanto clamore contro le lobby del tabacco e non altrettanto per l’alcool? Forse perché lo Stato ricava molte tasse.
Anche i produttori di sigarette & Co. erano inizialmente contrariati all’etichetta “il fumo uccide”, ma poi hanno dovuto cedere ai cittadini coinvolti in prima persona per la difesa della propria salute. In questa battaglia che spero diventi “guerra” auspico che approcciando dalle tecniche di marketing si arrivi a contenere il fenomeno della diffusione dell’alcool nei giovani, ma per far questo dovranno scendere in campo le istituzioni che non possono e non devono tacere.
Per i fatti che si sono susseguiti la scorsa settimana da nord a sud Italia per le premature vite spezzate in quelle lamiere accartocciate è impossibile continuare a “mettere la testa sotto la sabbia”. Tali grida che si levano al cielo strazianti di dolore potrebbero essere un giorno per nostro figlio.
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