Giornata della Memoria: “Come nani sulle spalle dei giganti”
Come è stato possibile? Questa la domanda che ci si pone dinanzi a raccapriccianti immagini che squarciano il cuore: incredulità, terrorizzante incredulità.
"Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate, tornando a sera, il cibo caldo e visi noti: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane…Meditate che questo è stato: vi comando queste parole, scolpitele nel vostro cuore…”
Sono le celebri parole di Primo Levi, in “Se Questo è un uomo”, a catapultarci nella memoria di ciò che vorremmo oscurare ma che non possiamo, in nome della
verità, ma soprattutto dell’immane fiumana di sangue versato ma per sempre coagulato nella sensibilità di chi ha il coraggio di guardarsi indietro.
Oggi è il giorno della memoria e anche quest’anno la follia dell’olocausto sarà rievocata in tutta la sua cruenta verità: film, documentari, interviste, speciali, dossier…Nulla di tutto questo potrà mai risarcire l’umanità del dolore arrecatole dalla sua stessa insensatezza.
Come è stato possibile? Questa la domanda che ci si pone dinanzi a raccapriccianti immagini che squarciano il cuore: incredulità, terrorizzante incredulità.
Tutto questo c’è stato e la storia, preziosa magistra vitae, insegna che ciò che accade può ripetersi. La perversione, l’intolleranza, la stigmatizzazione del diverso sono mali di una sconvolgente attualità e, se da un lato ci ergiamo a saccenti profeti di un mondo migliore, dall’altro non ci rendiamo conto che le ombre del passato ci perseguitano, proprio come quelle che l’illusoria luce del giorno sadicamente evidenzia, e di cui noi, montalianamente, non ci curiamo.
Dobbiamo voltarci per guardare in faccia la realtà, scoprire ciò che siamo stati per conoscerci davvero: questo è il valore della memoria, della storia. La civiltà si sviluppa sulle propria fondamenta, e allora lo stesso dolore può renderci più grandi, come se fossimo sulle spalle rassicuranti di giganti che ci consentono di guardare molto più il là di quanto saremmo in grado.
Le innocenti vittime del delirio nazifascista sono gli eroi che ci permettono di guardare oltre, e noi dovremmo voltarci per non disperdere il loro insegnamento.
Dovremmo…Ma spesso la smania di correre alteri verso gli illusori traguardi di Icaro ci fa dimenticare le nostre ombre. Ed in quei momenti la memoria diviene solo protagonista di una ricorrenza.
Lo scontro di civiltà che oggigiorno imperversa è frutto dell’incuria del nostro passato; il prevalere delle faziose logiche di mercato, la perseverante superbia delle potenze in gioco impedisce di intavolare un proficuo dialogo; ed ecco che lo sbocco inevitabile di una tale politica risulta la diffidenza: è questa che porta a considerare il diverso come nemico, che sfocia nel fanatismo, come in un circolo vizioso.
Cosa centra tutto questo con l’olocausto? L’incapacità di trarre alimento dal passato, specialmente da quel passato che ci fa raggelare il sangue, induce l’uomo a ripercorrere le stesse strade, i medesimi errori. Ieri l’ebreo, l’oppositore politico, il minorato erano “la feccia dell’umanità”, oggi, nonostante i progressi culturali e la lotta contro i pregiudizi, permangono le tracce dell’odio nei confronti del diverso, retaggi di una visione dualistica, o peggio, particolaristica della società.
Uomo contro uomo…Come nei lager. È catastrofismo o certezza di riscontrare nel passato la risposta ai problemi del presente (e del futuro)? Se non vogliamo essere dei nani sulle spalle dei giganti, è giunto il momento di crescere…E ricordare.
Clicca qui per leggere l’intervista, proposta lo scorso anno nella "Giornata della Memoria","a Piero Terracina, deportato ad Auschwitz-Birchenau nel maggio 1944 ed unico sopravvisuto della sua famiglia.
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