Custodivano un arsenale a Corato: emesse cinque ordinanze di custodia cautelare
Le indagini della Dda di Bari e dei carabinieri furono avviate dopo l’arresto di sei pregiudicati calabresi che il 13 marzo scorso, nelle campagne di Corato, in contrada “Colonnella”, furono trovati in possesso di numerose armi.
Cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dalla Procura della Repubblica di Chieti ed eseguite dai Reparti Operativi dei Carabinieri dei Comandi provinciali di Bari e Chieti nei confronti di altrettante soggetti accusati di rapina a mano armata, ricettazione, furto aggravato, detenzione e porto illegale di armi da guerra (kalashnikov) durante l’assalto di un furgone portavalori avvenuto il 19 novembre del 2005 sull’autostrada nei pressi di Ortona (CH).
La rapina fruttò circa 500.000 euro e si concluse con il ferimento di due guardie giurate.
I malviventi, che utilizzavano una particolarissima tecnica da guerriglia e riuscivano a saccheggiare un furgone portavalori in meno di 8 minuti, erano legati a una cosca della provincia di Cosenza e pugliese, collegata al clan mafioso Piarulli-Ferraro, operante a Foggia e in zone limitrofe.
L. D.M , 46enne di Canosa di Puglia (Ba), L. A. , 36enne di Canosa di Puglia (Ba), L. F. , 25enne di Cerignola (Fg), S. V. , 29enne di Cerignola, R. R. , 30enne di Manfredonia si trovavavano già in carcere perchè coinvolti in due operazioni del Comando Provinciale di Bari, condotte a marzo e a fine novembre dello stesso anno, sempre nell’ambito di indagini sulle rapine ai furgoni blindati.
Le indagini della Dda di Bari e dei carabinieri furono avviate dopo l’arresto di sei pregiudicati calabresi che il 13 marzo scorso, nelle campagne di Corato, in contrada "Colonnella", furono trovati in possesso di numerose armi, tra cui nove kalashnikov, una carabina e due pistole, 3.000 munizioni, giubbotti antiproiettile, abbigliamento mimetico, ricetrasmittenti e due automobili rubate di grossa cilindrata dotate di lampeggianti e con gli abitacoli rinforzati con lastre di ferro.
La tecnica da guerriglia utilizzata dalla banda consisteva nella chiusura al traffico di un’area dell’arteria stradale interessata al transito dei mezzi portavalori, nel successivo accerchiamento del mezzo contro il quale i rapinatori sparavano anche centinaia diproiettili con fucili mitragliatori d’assalto, e con l’apertura delle lamiere del blindato con motoseghe a scoppio. Una volta prelevato il bottino dal furgone il commando fuggiva a bordo di autovetture rubate.
Durante l’attività investigativa, durata per più di un anno e concretizzatasi in una serie complessa ed articolata di servizi di polizia giudiziaria, per gli stessi reati sono stati indagati a piede libero altri 10 pluripregiudicati pugliesi.
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