Le Madonne affrescate del centro antico

Ettore Torelli e Maria Teresa Malcangi

Alcuni mesi fa, precisamente durante la seconda metà di maggio, è stata resa nota la scoperta di un affresco raffigurante la Vergine Maria Immacolata.

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Alcuni mesi fa, precisamente durante la seconda metà di maggio, è stata resa nota la scoperta di un affresco raffigurante la Vergine Maria Immacolata, compiuta casualmente in una fatiscente abitazione del nostro centro storico (Via Piagione).

Dopo le prime ricognizioni sul luogo da parte delle autorità competenti, il dipinto è stato strappato (staccato dalla superficie muraria su cui era affrescato) da una impresa privata specializzata in restauri, con lo scopo di procedere in un opera di conservazione.

In base alle caratteristiche che l’affresco presentava e per quanto era visibile è stato supposto che risalga al XV secolo, ma, considerata la difficoltà nella lettura dell’opera, per le cattive condizioni in cui versava, l’epoca di costruzione degli stabili di quella zona, compresa tra il Cinquecento e il Seicento (date incise sugli edifici), e il confronto con dipinti simili presenti in città, è probabile che tale affresco sia stato realizzato tra il XVI e il XVII secolo.

Soggetto della rappresentazione è la Vergine Immacolata raffigurata con lo sguardo rivolto verso sinistra e le mani giunte; ha il capo, probabilmente, ricoperto da un velo ed indossa un abito rosso stretto in vita da una cinta ed un manto azzurro, decorato con stelle dorate, che poggia sulle spalle. In base alle nostre conoscenze, le dimensioni del dipinto dovrebbero aggirarsi attorno a 120 x 100 cm; tale dato, insieme alla sua collocazione, la parete di un abitazione civile, induce a ritenere l’opera frutto di una devozione privata e ad inserirla, quindi, nel gruppo delle raffigurazioni ad affresco realizzate in edifici privati della nostra città, nel corso dei secoli, come espressione di una particolare devozione.

Durante gli anni ’90, alcuni di questi dipinti sono stati staccati dalle superfici murarie sulle quali erano originariamente collocati e, dopo essere stati restaurati, sono stati esposti nel piccolo museo della Chiesa di Santa Maria Greca. Tale iniziativa è stata intrapresa dal parroco dell’epoca don Gino Tarantini, che col consenso dei proprietari degli edifici in cui si trovavano i vari affreschi, ha proceduto a raccogliere queste testimonianze di devozione ed arte popolare, da cui emerge il forte legame della comunità locale nei confronti della Vergine Maria, venerata sotto vari titoli.

L’attuale parroco, don Sergio Pellegrini, ha proseguito a custodire e valorizzare questo piccolo e significativo patrimonio di fede e cultura, permettendo a quanti volessero di visitarlo ed apprezzarlo.

Dall’androne di un palazzo, sito all’inizio di Via San Vito, proviene un affresco di forma rettangolare con fondo scuro ed ovale centrale in cui è raffigurata la Vergine secondo l’iconografia tradizionale dell’Immacolata. Maria, infatti, presenta sotto i suoi piedi la luna, il serpente (simbolo del demonio) ed il globo terrestre, sormontato da tre sorridenti cherubini, e una corona di stelle che le cinge il capo.

La Vergine, dal volto giovane e con lunghi capelli che le cadono sulle spalle, indossa una tunica bianca ed uno svolazzante manto celeste (dorato al suo interno) che poggia sulla spalla sinistra ed è tenuto stretto al petto dalle sue mani che si sovrappongono delicatamente. In base alle caratteristiche stilistiche del dipinto e considerato il periodo di costruzione dell’edificio da cui proviene (XVIII sec.), si può supporre che sia stato realizzato da maestranze locali durante il Settecento.

Allo stesso periodo dovrebbe risalire un affresco raffigurante “Maria Santissima Addolorata” che in origine era presente sulla volta dell’androne di un palazzo del corso cittadino. La figura di Maria, che occupa quasi interamente la superficie del dipinto, è caratterizzata da abiti neri, segni inconfondibili di lutto, decorati da stelle dorate a quattro punte e dall’attributo iconografico del suo dolore, il pugnale che la trafigge. Tra le tinte scure del vestito emerge il colore chiaro dell’ampio colletto e il colore rosaceo del viso, dai tratti teneri e delicati, e delle mani, poste all’altezza della vita, con le dita intrecciate.

Le ampie dimensioni del vestito, che si gonfia in modo sproporzionato, e la posizione poco realistica del pugnale, infilato sulla spalla destra, indicano chiaramente che il dipinto è opera di maestranze locali, più attente al carattere simbolico della raffigurazione che a quello realistico.

E’ da attribuire, invece, a maestranze locali più esperte, la realizzazione di un affresco raffigurante la “Madonna del Rosario con santi domenicani”, strappato da un edicola votiva presente sulla facciata di un edificio non molto distante dalla Chiesa di Santa Maria Greca. Centro della composizione è la Vergine Maria seduta su vaporose nubi, che sostiene un vivace Gesù Bambino. Entrambi hanno sul capo una corona dorata e mostrano ai fedeli una corona del Santo Rosario che sostengono in mano. In basso, ai lati della Vergine sono inginocchiati due santi che indossano gli abiti dell’Ordine dei Predicatori (domenicani).

Quello di sinistra, dovrebbe essere San Domenico, fondatore dell’ordine, visto che accanto a se s’intravede la sagoma del suo tradizionale attributo iconografico, un cane con una torcia in bocca; egli si presenta con il capo rivolto verso Maria mentre stende la mano sinistra per ricevere da lei la corona del Rosario. Il santo a destra è San Vincenzo Ferrer ritratto come angelo dell’Apocalisse, inviato ad evangelizzare il mondo.

Per tale motivo, presenta due ali dietro le spalle, lo sguardo rivolto verso i fedeli, la mano destra alzata ad indicare il cielo e la sinistra che sostiene il libro delle Sacre Scritture. Pur essendo sbiadito nei colori e incompleto in alcune parti, il dipinto mostra, nella realizzazione dei volti e dei panneggi della Vergine e del Bambino Gesù, tratti morbidi ed espressivi.

L’ultimo affresco conservato nel museo di Santa Maria Greca raffigura la titolare della chiesa, nonché protettrice di Corato. Era collocato nel timpano che sormonta l’originario portale dell’edificio di culto, ora murato alle spalle dell’altare e visibile da Larghetto S. Maria Greca. Il dipinto presenta fedelmente l’iconografia del quadro considerato acheropíta (non fatto da mano d’uomo) di Santa Maria Greca, apparsa in città nel 1656.

La Vergine seduta su dense nubi indossa una veste rossa e un manto azzurro annodato su di un lato, con la mano sinistra sostiene il Bambino Gesù benedicente e con in mano il globo, mentre con la destra strige un bastone pastorale di tradizione ortodossa.

Entrambe le figure presentano la carnagione scura e hanno sul capo una corona dorata. Ai piedi della Vergine è raffigurato il campanello che si udì suonare nel momento dell’apparizione e accanto vi sono due cherubini, mentre altri s’intravedono in alto vicino al pastorale. La realizzazione dell’intera composizione, in modo molto essenziale e con scarso equilibrio nelle proporzioni delle figure, permette d’intuire facilmente il carattere popolare dell’opera, simile a quello degli altri dipinti “domestici”.

Intuiamo, pertanto, che questa serie di affreschi, insieme ad altri ancora presenti in palazzi privati, testimoniano la scelta di singoli cittadini o gruppi familiari e non di realizzare con le proprie modeste risorse dipinti che esprimessero la propria devozione verso la Vergine Maria, a cui affidavano la protezione delle loro case e delle loro vite. Queste semplici opere, frutto dell’attività di maestranze locali più o meno esperte, divenivano anche manifestazioni delle tradizioni e delle potenzialità culturali del territorio.

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