Le decorazioni lapidee del Centro Storico

Ettore Torelli e Maria Teresa Malcangi

Le decorazioni sui balconcini o agli angoli delle antiche residenze signorili, i portali decorati, le iscrizioni, gli stemmi nobiliari e non, costituiscono l’insieme delle testimonianze decorative presenti all’interno del nostro centro storico.

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Le decorazioni sui balconcini o agli angoli delle antiche residenze signorili, i portali decorati, le iscrizioni, gli stemmi nobiliari e non, costituiscono l’insieme delle testimonianze decorative presenti all’interno del nostro centro storico.

Anticamente queste decorazioni non dovevano esclusivamente abbellire i palazzi e creare così un netto stacco, fra le dimore signorili e quelle del popolo meno abbiente, ma erano anche utilizzate per veicolare un messaggio che comunicasse allo spettatore di un tempo chi risiedeva all’interno della dimora, indicando il rango sociale o il credo religioso e la sensibilità culturale di costui.

Il centro storico è il luogo dove sono maggiormente concentrate queste testimonianze che, risalendo ad un periodo tra il medioevo e l’età moderna, non troviamo più nella parte più recente della città. L’odierna Piazza Di Vagno presenta al suo interno molteplici testimonianze del patrimonio decorativo: primo su tutti un portale d’epoca rinascimentale, decorato negli stipiti e nell’archivolto dal motivo decorativo della rosetta, presenta nei pennacchi motivi vegetali e coppie di delfini affrontati; secondo il saggio della Dott.ssa C. Gelao in “Corato.

Testimonianze archeologiche e d’arte nel territorio”, questo tipo di decorazione rimanda ad un gusto tipicamente lombardo. Il portale però, non è l’unico esempio in cui è presente la decorazione, tipicamente rinascimentale, della rosetta: la ritroviamo anche negli stipiti e nell’archivolto di un portoncino all’imbocco di Via Notar Domenico, in cui sono anche raffigurati di profilo due volti umani, e sulle corni di varie porte e finestre di numerosi palazzi.

Ritornando a Piazza Di Vagno ritroviamo al primo piano della stabile ove è presente il portale, una decorazione a bassorilievo del monogramma cristiano JHS, elaborato da San Bernardino da Siena e proposto ai fedeli durante le sue predicazioni (e in seguito dall’ordine francescano a cui egli apparteneva), che riscontriamo sovente all’interno del centro storico (non solo coratino) sugli stipiti di porte e finestre.

L’esempio più significativo di monogramma eucaristico presente in città è murato sulla facciata di un edificio in Vico Lomanno (la I^ traversa di Via L. Piccarreta, partendo da P.zza Di Vagno); esso risponde fedelmente all’iconografia elaborata da S. Bernardino ed appare sormontato da una croce di Malta.

Un ultimo tipo di decorazione che ritroviamo nell’antica Piazza Mercato è costituito da due balconcini decorati: l’uno presenta un parapetto in pietra con pilastrini scolpiti e decorazioni vegetali e faunistiche e blasone familiare al centro, l’altro ha un tipo di decorazione antropomorfa in cui è presente una figura umana che fuoriesce da una coppa. In realtà per quest’ultimo caso non possiamo avanzare alcuna teoria che giustifichi questa particolare decorazione, ma possiamo soltanto limitarci a dire che la presenza di questi elementi decorativi è riconducibile allo status dei committenti dell’edificio e alla creatività degli artisti locali.

Percorrendo Via Roma, il principale asse viario del primo nucleo urbano, ci imbattiamo nel celebre Palazzo De Mattis che, oltre a presentare una testa di cherubino ed un motivo vegetale ai due angoli dell’edificio, riporta all’angolo del piano signorile (vale a dire il primo piano) rivestito dal bugnato a punta di diamante (conosciuto anche come pete pezzute), lo stemma nobiliare della famiglia Patroni-Griffi; questo riporta su di un unico scudo i due stemmi distintivi delle casate, che si sono fusi in un’unica stirpe nobiliare, in seguito a legami matrimoniali: a sinistra è raffigurata una mano che regge un’ancora (stemma della famiglia Patroni), a destra un grifone (stemma della famiglia Griffi).

Ancora oggi è possibile ammirare il solo stemma della famiglia Griffi, recante un grifone, sul portale d’ingresso di Palazzo Gentile, sito in Via Gentile.

Proseguendo per Via Roma incontriamo un altro palazzo cinquecentesco: Palazzo Catalano, caratterizzato da numerose decorazioni lapidee, tra cui spiccano vari mascheroni e figure umane di piccole dimensioni, collocati all’angolo dell’edificio.

I mascheroni di Palazzo Catalano, così come tanti altri scolpiti su vari edifici, sono rappresentazioni di volti umani con espressioni caricaturali che, in origine, oltre al principale carattere decorativo, probabilmente avevano una duplice funzione, l’una pratica e l’altra apotropaica; nel primo caso erano usati come sfogo per l’acqua piovana raccolta dalle grondaie (da qui la particolarità della “bocca aperta” dei mascheroni), nel secondo servivano ad allontanare il male.

Lungo la cornice marcapiano (che divide il piano inferiore da quello superiore) si sviluppa una movimentata scena di caccia e di vita rupestre, realizzata a bassorilievi con gli stessi caratteri sommari ma vivaci dei rilievi angolari. Anche la cornice della finestra è riccamente decorata con motivi vegetali e con due angioletti che sotengono un rovinato monogramma eucaristico.

Sulla cornice che corona il secondo piano è incisa un incompleta iscrizione con bei caratteri capitali che riporta il nome del fondatore dell’edificio, Antonio Catalano “in arte faber”, e la data di erezione, 1598. Numerose sono le iscrizioni, realizzate sugli architravi di porte e finestre di vari palazzi, che riportano, spesso in modo essenziale, il committente e l’anno di costruzione dell’edificio.

Un ultimo esempio di decorazione in pietra è data da un medaglione che, conservato oggi all’interno di Palazzo di Città (accanto all’ingresso della Sala Consiliare), originariamente faceva parte del portale d’ingresso di Palazzo Ducale o Nuovo (crollato nel 1922 e situato anch’esso in Piazza Di Vagno). In esso è raffigurato un busto virile sbarbato, con il capo cinto da una corona d’alloro; in realtà, le fonti attestano l’esistenza di ben quattro medaglioni raffiguranti “… i quattro fratelli De Franza i quali vissero sempre uniti e concordi in quella casa…”, ma degli altri tre non si hanno più notizie.

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