…e l’Ar.Co. si muove

© Ar.Co.
Per la prima volta fuori da Corato, AR.CO. si è mossa.
Un viaggio organizzato durante l’ultimo stralcio di ottobre, fortunatamente tiepido e solare, nello scenario di Venezia, al solito brulicante di turisti e al tempo stesso evocativa e affascinate nei suoi calli, canali e campielli.
Con lo scopo di confrontarsi con un contesto culturale più ampio e, addirittura internazionale, AR.CO. non è potuta mancare alla 10a Biennale di Architettura.
La mostra veneziana che ogni due anni occupa i Giardini e l’Arsenale nell’estremità orientale del centro di Venezia rappresenta uno degli eventi più importanti per l’architettura europea e globale e di essa cerca di coglierne lo stato dell’arte e i suoi sviluppi futuri concentrando l’attenzione intorno ad un tema differente. Un evento che richiama l’attenzione di gran parte degli architetti europei e che accanto all’aspetto culturale affianca inevitabilmente il suo fascino mondano.
La Biennale 2006 dedicata a Città. Architettura e società affronta un tema trasversale e globale, comune a qualsiasi continente.
Nel 2050 otto miliardi di persone vivranno e si concentreranno nelle grandi città di tutto il mondo: in che modo l’architettura potrà guidare, dare forma e ordine a questa incontrollabile crescita urbana e sociale derivante da un continuo urbanesimo moderno?
In poco più di quarant’anni, sarà possibile trasformare queste enormi masse urbane in modelli di sostenibilità ecologica-sociologica-architettonica? Una sfida che l’architettura contemporanea deve intraprendere per evitare che in pochi decenni queste città si trasformino in caotiche bombe ad orologeria destinate a implodere su se stesse.
Il viaggio, guidato dal presidente arch. Franco Avella, si è rivelato un’ottima occasione di incontro, scambio di opinioni e pareri con amici architetti provenienti da altre nazioni europee, Spagna, Croazia, Austria e Irlanda: ventidue partecipanti ognuno con la propria esperienza e la propria voce.
Beneaugurate la sezione della mostra che presenta i progetti di 20 giovani architetti italiani, tra i 30 e i 40 anni, invitati da Franco Purini, architetto contemporaneo italiano, a progettare ciascuno una parte della nuova città di fondazione immaginaria VEMA.
I progetti, tutto di alto livello, gettano una luce più che positiva sul panorama della giovane architettura contemporanea italiana: lontano da luci e riflettori, dopo i grandi maestri del ventesimo secolo, i giovani architetti italiani pur operando in secondo piano rispetto ai nomi famosi dell’architettura patinata riescono ancora a confrontarsi con le problematiche di una società (uomo e tutto ciò che lo riguarda) in continuo mutamento e sempre più esigente.
E che questo sia un buon segno per noi, ARchitetti di COrato, e per l’architettura della nostra città…almeno fino al prossimo viaggio.
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